Storia del batiscafo Trieste e immersione nella Fossa delle Marianne

Un film che ripercorre l'abbassamento nella Fossa delle Marianne, il progetto italiano del batiscafo e le proiezioni internazionali

Il regista Massimiliano Finazzer Flory ha ricomposto con cura una pagina straordinaria della storia dell’esplorazione: il viaggio del Batiscafo Trieste che il 23 gennaio 1960 raggiunse la profondità di 10.916 metri nella Fossa delle Marianne. La vicenda è narrata nel nuovo docufilm che ha debuttato a Trieste e Milano, riportando in primo piano non solo l’impresa tecnica ma anche il contesto di cooperazione internazionale e l’eredità culturale di quell’evento.

L’impresa e il mezzo

Quel progetto rappresenta un punto di svolta nella storia delle immersioni: il batiscafo, progettato da Auguste Piccard e condotto da Jacques Piccard insieme al tenente americano Don Walsh, dimostrò che la profondità estrema poteva essere raggiunta in sicurezza. Costruito e testato in vari cantieri italiani, tra cui quelli di Trieste, Monfalcone, Terni e Castellammare, il mezzo unì competenze tecniche e artigianali.

La consegna pratica fu anche una prova di organizzazione industriale: esperti navali e artigiani lavorarono fianco a fianco per realizzare lo scafo e gli apparati necessari a sostenere una pressione enorme.

Il valore tecnico e storico

L’immersione stabilì un record mondiale che a lungo rimase imbattuto e aprì una nuova pagina per la biologia marina: per la prima volta si raccolsero osservazioni che confermavano la presenza di forme di vita abissali a profondità estreme.

Questo aspetto trasformò l’evento da mera impresa di tecnica in scoperta scientifica, con ricadute sulla sensibilità verso la conservazione degli oceani e sulla percezione delle possibilità umane di esplorare ambienti estremi.

Il docufilm: memoria, persone e manufatto

Il lavoro cinematografico di Finazzer Flory nasce dall’incontro con i testimoni e i discendenti dei protagonisti: i figli Bertrand e Marie-Laure Piccard e Kelly Walsh offrono ricordi e prospettive che umanizzano la narrazione. Attraverso interviste, materiali d’archivio e ricostruzioni, il film mette in risalto non solo la macchina, ma le motivazioni etiche e culturali che spinsero quegli uomini: curiosità, spirito pionieristico e un’idea di ricerca intesa come contributo al bene comune.

Il batiscafo come oggetto d’arte e memoria

Oggi il Batiscafo Trieste vive una doppia presenza: il prototipo è eccezionalmente esposto presso il Museo Nazionale della Marina Militare degli Stati Uniti a Washington, mentre una copia ricostruita in Lombardia (Bergamo) è tornata a casa, esposta al Civico Museo della Guerra per la Pace di Trieste. Questo doppio destino sottolinea il valore simbolico del mezzo, che è diventato al tempo stesso reperto scientifico, opera di design e motivo di riflessione sulla memoria collettiva.

Proiezioni internazionali e impatto culturale

Dopo le anteprime italiane il docufilm raggiungerà il pubblico oltreoceano: è prevista una presentazione a New York il 30 marzo alle ore 18 introdotta dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Claudio Pagliara, e una proiezione a Washington il 31 marzo alle ore 18 presso l’Ambasciata d’Italia alla presenza di rappresentanti istituzionali. Il progetto è promosso dal Comune di Trieste e realizzato da Movie & Theatre con Armundia Group e RaiCinema, con il patrocinio di America250, che celebra i 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti.

Un racconto per le nuove generazioni

Finazzer Flory non si limita a documentare: trasforma la vicenda in un invito a guardare avanti. Definisce il batiscafo come un ponte tra scienza, design e poesia, ricordando che quella storia parla di ingegno e di pace. Il film sarà trasmesso su Rai Cinema e disponibile in streaming su Rai Play entro la fine dell’anno, offrendo così un’occasione per far conoscere a un pubblico più ampio le implicazioni scientifiche e culturali di quell’impresa.

In chiusura, il racconto del Batiscafo Trieste si propone come esempio di come la tecnologia possa essere parte di un patrimonio condiviso: un ponte tra Paesi, generazioni e discipline che continua a ispirare chi guarda al futuro con curiosità e responsabilità.

Scritto da Staff

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