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Civita di Bagnoregio e dintorni: tutti i luoghi da vedere

Civita di Bagnoregio

Cosa vedere a Civita di Bagnoregio, soprannominata; la città che muore, che è situata al confine tra Lazio e Umbria.

Civita di Bagnoregio è il cosiddetto “borgo superstite” situato al confine tra Lazio e Umbria, proprio sulla Valle del Tevere, laddove si estende la grande vallata incisa dai “calanchi”, le cui creste d’argilla dalla forma ondulata, simile alle Dolomiti e la ricca vegetazione circostante, determinano uno dei paesaggi più straordinari e unici d’Italia.
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Armonia e silenzio avvolgono il visitatore sensibile, che volge il suo animo e il suo sguardo a quelle rupi argillose e instabili, modellate dalle acque dei torrenti e dalle piogge, che nel corso dei secoli hanno trascinato a valle il borgo, oltre agli innumerevoli terremoti che l’hanno smembrato e disabitato. Da qui Civita di Bagnoregio ha assunto il triste soprannome di “città che muore”.

Patria del monaco-filosofo francescano San Bonaventura e del saggista-romanziere Bonaventura Tecchi, Civita di Bagnoregio ha, infatti, origini antichissime, nonostante non si conosca il suo antico nome. La zona fu abitata sin dall’VIII secolo a.

C. da insediamenti etruschi, che fecero di Civita una fiorente città, favorita anche da una posizione strategica per il commercio e la vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo. Del periodo etrusco rimangono molte e suggestive testimonianze, tra cui il cosiddetto “Bucaione”: un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato, e che premette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi.

Cenni storici

Con l’avvento dei romani, nel 265 a. C., ripresero imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti che erano state avviate dagli etruschi. La prerogativa di Bagnoregio era la sua posizione privilegiata vicino a grandi collegamenti come la strada che da Bolsena portava al Fiume Tevere; in questo modo la città divenne un importante snodo con le navi mercantili. Con il collasso dell’Impero Romano, la posizione strategica ne determinò anche la crisi: Bagnoregio si trovò ad essere facilmente soggetta alle scorrerie delle orde barbariche, finendo man mano sottomessa ai visigoti, ai bizantini e ai longobardi, sino a quando Carlo Magno la liberò e la consegnò alla Chiesa.

Nel frattempo cominciò ad affermarsi il toponimo di Balneum Regis, letteralmente il “Bagno del Re”, il cui nome si deve alla stazione termale presente nell’area, che secondo la leggenda fu utilizzata dal Re longobardo Desiderio per curare una grave malattia.

Fino al XVII secolo, la città si estendeva allora su un vastissimo altopiano e possedeva ben cinque porte: Civita era il fulcro ed era congiunta all’attuale Bagnoregio, che al tempo non era altro che un quartiere. Nel 1695, un terribile terremoto provocò il franamento delle parti più esposte a valle dell’abitato di Bagnoregio, e dell’unica via d’accesso che univa l’abitato a Rota, causando un’ondata di spopolamento, che né determinò un inesorabile declino.

Da allora Civita è uno dei “tradizionali” borghi fantasma d’Italia, il cui unico collegamento al “resto del mondo”, è costituito da un sottilissimo e lunghissimo viadotto in cemento, ricostruito due volte, dopo l’abbattimento del vecchio ponte in muratura, ad opera dei tedeschi durante la Seconda Guerra mondiale.

Cosa vedere a Civita di Bagnoregio

L’impatto pubblicitario dovuto alla denominazione di “città che muore”, ha regalato a Civita quell’attenzione necessaria a ripristinare un flusso turistico cospicuo e sempre crescente, dando la possibilità di riscoprire il borgo nel suo aspetto originario e favorire il ripopolamento.

Testimonianze preziose dell’antica Etruria, vestigia romane, portali medioevali e fregi rinascimentali segnano l’antico volto di Balneum Regis. Passeggiando per le sue stradine e per i tunnel sotterranei, ci si ritrova circondati dalle tipiche case medioevali con le scalette esterne, dette profferli, ma anche da botteghe artigiane vicine a splendidi palazzi nobiliari.

Il centro strico è dominato dal campanile romanico della chiesa di San Donato sull’omonima piazza, che si staglia, snello e slanciato a indicare il punto di accesso e uscita alla cittadella: La porta di Santa Maria; una grande loggetta a tre arcate, scavata nel tufo e ornata da due leoni di pietra, situata alla fine di un ponte di 300 metri. La porta rappresenta il simbolo della vittoria del popolo di Civita sugli odiati Monaldeschi; un tempo signori di Orvieto. Nel cuore storico è possibile godersi la pace della piazza di San Donato, che sembra apparire come una visione che spunta da uno dei vicoletti del paese.

La particolarità della piazza è l’assenza della pavimentazione centrale, costituita da un misto di terra rossa e brecciolino in puro stile medievale.

Sulla piazza si affacciano l’omonima Chiesa e l’ex cattedrale di Bagnoregio, sorta probabilmente sui resti di un tempio pagano, la cui facciata presenta uno stile rinascimentale, frutto delle trasformazioni subite nei secoli cui si affianca.

L’interno a tre navate, della chiesa custodisce un Crocifisso di legno del ‘400 ritenuto miracoloso, in quanto pare che durante la peste del 1499, questo Crocifisso parlò ad una donna rassicurandola sull’imminente fine della pestilenza. All’interno è possibile ammirare un affresco della scuola del Perugino e reliquiari sacri, tra cui i corpi di Santa Vittoria e di Sant’Ildebrando.

Dal Belvedere della Grotta di San Bonaventura vi è un affaccio che offre un paesaggio semplicemente meraviglioso, dal quale appare l’intero borgo; quasi fosse un’isoletta nella fragile immensità della Valle dei calanchi; increspato e immobile a dare una sensazione surreale di una “quieta tempesta”.

Civita di Bagnoregio e dintorni

Molti sono i luoghi d’interesse storico e artistico da visitare, appena usciti da Bagnoregio. Questo è dovuto al fatto di essere un’area fra le più rinomate in Italia nell’ambito del turismo ambientale.

Da Bagnoregio, infatti, è possibile raggiungere facilmente località straordinarie, divenute ormai mete classiche, al confine tra Lazio e Umbria. Tra i tanti vi sono i borghi di Lubriano e Civitella d’Agliano, anch’essi situati sulla Valle dei Calanchi. Con le condizioni climatiche ideali, è possibile ammirare l’antico borgo che emergere dalla nebbia come sospeso e galleggiante.

Appena fuori da Civita c’è Bolsena con il suo castello turrito e il suo grande lago vulcanico, dal quale si procede per Orvieto con il magnifico Duomo e Viterbo con le numerose ed austere vestigia medievali. Un’emozione intrisa di mistero e fascino è possibile viverla a Bomarzo, visitando l’incredibile Parco dei Mostri, conosciuto anche come Sacro Bosco.

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