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La partecipazione di Col Vetoraz a Vinitaly 2026 si è trasformata in un laboratorio di sapori e relazioni: l’azienda ha scelto di raccontare il proprio territorio attraverso un abbinamento gastronomico che mescola radici venete e suggestioni orientali. In fiera si è parlato non solo di vino, ma anche di strategia commerciale e di consolidamento dei rapporti con operatori nazionali e internazionali, un elemento chiave nella comunicazione corporate di realtà vitivinicole contemporanee.
L’iniziativa ha avuto come protagonista uno sperimentale abbinamento ideato per mettere alla prova il carattere del Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze. L’obiettivo era chiaro: dimostrare come un prodotto così identitario possa dialogare con preparazioni culinarie lontane per tecnica e sensibilità gustativa, senza perdere il suo legame con il territorio d’origine.
Un incontro fra tradizione e contaminazione
La proposta presentata allo stand ha puntato su un equilibrio studiato tra elementi locali e rimandi asiatici: lo chef Paolo Speranzon, del Ristorante San Martino di Chies d’Alpago, ha creato un raviolo al vapore che combina la consistenza e i profumi della cucina orientale con ingredienti tipici della zona.
Il risultato è stato una preparazione capace di valorizzare sia la componente grassa e sapida della carne sia la freschezza e l’acidità del vino.
Il raviolo e i suoi ingredienti
Nel ripieno la protagonista è la sopressa di malga di Valdobbiadene, accostata a una salsa agrodolce allo zafferano dell’Alpago e a delicate note di coriandolo.
Questo accostamento è stato pensato per offrire contrasti e armonie: la sapidità e la grassezza della sopressa trovano nel condimento aromatico un contrappunto che lascia spazio al vino, mentre il coriandolo introduce una nota erbacea, tipica di molte cucine asiatiche.
Perché il Cartizze funziona con il piatto
La scelta del Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze non è casuale: le caratteristiche organolettiche del vino — in particolare la sua freschezza, l’effervescenza e la morbidezza aromatica — permettono di bilanciare la componente grassa della sopressa e di accompagnare le sfumature leggermente speziate e dolci del raviolo. In termini pratici, il vino agisce come elemento di pulizia del palato e come cassa di risonanza per gli aromi più delicati.
Numeri, storia e identità aziendale
La storia di Col Vetoraz rimane un elemento imprescindibile del racconto: fondata nel 1993 da Francesco Miotto con Paolo De Bortoli e Loris Dall’Acqua, l’azienda si trova nel punto più alto delle colline del Cartizze, dove la famiglia Miotto opera dal 1838. Questi dati sono fondamentali per comprendere la relazione tra territorio, tradizione e produzione, aspetti che l’azienda mette al centro della propria comunicazione e delle scelte produttive.
Capacità produttiva e prospettive commerciali
Dal punto di vista quantitativo, Col Vetoraz vinifica annualmente oltre 2.300.000 kg di uva DOCG e produce circa 1.250.000 bottiglie. A trent’anni dalla fondazione, la cantina conferma l’intento di consolidare la posizione raggiunta attraverso il rispetto della filiera produttiva e la cura del territorio di Valdobbiadene. In fiera l’attenzione è stata rivolta tanto alla qualità del prodotto quanto al rafforzamento dei legami con i rappresentanti delle province venete e con nuovi interlocutori internazionali.
Strategia e orizzonti
La partecipazione a Vinitaly 2026 è stata quindi letta come un momento di confronto umano e commerciale: oltre alla promozione del prodotto, l’azienda ha consolidato contatti e avviato discussioni su future collaborazioni. Questo approccio dimostra come un progetto enologico contemporaneo punti sull’integrazione tra tradizione locale e capacità di interpretare gusti globali, senza perdere la propria identità.
Conclusione
L’esperimento gastronomico con il raviolo al vapore mette in luce la versatilità del Cartizze e la volontà di Col Vetoraz di raccontare il territorio attraverso contaminazioni studiate: una strategia che unisce il rispetto della storia aziendale alla capacità di attrarre nuovi mercati e pubblici, mantenendo al centro la qualità e la cura del paesaggio vitato.



