L’amore come valore universale, capace di unire culture e religioni diverse. È questo il tema al centro della XXVII edizione della Giornata europea della cultura ebraica che si celebra in diverse città italiane il 6 settembre 2026.
Un’occasione preziosa per scoprire la ricchezza della tradizione ebraica, che da oltre duemila anni è parte integrante della storia e dell’identità italiana ed europea.
L’amore come valore universale
Il tema scelto per quest’anno, “Amore – Ahavah – Love” viene esplorato come sentimento, relazione, memoria e appartenenza. “L’amore è un sentimento presente in diversi testi ebraici”, spiega Davide Belleri, vicepresidente della comunità ebraica di Trieste. “Si declina in senso più ampio, inteso come rispetto, amore per lo straniero, accoglienza”.
La scelta di questo tema offre un’importante occasione per mettere in luce le radici comuni tra ebraismo, cristianesimo e islam, favorendo prospettive di dialogo interreligioso e interculturale. “La nostra comunità è da sempre molto incline al dialogo interreligioso”, aggiunge Belleri. “Trieste ha sviluppato una forte multiculturalità, le varie religioni presenti dialogano tra loro, c’è molta condivisione e apertura”.
Eventi e iniziative in tutta Italia
A Trieste, tra gli appuntamenti in programma, la visita alla sinagoga di Trieste assieme a quella di Budapest, tra le due sinagoghe più grandi d’Europa. A Fiuggi, presso la sala bomboniera del teatro comunale, si terrà un incontro promosso dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane dell’AEPJ e del Consiglio d’Europa.
L’incontro non è una conferenza religiosa, ma un’operazione di verità storica. “Perché questa Giornata è importante oggi più che mai? Perché apre porte che di solito sono chiuse”, spiega Pino Pelloni, Segretario Generale della Fondazione. “Sinagoghe, musei ebraici, cimiteri, quartieri. Fa vedere cosa c’è dentro. In un momento in cui l’antisemitismo torna a crescere in Europa, conoscere è l’unico vaccino”.
Cultura ebraica vs religione ebraica
Un equivoco centrale che l’articolo vorrebbe sciogliere è la differenza tra cultura ebraica e religione ebraica. “La religione ebraica è l’ebraismo: Torah, halakhah, Shabbat, kashrut, Kippur e preghiera”, spiegano gli studiosi. “La cultura ebraica è molto più ampia e la contiene, ma la supera”.
La cultura ebraica include la lingua yiddish e giudeo-spagnolo, la letteratura di Primo Levi e Philip Roth, la musica klezmer, la cucina romana dei carciofi alla giudia, l’umorismo, il pensiero laico, l’ateismo ebraico, l’identità di chi si sente ebreo senza mai entrare in una sinagoga.
“Si può essere ebrei culturalmente senza essere religiosi”, sottolineano gli esperti. “E si può essere religiosi senza conoscere tutta la ricchezza culturale”.
Il grande inganno: la guerra a Gaza non la vogliono “gli ebrei”
Un punto delicato e necessario per l’incontro promosso da Pino Pelloni è la distinzione tra il popolo ebraico e le decisioni del governo di Israele. “Bisogna dirlo con chiarezza: la guerra contro la Palestina non la vogliono gli ebrei”, spiega Pelloni. “La vogliono i potenti. Confondere gli ebrei con il governo di Israele, confondere la cultura ebraica con le decisioni di un esecutivo e di un apparato militare, è una trappola mortale”.
Il mondo ebraico è plurale, dialettico, spesso lacerato al suo interno. In Israele e nella diaspora ci sono migliaia di intellettuali, rabbini, giovani e associazioni ebraiche che manifestano ogni giorno contro la guerra, contro l’occupazione, per il cessate il fuoco e per due popoli in due Stati. “Attribuire a ‘gli ebrei’ una responsabilità collettiva per una guerra decisa da governi, lobbies delle armi, interessi geopolitici ed energetici, significa fare esattamente ciò che ha fatto per secoli l’antisemitismo”, conclude Pelloni.
