Ritrovamenti a Sussita rilevano pratiche battesimali complesse

Gli scavi nella cattedrale di Sussita hanno portato alla luce un insieme liturgico del VI secolo con due fotisteria, un blocco marmoreo per oli e un reliquiario di 42 kg, suggerendo pratiche battesimali differenziate

Sul colle dove sorgeva l’antica Sussita, sulla riva del Mar di Galilea, gli scavi recenti hanno restituito una sequenza di reperti che riaccendono il dibattito sul modo in cui le prime comunità cristiane celebravano il battesimo. La cattedrale bizantina, sepolta dalle macerie dopo il terremoto del 749 d.C.

, ha protetto per secoli elementi liturgici rimasti straordinariamente integri: mosaici, strutture idrauliche e oggetti in marmo e metallo che compongono un vero e proprio «set» per le cerimonie di iniziazione.

Tra i rinvenimenti spiccano due ambienti battesimali distinti e una serie di oggetti raggruppati nella navata meridionale che offrono indizi concreti su gesti descritti solo nelle testimonianze scritte paleocristiane.

Le evidenze suggeriscono non solo la presenza di pratiche rituali complesse, ma anche una cura architettonica e liturgica rivolta a rendere il rito sensoriale e stratificato.

I reperti principali emersi dalla navata meridionale

Nel settore meridionale della cattedrale sono stati ritrovati un candelabro in ottone rimasto in piedi vicino a un fonte battesimale, un piedistallo in marmo decorato con quattro nervature e un imponente reliquiario in marmo del peso di circa 42 kg, il più grande documentato in Terra Santa.

Accanto a questi, un oggetto senza paragoni nel panorama archeologico: un blocco rettangolare di marmo inciso in cima con tre cavità emisferiche identiche. L’insieme di questi elementi, rinvenuti sotto strati di detriti e pavimenti musivi, restituisce un quadro composito della vita liturgica del VI secolo.

Il blocco di marmo e la pratica dell’unguento

Il manufatto marmoreo con tre rientranze è stato interpretato dagli archeologi come contenitore per oli utilizzati durante l’unzione che accompagnava il rito battesimale. Se la lettura è corretta, si tratterebbe della prima testimonianza materiale dell’uso di oli differenti in momenti separati della cerimonia, pratica fino a oggi attestata solo in fonti testuali paleocristiane. La collocazione dell’oggetto vicino al fonte e al candelabro rafforza l’idea di una sequenza rituale dove tatto, olfatto e luce venivano orchestrati per segnare la transizione spirituale del battezzando.

Due photisteria: architettura e liturgia a confronto

La cattedrale di Sussita presenta infatti due fonti battesimali distinte, note in greco come photisteria (luoghi di illuminazione). La sala settentrionale è la più ampia e sembra studiata appositamente per il battesimo: pavimenti a mosaico con iscrizioni che invocano la luce e la vita, dediche ai santi Cosma e Damiano e un impianto idraulico che portava acqua corrente tramite un tubo di piombo. La sala meridionale, invece, ospitava un fonte di dimensioni ridotte, alimentato da acqua stagnante e inserito in uno spazio che originariamente era un martyrion, cioè una cappella per la venerazione delle reliquie.

Differenze funzionali e simboliche

La convivenza di due fonti nella stessa cattedrale apre diverse interpretazioni: forse consentiva la celebrazione simultanea di battesimi separati, o la distinzione tra riti per neonati e adulti, oppure la coesistenza di tradizioni rituali diverse, una basata su acqua «viva» in movimento e l’altra sull’acqua ferma con valore simbolico differente. La presenza del reliquiario nella porzione meridionale suggerisce inoltre un intreccio tra memoria dei martiri e iniziazione cristiana, conferendo un’energia sacrale particolare agli atti compiuti in quel luogo.

Impatto della scoperta sulla storia liturgica

Questi ritrovamenti trasformano in oggetti gli appunti delle fonti teologiche: il blo​cco per oli, il candelabro, il piedistallo e il grande reliquiario compongono un mosaico che permette di ricostruire gesti, successioni rituali e gerarchie dello spazio sacro. La datazione e lo stile dei materiali rimandano al VI secolo e al tempo in cui la comunità locale modellava pratiche che avrebbero influito sulla tradizione cristiana nella regione. Per gli storici della liturgia e per gli archeologi, Sussita diventa così una fonte diretta per comprendere come il battesimo fosse vissuto, sentito e rappresentato in termini materiali.

Scritto da Staff

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