Scoperta urbana: visitabile il Ponte delle Teste Mozze a Palermo

Il ponte sepolto per decenni è stato recuperato durante gli scavi per la linea tramviaria e sarà visitabile nei weekend del Genio di Palermo e nei fine settimana successivi

Nel sottosuolo di Palermo è tornata a farsi vedere una struttura che fino a poche stagioni fa si credeva solo una traccia nelle vecchie stampe: il Ponte delle Teste Mozze. Scoperto durante i cantieri della nuova linea del tram, l’imponente manufatto in pietra a tre campate emerge da un contesto urbano che mescola stratificazioni medievali, arabo-normanne e modernità infrastrutturale.

L’apertura al pubblico, promossa nell’ambito del Genio di Palermo, offre l’occasione per percorrere fisicamente un tratto di città sotterranea e comprendere come il paesaggio fluviale dell’Oreto abbia modellato i percorsi di accesso alla città.

Ritrovamento e messa in sicurezza

Il recupero del Ponte delle Teste Mozze è il risultato degli scavi condotti dalla Soprintendenza durante i lavori per la linea tramviaria, avviati nei primi anni duemila e culminati con il rinvenimento nel 2014.

Grazie a interventi conservativi è stato possibile portare alla luce e mettere in sicurezza la struttura, ancora integra nelle sue tre campate, che oggi si trova esattamente sotto il valico in acciaio su cui transita il tram. Questa fase di restauro ha trasformato un reperto dimenticato in un bene accessibile, collegando la memoria storica della città al suo presente infrastrutturale e turistico.

I lavori e il ruolo dell’Amat

Gli scavi hanno coinciso con gli interventi dell’Amat, l’azienda che gestisce il tram, e con il coordinamento del Comune e della Soprintendenza. L’accordo tra enti ha permesso non solo il recupero archeologico ma anche la progettazione di un percorso di visita sicuro: oggi si scende su gradinate che conducono in uno spazio sotterraneo dominato dal ponte, dove è possibile osservare la tecnica costruttiva e la volumetria originaria.

L’operazione dimostra come opere di mobilità possano diventare volano per la valorizzazione dei beni culturali urbani.

Una storia stratificata

Il ponte ha origini antiche: nato inizialmente in legno e quindi ricostruito in pietra dal 1577, costituiva uno snodo di attraversamento contiguo al celebre Ponte dell’Ammiraglio, con cui formava un sistema per valicare i rami dell’Oreto. Nel corso del tempo, e in particolare all’inizio degli anni Trenta del Novecento, il ponte venne completamente interrato: questa scelta involontaria ne salvò la struttura dalla demolizione quando il corso d’acqua fu deviato nel 1831. Per decenni il sito è stato parte di una memoria frammentaria, citato negli schizzi dei viaggiatori del Grand Tour e in alcune fotografie di inizio Novecento.

Memorie e racconti civili

Il nome singolare del manufatto rimanda a una storia cupa e concreta: a metà Settecento fu trasferito in zona un cippo le cui nicchie ospitavano le teste dei condannati a morte, in prossimità del Piano dei Decollati, un’area che fungeva da cimitero. Su queste campate si sono intrecciati episodi di memoria civile e, secondo alcuni storici, perfino scontri armati tra forze borboniche e garibaldine durante le fasi risorgimentali legate all’ingresso in città verso lo Stradone di Porta di Termini. Quelle stesse arcate oggi permettono di leggere la città sotto un’altra angolazione, tra pietra, acqua e vicende umane.

Accesso al pubblico e itinerari

Per la prima volta il Ponte delle Teste Mozze verrà aperto ai visitatori in occasione del Genio di Palermo, manifestazione promossa dalla Fondazione Le Vie dei Tesori insieme al Comune, all’Università e ad altri enti. Le visite si terranno nei weekend dal 17 al 19 aprile e nei due fine settimana successivi, nei giorni di venerdì, sabato e domenica, con orario 10:00-17:30 fino al 3 maggio. Il percorso proposto parte dal Ponte dell’Ammiraglio, scende sotto la città fino al piano dei Decollati, seguendo idealmente l’antico alveo dell’Oreto: un itinerario che unisce archeologia, storia urbana e narrazione cittadina.

Aprire questo luogo significa aggiungere un tassello alla comprensione di Palermo: il ponte torna a essere non solo un reperto isolato ma un punto di accesso alla storia urbana e alle sue trasformazioni. Le visite guidate offriranno strumenti per leggere le stratificazioni e per riconoscere elementi architettonici e materiali; progetti di restauro permetteranno inoltre di valorizzare altri elementi limitrofi, come il cippo dei Decollati, che è oggetto di interventi di recupero. Per informazioni e prenotazioni è possibile consultare il sito della Fondazione Le Vie dei Tesori e i canali del Comune di Palermo.

Scritto da Lucia Ferretti

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