Macro 2026: il museo di Roma tra sperimentazione, collaborazioni e programmazione femminile

Il Macro si apre oltre i confini cittadini con un calendario che va dal 29 aprile al 30 agosto e include nomi internazionali, rassegne femminili e iniziative multidisciplinari

«C’è sempre un motivo per tornare al Macro»: questo invito sintetizza l’intento con cui il museo di Roma approccia il 2026 sotto la guida di Cristiana Perrella. Dopo una prima fase dedicata all’esplorazione urbana, la direzione amplia lo sguardo verso pratiche globali, puntando su multimedialità, contaminazione di linguaggi e relazioni internazionali.

Il risultato è una programmazione che unisce grandi nomi a progetti emergenti, con un’attenzione costante alla scena creativa romana.

La stagione offre più di semplici mostre: è un palinsesto che integra performance, proiezioni, workshop e incontri teorici per costruire una fruizione attiva. Le proposte mescolano ricerca curatoriale e pratiche sperimentali, pensate per far dialogare discipline diverse e stimolare pubblici differenti.

In questo senso il museo non si limita a esporre opere, ma cerca di generare comunità e forme di partecipazione che si estendono oltre le sale.

Un cambio di prospettiva: dal locale all’internazionale

Nel secondo anno della direzione di Cristiana Perrella — in carica dal maggio 2026 — il MACRO accentua la sua vocazione come luogo attraversabile, capace di mettere in relazione centro cittadino e reti internazionali.

L’obiettivo è chiaro: mantenere il rapporto con il contesto romano senza rinunciare a dialoghi più ampi, valorizzando la contaminazione tra arti visive, design, voce e performance. Questo approccio mira a fare del museo uno spazio in cui la complessità non sia un limite ma una risorsa per la sperimentazione.

Programmazione primaverile e estiva

Il primo blocco espositivo si svolge dal 29 aprile al 30 agosto e presenta progetti inediti e rassegne storiche ripensate in chiave contemporanea. Tra i cardini del periodo risaltano mostre personali, platform internazionali e interventi site-specific che intrecciano questioni politiche, tecnologiche e di genere. L’insieme delle iniziative è pensato per essere ricco di stimoli: serate speciali, aperture straordinarie e attività performative completeranno la fruizione espositiva e rafforzeranno il dialogo con la città.

Mostre e progetti principali

In apertura spicca Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, una videoinstallazione che indaga i legami tra intelligenza artificiale, conflitti geopolitici e lavoro digitale. Accanto a questa, Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega (a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano) ripercorre il ruolo pubblico e culturale del premio con un nastro fotografico che racconta ritualità e trasformazioni. Torna inoltre She Devil, la rassegna di videoarte al femminile nata dall’idea di Stefania Miscetti, che mette a confronto ricerche internazionali; e la sala audio ospita il progetto Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, a cura di Andrea Cortellessa, con una prima fase di ascolto dal 29 aprile al 28 giugno e una seconda fase incentrata sulla lettura integrale di Impromptu a partire dal 29 giugno.

Eventi, rassegne e collaborazioni

Parallelamente alle mostre, il calendario include iniziative che esplorano connessioni tra moda, scienza e nuove tecnologie: il ciclo Science Fashion, curato da Dobrila Denegri, si terrà dal 13 al 15 maggio e riunisce voci internazionali per discutere impatti dell’IA nel design e nella sperimentazione tessile. Altre date di riferimento sono la proroga di UNAROMA fino al 3 maggio 2026 e la mostra Abitare le rovine del presente visitabile fino al 10 maggio.

Mostre successive e rete istituzionale

Il 28 maggio si inaugura la personale di Miriam Cahn, curata da Cristiana Perrella, che pone il corpo femminile al centro come soggetto politico; nella stessa giornata si presenta la collettiva delle vincitrici del Premio Paul Thorel (Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi), curata da Sara Dolfi Agostini. Dopo l’estate è prevista a settembre la prima retrospettiva istituzionale dedicata a Marialba Russo, curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini, con un dialogo parallelo al Museo delle Civiltà (MUCIV); a seguire, interventi di Francis Upritchard e Martino Gamper, e a dicembre il progetto site-specific di Alessandro Sciarroni nella sala principale.

Il programma del 2026 conferma l’intenzione del Macro di consolidare relazioni con istituzioni come il Palazzo delle Esposizioni, la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e la Fondazione Paul Thorel, rendendo la collaborazione una componente stabile della sua azione curatoriale. Per il pubblico, la stagione diventa quindi un invito a tornare spesso: la varietà delle proposte garantisce che, ogni visita, offra prospettive nuove e contenuti inattesi.

Scritto da Dr. Luca Ferretti

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