Mostra alla King’s Gallery: gli abiti di Elisabetta II che raccontano un secolo

Un'esposizione che riunisce abiti storici, accessori e documenti per ripercorrere il rapporto tra Elisabetta II e la moda

L’apertura della mostra Queen Elizabeth II: Her Life in Style alla King’s Gallery di Buckingham Palace segna il primo appuntamento pubblico delle celebrazioni per il centenario della nascita della sovrana. Inaugurata il 9 aprile e visitabile dal 10 aprile al 18 ottobre 2026, la rassegna raccoglie una ricca selezione di capi e accessori provenienti dalla Collezione Reale, offrendo uno sguardo sulla moda che ha accompagnato oltre sette decenni di regno.

L’allestimento funziona anche da pausa mediatica: negli stessi giorni l’attenzione pubblica ha mostrato segnali di spostamento rispetto alle tensioni che hanno interessato la monarchia.

La proposta espositiva mette in fila, in ordine cronologico e tematico, vestiti d’apparato, abiti quotidiani e materiali di laboratorio sartoriale: bozzetti, campioni di stoffa e corrispondenze manoscritte.

Tra pezzi iconici e rivelatori del metodo creativo della corte, emergono capi che spaziano dall’infanzia della principessa negli anni Trenta fino agli ultimi decenni di vita pubblica della regina, morta l’8 settembre 2026 all’età di 96 anni. L’insieme propone non solo un’esposizione di moda, ma un’analisi del ruolo simbolico del guardaroba reale.

La selezione dei capi e i pezzi inediti

La mostra riunisce oltre 200 capi e accessori, con stime che arrivano a circa 300 oggetti tra abiti, cappelli, borse, gioielli e calzature. Tra i pezzi esposti per la prima volta nelle sale si segnalano i due abiti color pesca realizzati da Angela Kelly per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Londra 2012: uno indossato dalla sovrana nella sequenza con l’attore Daniel Craig e l’altro impiegato dalla controfigura durante il lancio con il paracadute.

Non mancano abiti storici come il lungo modello verde e bianco di Norman Hartnell, scelto per un banchetto durante la visita in Pakistan nel 1961, e creazioni legate a momenti istituzionali chiave del Novecento.

Gli abiti istituzionali e il significato simbolico

Il percorso dedica ampio spazio agli abiti cerimoniali che la regina studiava attentamente per i viaggi di Stato e gli eventi pubblici. Capolavori di sartoria come gli abiti di Norman Hartnell e di Hardy Amies mostrano come colori, tagli e ornamenti venissero scelti anche per ragioni diplomatiche: un tubino in lamé argentato per una visita in Francia, un abito in raso giallo pensato per tour in India, Pakistan e Nepal sono esempi di come il guardaroba fosse impiegato come strumento di comunicazione. La mostra evidenzia il rapporto tra estetica e messaggio istituzionale, con particolare attenzione alla visibilità della sovrana nella folla.

La dimensione privata: abiti da campagna e tempo libero

Accanto ai look formali, l’esposizione racconta la quotidianità con giacche da equitazione, tailleur in tweed, sciarpe annodate e gonne in tartan utilizzate a Balmoral e Sandringham. Questi capi, nati per l’uso pratico, rivelano una sensibilità per materiali resistenti — come il loden e il Harris Tweed — e una scelta stilistica coerente con la vita all’aperto e la tradizione di famiglia. Anche gli accessori più intimi, come le borse rettangolari che a 85 anni hanno avuto un boom di popolarità, compongono il ritratto di una donna che con discrezione esercitava un soft power fotografico e culturale.

Dietro le quinte: bozzetti, campioni e corrispondenze

Una sezione significativa della rassegna espone documenti inediti che spiegano il percorso che porta dall’idea all’abito finito: bozzetti, campioni di tessuto e lettere manoscritte con indicazioni e preferenze. Questi materiali permettono di ricostruire il dialogo tra la sovrana e i suoi couturier, mostrando come ogni dettaglio fosse vagliato personalmente. Come osserva la curatrice Caroline de Guitaut, la regina sapeva come voleva apparire e partecipava attivamente al processo di produzione dei suoi look, trasformando la moda in uno strumento di rappresentanza consapevole.

Il centenario e le celebrazioni pubbliche

Oltre alla mostra, il programma del centenario prevede iniziative pubbliche pensate per mantenere vivo il ricordo: tra i progetti figurano statue, la possibile intitolazione di infrastrutture e nuovi giardini. Questi interventi si inseriscono in un momento in cui l’immagine della monarchia attraversa discussioni pubbliche legate anche allo scandalo che ha coinvolto l’ex principe Andrea e i suoi collegamenti con Jeffrey Epstein. In questo scenario l’esposizione funziona come memoria culturale, mettendo al centro l’eredità estetica e simbolica di Elisabetta II.

Visitare Queen Elizabeth II: Her Life in Style significa dunque attraversare più di un secolo di storia personale e nazionale, osservando come i vestiti possano custodire identità, strategie comunicative e affetti familiari. La mostra alla King’s Gallery offre non solo un catalogo di abiti ma una lettura approfondita del rapporto tra potere e immagine, invitando il pubblico a riflettere sul ruolo della moda nel definire l’idea stessa di sovranità.

Scritto da Gianluca Esposito

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