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Dal 2 aprile al 20 settembre 2026 il MAXXI di Roma ospita Tragicomica, un progetto espositivo che mette al centro l’ironia e l’antiretorica nella produzione artistica italiana dal secondo dopoguerra a oggi. Curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi, la mostra riunisce oltre 130 artisti e circa 300 opere, proponendo una lettura non cronologica che privilegia il dialogo e la contraddizione piuttosto che la semplice successione storica.
Il percorso nasce da un piccolo ma emblematico gesto: una carta intelata di Lucio Fontana del 1958 che recita «Io sono un santo» sul fronte e «Io sono una carogna» sul retro. Questo opposto autoritratto sintetizza il nucleo tematico dell’esposizione, la tensione fra gravità e sorriso, ovvero ciò che il curatore definisce come caparbia intenzione anti-tragica che attraversa la cultura italiana.
Il tema e la genesi della mostra
La scelta del filtro tragicomico trae origine anche da riflessioni filosofiche e letterarie: come ricorda Andrea Bellini, lavori come Categorie italiane di Giorgio Agamben hanno offerto una chiave per guardare al rapporto tra tragedia e commedia nella tradizione nazionale. Il progetto intende restituire questa sensibilità come una sorta di lente interpretativa, mostrando come l’ironia sia stata usata non per sminuire il serio, ma per negoziare il tragico e per instaurare uno scarto critico rispetto alla retorica dell’arte.
Fontana come avvio simbolico
L’opera di Lucio Fontana che apre il percorso è emblematicamente usata come punto di partenza per introdurre il tema dell’autorappresentazione e della dissacrazione. Qui l’atto del taglio diventa linguaggio e la dicotomia scritto/retrofunzionalità produce un esempio plastico di come l’arte possa rovesciare aspettative: l’artista non eleva necessariamente, ma mette in scena una frattura tra immagine ideale e realtà contraddittoria.
Artisti in dialogo: icone e scoperte
La rassegna accosta opere famose e lavori meno noti per raccontare la pluralità dell’arte italiana: da Piero Manzoni con la celebre Merda d’artista a Maurizio Cattelan con immagini dal registro dissacrante, fino a Pino Pascali e Tano Festa. Il montaggio suggerisce conversazioni inaspettate: sculture che ironizzano sull’identità nazionale, video che decostruiscono il gesto sentimentale e installazioni che trasformano lo spettatore in parte del dispositivo.
Esempi salienti e opere che parlano
Tra i pezzi che attirano l’attenzione ci sono il lavoro performativo di Elena Bellantoni con Ruinate, la scenografia simbolica di Luciano Fabro con l’Italia «infilzata» e le stufe conversanti di Jacopo Belloni in Confabula. Non mancano riferimenti al contemporaneo più recente, con ricerche di giovani artisti che riprendono il registro tragicomico per affrontare temi di genere, politica e pandemia, come la mosaico-opera di Paola Pivi sui Covid Jokes.
Allestimento, interdisciplinarità e prospettive
L’allestimento del MAXXI rifiuta la linearità cronologica: gli spazi sono pensati per favorire lo scambio e il confronto, con videoroom, terrazze tematiche e installazioni site-specific che sfruttano l’architettura del museo. La mostra è anche un progetto interdisciplinare che coinvolge cinema, letteratura, teatro, design e architettura, supportato da un comitato scientifico che include studiosi e curatori impegnati a contestualizzare le opere in un quadro più ampio di pratiche culturali.
La presidente Maria Emanuela Bruni sottolinea come il concetto di tragicomico sia parte integrante della cultura italiana, dalla Commedia dantesca alla commedia all’italiana del cinema. La mostra, dice, nasce dall’urgenza di raccontare gli ultimi settant’anni di pensiero critico e produzione culturale. Come ricorda la massima di Charlie Chaplin citata in catalogo, «La vita è una tragedia se vista da vicino ma una commedia se vista da lontano», suggerendo che lo sguardo dissacrante può essere uno strumento di comprensione.
Tragicomica al MAXXI offre dunque non solo una carrellata di opere, ma un invito a ripensare la storia artistica italiana come una narrazione stratificata, in cui il sorriso e l’amarezza si intrecciano formando un lessico estetico distintivo. Il catalogo edito da Marsilio e il calendario di incontri completano l’offerta, fornendo chiavi di lettura per il pubblico e per gli specialisti interessati a esplorare questo ambito critico.



