Camino de la Muerte in Bolivia: avventura, storia e bici

Un itinerario tra gole, cascate e strapiombi che racconta la trasformazione del Camino de la Muerte da via commerciale a meta per gli appassionati di mountain bike

La Carretera de los Yungas scende in modo spettacolare dalla città di La Paz verso le valli amazzoniche, offrendo un contrasto netto tra gli altopiani e la foresta. Il tracciato originale, conosciuto come Camino de la Muerte, si snoda su una carreggiata in molti punti molto stretta e affacciata su precipizi: il paesaggio alterna cascate, gole profonde e una vegetazione umida che sembra inghiottire la strada.

Per decenni questa via è stata l’unico collegamento praticabile tra le due aree, e il suo aspetto selvaggio è diventato simbolo di un tipo di viaggio dove bellezza e rischio convivono.

Oggi la maggior parte del traffico pesante segue la Ruta Nacional 3, una strada moderna che ha deviato il flusso commerciale: il vecchio tracciato però non è sparito e continua ad attrarre chi cerca emozioni forti.

L’uso principale è cambiato: da arteria commerciale a percorso turistico, spesso percorso in mountain bike con guide specializzate. La memoria degli incidenti e delle storie legate al luogo è ancora visibile nelle croci che punteggiano il percorso e nella testimonianza degli abitanti locali.

Origini e costruzione della via

La costruzione della strada risale a un periodo storico in cui le risorse e la manodopera erano organizzate in modo molto diverso rispetto a oggi.

Lavori impegnativi vennero realizzati sfruttando prigionieri e squadre impegnative su pendii ripidi e su terreni instabili. Quel tracciato iniziale rimase per anni l’unica via di collegamento tra La Paz e le valli degli Yungas, imponendo soluzioni di circolazione peculiari: la carreggiata, spesso larga appena tre metri, rese necessaria l’adozione di regole non convenzionali per gli incroci e la gestione del traffico.

La sua costruzione è quindi parte integrante della storia di collegamento e di economia della regione.

Lavoro forzato e pratiche di circolazione

Tra gli aspetti più significativi della genesi della strada c’è l’uso di manodopera forzata: operai e prigionieri lavorarono in condizioni difficili per ricavare un fondo percorribile tra scarpate e pendii. Per motivi di visibilità lungo i punti più esposti venne adottata la guida a sinistra, una pratica pensata per permettere agli autisti di controllare meglio il lato del precipizio. Quando la carreggiata si restringeva, mezzi in discesa dovevano talvolta effettuare manovre di retromarcia per consentire il passaggio. In alcune aree locali, figure chiamate barritas segnalavano la presenza di traffico e aiutavano i conducenti a gestire gli incroci in cambio di una mancia.

Il percorso oggi e l’esperienza in bicicletta

Con il declino del traffico pesante, il tracciato ha trovato una nuova vita come itinerario per ciclisti avventurosi. I tour in mountain bike partono dalla zona alta e attraversano paesaggi che cambiano rapidamente di quota e vegetazione: il primo segmento spesso costeggia la strada moderna e offre scorci su cascate e vallate. Dopo i primi chilometri di acclimatamento molti gruppi arrivano al punto di imbarco delle biciclette, dove inizia la vera discesa sul vecchio sterrato, caratterizzato da curve cieche, pendenze ripide e tratti senza protezioni. L’esperienza richiede attenzione, equipaggiamento adeguato e guide competenti.

Il tratto classico: da La Cumbre a Yolosa

Il percorso tradizionale di circa 31 chilometri parte da una quota elevata e termina in un villaggio ai margini della foresta, creando un calo altimetrico significativo che regala emozioni continue. Le agenzie che organizzano i tour generalmente includono un supporto logistico, attrezzatura tecnica e guide locali esperte che controllano gruppi e passaggi più insidiosi. L’itinerario presenta tratti sassosi, guadi sporadici e tornanti stretti che richiedono abilità e concentrazione; per questo motivo l’attività è indicata a ciclisti con una buona esperienza fuoristrada.

Sicurezza, memoria e turismo responsabile

Dietro l’attrazione per questo percorso c’è anche la necessità di confrontarsi con il passato: le croci ai margini della strada ricordano vittime e incidenti e invitano a un approccio rispettoso del luogo. Il passaggio dal traffico commerciale al turismo ha ridotto i pericoli legati allo scontro con mezzi pesanti, ma non ha eliminato i rischi naturali come scivolamenti, pioggia e smottamenti. Un turismo responsabile prevede l’uso di guide certificate, attrezzature di protezione e il rispetto delle pratiche locali: così si mantiene viva la memoria storica senza trasformare il sito in una semplice attrazione estrema.

Scritto da Federica Bianchi

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