Alighiero Boetti a Cold Spring: dal minimalismo torinese alle mappe ricamate

Anteprima della grande mostra Tutto Boetti 1966-1993 al Magazzino Italian Art: lavori storici, sperimentazioni concettuali e il celebre ciclo delle mappe ricamate

La collezione e il centro di ricerca Magazzino Italian Art di Cold Spring propone un progetto espositivo ambizioso dedicato a Alighiero Boetti. Intitolata Tutto Boetti 1966-1993, la rassegna esplora decenni di sperimentazione artistica e resterà aperta per due anni a partire dal 26 aprile.

L’allestimento mette in dialogo pezzi presenti nella collezione permanente con lavori concessi dagli eredi e da una collezione privata di rilevanza, offrendo una lettura ampia e articolata della ricerca dell’artista torinese.

Il nucleo narrativo della mostra parte da opere minimaliste e concettuali per arrivare alle strutture complesse delle mappe ricamate.

Fin dalle prime sale emergono temi costanti come l’uso di sistemi e regole per generare varianti, la ridefinizione dell’identità dell’autore e l’attenzione agli oggetti quotidiani trasformati in manufatti estetici. Su questa scia, il percorso espositivo propone visite guidate, attività didattiche e un convegno il 25 aprile, a conferma dell’intento critico e formativo del progetto.

Dal gesto industriale alla presenza scenografica

Le prime stanze accolgono lavori che interrogano la materialità e la scala: pezzi come Triplo Metro e Asta di Misurazione convertono strumenti di uso tecnico in oggetti di pensiero. Tra le installazioni più impattanti spiccano Pavimento Luminoso e Mazzo di Tubi, entrambi datati 1966, che rimodellano lo spazio espositivo creando un dialogo tra architettura e scultura.

In questi lavori l’artista teatralizza materiali anonimi, elevandoli a monumenti di semplicità e mostrando come un elemento elementare possa diventare dispositivo concettuale.

Opere del 1966 e la stagione torinese

Quegli anni segnano la partecipazione di Boetti alla scena sperimentale torinese e l’attenzione verso pratiche collettive e underground. Il gesto minimo di un tubo in PVC o di una pedana illuminata si carica di valori simbolici e storici, richiamando ambienti come il Piper Club e la rete di scambi tra artisti. L’allestimento seleziona una serie di lavori esposti nella personale alla Galleria Christian Stein, ricostruendo un momento fondativo che svela la costante tensione tra ordine e variazione nel lavoro dell’artista.

La scelta della delega e il viaggio in Afghanistan

Negli anni Settanta Boetti amplia la propria grammatica introducendo il principio della delega: l’esecuzione di molte opere viene affidata ad altri interlocutori, trasformando il processo creativo in una pratica condivisa. Un esempio paradigmatico è Da Mille a Mille (1975), dove fogli a quadretti vengono colorati da assistenti secondo una libertà regolata, generando combinazioni imprevedibili. Questo spostamento accentua la tensione tra regole prefissate e la libertà esecutiva, un nodo centrale nel pensiero dell’artista.

Mappe ricamate: tecnica, geografia e manualità

Il viaggio in Afghanistan del 1971 è un punto di svolta: Boetti avvia collaborazioni con artigiane locali per realizzare mappe ricamate che diventano opere emblematiche. Queste carte tessili mettono in scena confini, bandiere e cambiamenti geopolitici attraverso una lavorazione artigianale di straordinaria qualità. Le mappe funzionano come immagini mutevoli, dove il valore estetico convive con l’intento di documentare l’instabilità del mondo e la natura collettiva della produzione artistica.

Il valore critico del progetto e l’eredità

Curatori e fondatori considerano questa mostra un’occasione per valutare in profondità un periodo chiave dell’arte italiana. Il direttore Nicola Lucchi sottolinea l’impegno a valorizzare la collezione e a promuovere la conoscenza critica dell’opera di Boetti, mentre i fondatori Nancy Olnick e Giorgio Spanu vedono nel nucleo storico un punto di partenza per riconoscere l’importanza dell’artista all’interno dell’Arte Povera. Con un programma che affianca esposizione, formazione e dibattito, la rassegna intende offrire al pubblico una lettura complessiva e nuova di un percorso creativo complesso e ancora fecondo.

Scritto da Giulia Fontana

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