Presepe, Valpolicella e patrimonio alimentare alpino: tre candidature italiane all’UNESCO

Un progetto che valorizza il presepe come patrimonio vivente e accompagna la proposta con candidature legate al vino della Valpolicella e alle tradizioni alimentari alpine

L’Italia ha avviato un nuovo passo nella tutela delle proprie tradizioni immateriali presentando ufficialmente al Segretariato dell’UNESCO a Parigi la candidatura intitolata “Il presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l’arte di crearlo“. Il dossier, depositato in collaborazione con Spagna e Paraguay, punta a proteggere non solo la rappresentazione religiosa, ma anche l’insieme di saperi artigianali e pratiche comunitarie che ne hanno garantito la persistenza nel tempo.

L’obiettivo dichiarato è la tutela di competenze tramandate di generazione in generazione e la promozione del presepe come vettore di dialogo interculturale.

La scelta di candidare il presepe si inserisce in un quadro più ampio: la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, su proposta del Ministero della Cultura, ha definito prioritario il dossier e ha presentato contestualmente altre due candidature nazionali e multinazionali.

Si tratta del rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella e della partecipazione italiana alla candidatura sul patrimonio alimentare alpino, promossa dalla Svizzera insieme a Francia e Slovenia per il Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia.

La candidatura del presepe: arte, fede e comunità

Il fascicolo dedicato al presepe mette insieme contributi di associazioni specializzate, istituzioni locali e luoghi simbolici come Greccio e Assisi.

La proposta evidenzia come la pratica del presepe sia un fenomeno che coniuga creatività artistica, capacità manifatturiere e dimensione spirituale popolare. Nella narrazione del dossier si richiama la prima rappresentazione vivente della Natività, attribuita a San Francesco d’Assisi a Greccio, che per i proponenti rappresenta l’incipit di una tradizione diffusasi ampiamente in Italia e oltre. La candidatura punta dunque a riconoscere il presepe come un elemento identitario e come patrimonio di saperi.

Competenze da tutelare

Tra gli aspetti tecnici messi in rilievo vi sono le tecniche costruttive, i materiali tradizionali e l’organizzazione delle comunità che ogni anno progettano e allestiscono scene della Natività. Il dossier insiste sulla necessità di salvaguardare conoscenze pratiche e ruoli sociali specifici: artigiani, scultori, pittori, costruttori di scenografie e coordinatori comunitari. Per i promotori, riconoscere queste pratiche nella Lista del patrimonio culturale Immateriale significherebbe valorizzare un patrimonio intangibile che alimenta identità locali e reti collaborative.

Il rito della Valpolicella: vino, paesaggio e comunità

La candidatura nazionale dedicata alla Valpolicella racconta la pratica dell’appassimento delle uve come un vero e proprio rito produttivo. Il dossier, frutto di un lavoro congiunto tra SNODAR, il Consorzio dei vini della Valpolicella e istituzioni accademiche, descrive la messa a riposo delle uve come una procedura tecnica e culturale che intreccia economie locali, conoscenze agricole e gestione del paesaggio. La proposta vuole evidenziare il legame tra pratiche enologiche e senso di comunità, oltre al ruolo del territorio nella definizione di un prodotto identitario.

Tra tradizione e sostenibilità

Oltre al valore culturale, il dossier della Valpolicella sottolinea implicazioni legate alla sostenibilità ambientale e alla conservazione del paesaggio agricolo. Proteggere il rito significa anche promuovere pratiche agricole che mantengono biodiversità, custodiscono tecniche tradizionali e sostengono economie rurali. La candidatura si propone quindi come strumento per mettere in rete produttori, ricercatori e istituzioni, favorendo una gestione condivisa delle conoscenze e del territorio.

Patrimonio alimentare alpino: una candidatura transnazionale

L’Italia partecipa inoltre a un progetto multinazionale coordinato dalla Svizzera con la partecipazione di Francia e Slovenia, focalizzato sul patrimonio alimentare alpino. L’iniziativa ambisce a iscriversi nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia e raccoglie programmi che le comunità alpine hanno messo in campo per conservare e trasmettere tradizioni alimentari legate alle montagne. Si tratta di esempi di cooperazione internazionale finalizzati a trasferire modelli di tutela e a valorizzare pratiche che contribuiscono alla resilienza culturale e sociale delle comunità montane.

Dal punto di vista procedurale, il dossier del presepe è stato esaminato formalmente dal Segretariato dell’UNESCO e, se supererà gli esami tecnici, sarà valutato dall’organo consultivo competente prima della decisione finale che spetterà al Comitato del Patrimonio Immateriale. La scelta di presentare queste candidature nello stesso ciclo testimonia una strategia italiana di diplomazia culturale che punta a coniugare tutela, promozione e cooperazione internazionale, proseguendo il percorso iniziato con il riconoscimento della Cucina Italiana come patrimonio vivente.

Il coordinamento tecnico e antropologico dei dossier è stato garantito dall’Ufficio UNESCO della Direzione Generale Affari Europei e Internazionali del Ministero della Cultura, che ha collaborato a stretto contatto con le comunità proponenti. La partita ora si gioca sul piano delle valutazioni internazionali: per le comunità locali e per gli operatori culturali coinvolti la candidatura rappresenta una possibilità concreta di tutela riconosciuta e di maggiore visibilità internazionale.

Scritto da Staff

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