Sapori antichi a Ercolano: percorsi, prove e banchetti romani

Visita il Parco archeologico e la mostra a Villa Campolieto per seguire la filiera del cibo nell'antica Ercolano, tra botteghe, forni e banchetti

Il gusto dell’antichità riemerge tra le strade conservate di Ercolano, offrendo un percorso che mette al centro il cibo come lente sulla vita quotidiana romana. L’itinerario tematico “I luoghi del cibo a Ercolano” guida il visitatore attraverso botteghe, forni e sale da banchetto, ricostruendo non solo gli alimenti consumati ma anche i luoghi di acquisto, preparazione e consumo.

Questa esperienza unisce archeologia, materiali conservati e interpretazioni storiche per restituire un quadro vivido delle abitudini alimentari.

Dove si mangiava: botteghe e locali della città

Le vie di Ercolano ospitano ancora i segni delle loro attività commerciali: i thermopolia, banconi con orci incassati, erano veri e propri punti di street food, mentre le tabernae funzionavano come tavole calde per chi cercava un pasto rapido.

Le ricostruzioni presenti nel Parco permettono di riconoscere questi spazi e di comprendere la loro funzione sociale, dall’approvvigionamento quotidiano alle pause di lavoro. In questo contesto il cibo appare come elemento pratico ma anche come incentivo alla socialità urbana.

Thermopolia e taberna: il pranzo veloce

Nei thermopolia gli orci di terracotta custodivano legumi e cereali pronti al consumo, mentre le tabernae offrivano zuppe e pietanze semplici per i meno abbienti o per i lavoratori di passaggio.

Le tracce archeologiche e le ricostruzioni museali mostrano come questi spazi fossero organizzati per servire molte persone in modo rapido, anticipando il concetto moderno di cucine da strada. Il locale dedicato alla vendita del vino “ad cucumas” testimonia inoltre una pratica commerciale accurata, con insegne che indicavano prezzi e qualità mediante brocche dipinte.

Cosa mangiavano: evidenze scientifiche e reperti

La dieta ricostruita per gli abitanti di Ercolano emerge sia dall’analisi dei materiali sia dallo studio dei resti umani rinvenuti. L’esame dei circa trecento scheletri di fuggiaschi ha confermato un’alimentazione ricca di pesce, frutti di mare, legumi, fichi, noci, olive e cereali. Le condizioni dentali, con la presenza di carie, indicano inoltre il consumo di zuccheri, mentre le abrasioni segnalano l’impiego di farine macinate su pietra lavica, che lasciavano residui abrasivi nel pane.

Forni e panificazione: il ciclo produttivo

Nel cardo V un forno attribuito a Sextus Patulcius Felix documenta l’intero processo produttivo del pane, dalla macinazione alla cottura fino alla vendita. Questi spazi permettono di comprendere come il pane fosse elemento quotidiano e come la tecnologia della macinazione influenzasse la qualità del prodotto. Le analisi bioarcheologiche congiunte ai reperti organici mostrano un rapporto stretto tra tecniche produttive e salute alimentare.

Il banchetto e la tavola nei contesti elitari

Il momento conviviale di maggior rilievo era la cena, la gustatio, che per le classi abbienti diveniva un vero e proprio spettacolo: musica, portate multiple e il corredo del triclinium. Sui tavoli compariva spesso la larva convivialis, un piccolo scheletro in bronzo che più che un presagio funebre era un simbolo che invitava a godere della vita e della compagnia. Antipasti a base di olive e frutta secca precedevano piatti principali con carne, mentre i dolci potevano includere datteri e fichi e tortine salate con acciughe.

La dimensione dell’otium è narrata dalla Casa dei Cervi, dove un giardino affacciato sul mare e un triclinium all’aperto trasformavano la cena in esperienza estetica: l’architettura dialogava con il paesaggio per elevare il piacere della tavola. Fuori dal sito, la mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola a Ercolano” alla Villa Campolieto, in collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane, integra il percorso con reperti organici straordinariamente conservati, chiudendo il cerchio tra consumo quotidiano e rappresentazione del lusso. Il Parco consiglia il biglietto integrato per chi desidera approfondire entrambe le esperienze; secondo i funzionari, questa proposta è un’opportunità per valorizzare la ricchezza del materiale organico ritrovato e per offrire al pubblico una lettura completa del cibo nell’antica Ercolano.

Scritto da Staff

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