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21 Ottobre 2026

Ets e bollette: perché l’Italia insiste sulla sospensione

Il dibattito sul Ets torna al centro: l'Italia chiede una sospensione per evitare deindustrializzazione, ma l'Ue conferma il sistema e chiede verifiche.

Ets e bollette: perché l'Italia insiste sulla sospensione

Al centro del dibattito europeo sulla transizione energetica torna il sistema Ets fondato sul principio “chi più inquina, più paga”. In seno al Consiglio europeo i governi hanno esposto posizioni divergenti: da un lato Stati contrari alla rigidità delle regole per rischio di perdita di industrie energivore, dall’altro Paesi che difendono il meccanismo come strumento chiave per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

La discussione internazionale si intreccia con dati concreti sul mix energetico nazionale e con le dinamiche dei prezzi: in Italia la produzione di elettricità dipende in larga misura dal gas naturale elemento che spiega buona parte della vulnerabilità dei costi per imprese e famiglie.

Posizioni dei governi e richiesta italiana di sospensione

Nel confronto tra governi, la delegazione italiana ha ribadito la richiesta di sospendere temporaneamente il sistema Ets sostenendo che l’attuazione attuale rischia di tradursi in una deindustrializzazione delle attività più energivore come siderurgia, chimica e ceramica. La posizione italiana è stata condivisa da alcuni Stati dell’Europa centrale, mentre potenze come Germania, Francia, Spagna e Paesi nordici hanno difeso l’impianto del meccanismo, considerandolo essenziale per la riduzione delle emissioni.

Di fronte a tale divergenza il Consiglio Ue ha confermato la validità del sistema, ma ha chiesto alla Commissione una aggiornamento delle valutazioni sugli effetti riconoscendo la necessità di migliorarlo senza stravolgerne i principi. Questa richiesta riflette la consapevolezza che lo strumento, pur efficace dal punto di vista ambientale, presenta impatti economici eterogenei tra gli Stati membri.

Disparità tra sistemi energetici nazionali

La chiave del problema risiede nelle differenti strutture produttive d’energia: in Francia la quota prevalente di elettricità deriva dal nucleare che garantisce costi relativamente stabili; in Spagna il forte investimento nelle rinnovabili ha ridotto la dipendenza dal gas; in Italia invece la generazione elettrica è ancora molto legata al gas, con circa il 46% della produzione nazionale basata su questa fonte. Questa diversità spiega perché le imprese italiane affrontano bollette significativamente più alte rispetto a quelle francesi o spagnole.

Impatto sui costi industriali e ruolo del gas

I dati mostrano differenze nette: il costo dell’elettricità per alcune aziende italiane risulta fino al 90% più elevato rispetto alla Francia, mentre imprese spagnole beneficiano di un divario ancora più marcato. Tuttavia, è importante distinguere le cause: l’aumento delle bollette non è imputabile unicamente al Ets ma è strettamente correlato all’incremento del prezzo del gas sui mercati internazionali.

La dipendenza dall’approvvigionamento di gas espone l’Italia a fattori geopolitici e di mercato, con possibili ripercussioni in caso di tensioni nelle vie di transito energetico. Per questo motivo gli interlocutori politici ed economici indicano come priorità l’emancipazione dal gas mediante investimenti nelle energie rinnovabili e in infrastrutture che riducano la volatilità dei costi.

Andamenti recenti degli investimenti in rinnovabili

Un confronto con la Spagna è illuminante: tra il 2020 e il 2024 la Spagna ha aumentato la quota di energia elettrica prodotta da rinnovabili di 17 punti percentuali, sostenuta da politiche e investimenti mirati. Nel medesimo arco temporale l’Italia ha registrato un incremento molto più contenuto, di circa 2 punti, evidenziando un gap di accelerazione nella transizione energetica.

Questo differenziale nelle capacità di investimento si riflette anche nella capacità di sostenere le imprese nazionali: i Paesi con maggiore margine di bilancio possono offrire aiuti e sussidi maggiori, accentuando le disparità competitive all’interno del mercato unico.

Coordinamento europeo e limiti degli strumenti attuali

Il risultato politico al Consiglio è stato quindi un compromesso: il mantenimento del Ets accompagnato da un invito a rivedere gli studi di impatto e a progettare strumenti di compensazione più mirati. Critici sottolineano che la Commissione ha mostrato forte ambizione sugli obiettivi di decarbonizzazione ma meno efficacia nel delineare strumenti adeguati per realizzarli senza penalizzare in modo asimmetrico alcuni Stati membri.

Per ridurre la frammentazione del mercato unico serve un maggiore coordinamento delle misure e politiche comuni che evitino che ogni Paese reagisca unilateralmente aumentando aiuti nazionali. Solo così si potrà bilanciare l’urgenza climatica con la necessità di preservare la competitività industriale in tutta l’Unione.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.