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In occasione di Miart, che si svolge dal 17 al 19 aprile, Intesa Sanpaolo mette in scena un progetto che unisce fiera e gallerie per offrire una lettura incrociata del secondo Novecento. La banca propone un omaggio a Mario Schifano e a Robert Ryman a partire da una piccola mostra allestita nell’area lounge e proseguendo negli spazi delle Gallerie d’Italia in piazza Scala.
In questo dialogo espositivo compare la coppia di capolavori Analogo (1961) e Winsor 20 (1966), selezionati dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, ora parte del patrimonio del gruppo.
Accanto alle opere in mostra, viene offerta una rara possibilità: l’apertura straordinaria del caveau delle Gallerie d’Italia, accessibile gratuitamente su prenotazione nei giorni di Miart.
Il caveau, pensato originariamente per custodire cassette di sicurezza, è stato trasformato in uno spazio che conserva circa 500 pezzi delle oltre 3500 opere moderne e contemporanee della collezione Intesa Sanpaolo. L’esperienza invita a confrontare il valore museale con la dimensione normalmente riservata degli archivi d’arte.
Il progetto espositivo e il confronto tra linguaggi
La mostra intitolata Ryman / Schifano, Standard / Variations. 1960 – 1970 esplora, secondo un filo conduttore cronologico e tematico, le affinità e i contrasti tra due ricerche apparentemente lontane ma profondamente convergenti. Qui l’accento è posto sulle improvvisazioni controllate, cioè sull’equilibrio tra gesto spontaneo e scelta compositiva che caratterizza entrambe le pratiche artistiche. Mentre Schifano rilegge la cultura visiva italiana e mediatica, Ryman approfondisce la soglia del bianco creando superfici che interrogano luce, materia e percezione.
Opere in evidenza e relazioni formali
Tra le opere protagoniste figurano Analogo (1961) di Schifano e Winsor 20 (1966) di Ryman, esposte insieme per suggerire un confronto sulle strategie del colore e della texture. Nelle sale delle Gallerie d’Italia è inoltre visibile la monumentale Surface Veil IV di Ryman, collocata in Sala Manzoni, che consente di apprezzare da vicino la riduzione cromatica e la variabilità materica. Questo accostamento mette in luce il passaggio dal modale al monocromo e come entrambi gli artisti usino la superficie pittorica per rimodulare l’attenzione dello spettatore.
Il caveau: architettura, conservazione e percorso espositivo
L’apertura al pubblico del caveau delle Gallerie d’Italia è un’occasione per vedere uno spazio nato agli inizi del Novecento su progetto di Luca Beltrami, concepito per la Banca Commerciale Italiana e oggi reinterpretato come luogo di conservazione e visita. Le opere sono alloggiate su pannelli di rete scorrevoli che creano un sistema di archiviazione dinamico: questa scelta tecnica produce itinerari espositivi inaspettati, dove l’archiviazione diventa parte della narrazione museale e non solo una funzione pratica.
Accesso pubblico e modalità di visita
La visita al caveau è gratuita ma prevista su prenotazione nei giorni della fiera, per permettere al pubblico di confrontarsi con opere che normalmente restano in deposito. La fruizione guidata valorizza aspetti di conservazione e cura, spiegando i criteri di selezione dei lavori esposti e il rapporto tra funzione bancaria originaria e uso culturale contemporaneo. Il progetto sottolinea inoltre la missione delle istituzioni private nel rendere accessibile il patrimonio artistico.
Progetti correlati e il ruolo di Palazzo delle Esposizioni
Parallelamente a questa iniziativa milanese, a Roma il Palazzo delle Esposizioni ospita una mostra monografica su Mario Schifano (17 marzo – 12 luglio 2026) curata da Daniela Lancioni con oltre cento opere tra pittura e cinema sperimentale. Il percorso romano approfondisce la dimensione multimediale di Schifano, i suoi Paesaggi TV e le sperimentazioni con materiali industriali, proponendo anche un programma di proiezioni in Sala Cinema per esplorare la componente filmica della sua ricerca.
Nel loro insieme, le iniziative milanesi e romane costituiscono una lettura articolata della stagione creativa degli anni Sessanta e Settanta, mettendo in relazione conservazione, esposizione e partecipazione pubblica. Intesa Sanpaolo contribuisce così a rendere visibili opere spesso custodite in deposito e a promuovere il dialogo tra fiera, istituzioni e pubblico: un investimento che mira a rafforzare il presidio dell’arte moderna e contemporanea nella vita culturale italiana.



