L’agricoltura intelligente di Cao Fei alla Fondazione Prada a Milano

Cao Fei trasforma campi e macchine in un 'sito archeologico' per riflettere su tecnologia, lavoro e spiritualità nell'era dell'agricoltura intelligente

La nuova mostra Dash di Cao Fei alla Fondazione Prada propone un’indagine sulle trasformazioni dell’agricoltura contemporanea, portando in città elementi che appartengono di solito al paesaggio rurale. L’installazione mette in scena un intreccio tra ambienti reali e virtuali: un granaio, un tempio e una piccola piantagione dialogano con schermi, pannelli solari e droni, per raccontare come la tecnologia rimodelli il rapporto tra terra e comunità.

Questo progetto nasce da un lavoro di campo pluriennale che ha attraversato Cina e Sud-Est Asiatico. Attraverso video, materiali d’archivio, realtà virtuale e oggetti scenografici, Dash costruisce un’idea di area archeologica del presente, dove ciò che si sta perdendo viene documentato prima dell’oblio, e dove le macchine diventano protagoniste di pratiche sociali e spirituali inaspettate.

La scenografia del presente: spazio, oggetti e tecnologie

La mostra organizza gli elementi espositivi come se fossero gli strati di un paesaggio storico: il granaio contiene il film omonimo proiettato su grande schermo, accanto si trova un tempio ricostruito e una piantagione di banani. Questi apparati convivono con droni, pannelli e schermi che rimandano all’agricoltura intelligente, vale a dire a sistemi automatizzati di irrigazione, raccolto e monitoraggio.

L’effetto è quello di un museo che diventa campo, dove l’osservatore è invitato a leggere la modernità agricola come un insieme di pratiche tecnologiche e rituali.

Un’installazione multimediale

Oltre al film, la mostra presenta archivi storici e sezioni in realtà virtuale che permettono di esplorare il passaggio dalla coltivazione tradizionale a sistemi regolati da algoritmi.

Il percorso espositivo utilizza il linguaggio immersivo per rendere tangibile la tensione tra memoria e innovazione: il video funge da tessuto narrativo, mentre gli oggetti e le installazioni costituiscono tracce materiali di una trasformazione in corso.

Sul campo: riti, operatori e macchine

La ricerca di Cao Fei ha documentato scene che fondono consuetudini antiche e pratiche tecnologiche: contadini che legano un nastro rosso ai droni, agricoltori che portano i velivoli in un tempio per ottenere benedizioni, piloti che accendono incenso prima di iniziare il lavoro. Queste azioni combinano il bisogno umano di controllo e protezione con l’impiego di dispositivi altamente automatizzati, generando una nuova forma di spiritualità laica che convive con l’AI e i sistemi digitali.

Il ruolo del nuovo contadino

Nel panorama ritratto da Dash, il lavoro rurale muta profondamente: la componente fisica lascia spazio a compiti decisionali legati all’uso di dati e algoritmi. Il contadino diventa un operatore di sistemi complessi, chiamato a interpretare output digitali e a prendere decisioni strategiche su semina, fertilizzazione e raccolto. Questa trasformazione mette in luce come il valore del lavoro si stia spostando verso competenze di intermediazione tecnica tra natura e macchine.

Riflessioni etiche e prospettive

La mostra solleva questioni ampie: dalla marginalizzazione del sapere tradizionale alla ridefinizione delle relazioni di potere generate dall’agricoltura intelligente. Cao Fei richiama l’attenzione su come l’integrazione di algoritmi e infrastrutture digitali ricodifichi mercati e comunità, e su come la tecnologia influenzi desideri, pratiche sociali e forme di memoria collettiva. L’artista mette in guardia contro un’idea di progresso che cancelli l’incertezza e la creatività, sottolineando il valore di rituali e tradizioni nel negoziare il rapporto con il nuovo.

Il progetto riprende traiettorie già esplorate da Cao Fei in opere precedenti come Whose Utopia? (2006) e Asia One (2018), e si radica in esperienze personali: nata a Guangzhou nel 1978 e cresciuta tra storie di famiglia contadina, l’artista ha intrecciato memoria personale e analisi sociale. In questo contesto, Dash diventa un’esperienza espositiva che invita a riflettere su come vogliamo che si svolga la relazione tra uomo, terra e macchina.

Scritto da Valentina Marchetti

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