Viaggio nell’altiplano boliviano: Salar de Uyuni, lagune colorate e fauna d’alta quota

Un ritratto dell'altiplano boliviano che guida tra il Salar de Uyuni, le lagune rosse e verdi e i luoghi simbolo per chi cerca paesaggi straordinari

L’Altiplano boliviano si distingue per una combinazione di altitudine e scenari che sembrano usciti da un altro pianeta: la pianura si estende mediamente tra i 3.600 e i 4.000 metri sul livello del mare e accoglie formazioni geologiche e corpi idrici che offrono contrasti cromatici e materici molto intensi.

Visitare questa regione significa affrontare la sottilità dell’aria e sorprendenti variazioni di temperatura ma anche imbattersi in panorami che raccontano processi naturali antichi e persistenti. In questo contesto la parola altopiano diventa sinonimo di silenzio esteso, di cielo basso e di orizzonte che pare non avere confine, elementi che rendono la scoperta suggestiva e fuori dal comune.

Il Salar de Uyuni: il mare di sale e i suoi segreti

Al centro dell’altiplano spicca il Salar de Uyuni, una vasta distesa salina che si trova a 3.656 metri di quota e che è nata dall’evaporazione di antichi laghi, tra cui il primitivo Lago Minchin, presente circa 40.000 anni fa.

Lo strato di sale si è cristallizzato fino a spessori rilevanti, in alcuni punti anche di otto metri, formando una superficie che in stagione delle piogge, da dicembre a marzo, può trasformarsi in un specchio naturale capace di annullare la linea tra cielo e terra. Questa metamorfosi rende il salar un palcoscenico perfetto per fotografie prospettiche e per esperienze notturne offerte dai numerosi tour guidati.

Soste imperdibili del Salar

Nel percorso classico attraverso il salar ci sono tappe che raccontano storie diverse: l’Isla Incahuasi, un isolotto roccioso ricoperto di cactus colonnari che in stagione secca può essere raggiunto in fuoristrada e dove le piante possono superare i dieci metri; gli Ojos del Salar, piccole pozze dove l’acqua sotterranea emerge attraverso la crosta salina; e il Playa Blanca Salt Hotel, il primo edificio realizzato interamente con blocchi di sale, oggi non più operativo ma ancora incluso nelle tappe turistiche per il suo valore simbolico. Nei pressi di Uyuni si visita anche il Cementerio de Trenes, con carrozze arrugginite appartenenti al trasporto di stagno e argento tra Potosí e il Pacifico nel XIX e XX secolo, e la Plaza de las Banderas dove i viaggiatori lasciano traccia del proprio passaggio.

Salar de Coipasa e ambienti meno frequentati

Per chi cerca un’esperienza lontana dai flussi turistici, il Salar de Coipasa è un’alternativa interessante: più piccolo rispetto al suo vicino più celebre e accessibile soprattutto nella stagione secca, quando si riduce il rischio di allagamenti. Intorno al vicino Lago Coipasa la fauna tipica delle altitudini si mostra in modo discreto ma significativo: si osservano spesso fenicotteri andini, vigogne, svassi argentati e ibis della puna. Questo ambiente meno antropizzato offre la possibilità di apprezzare interazioni tra fauna e habitat che, pur essendo fragili, conservano una forte autenticità paesaggistica.

Conservazione e fragilità

Le saline e le lagune dell’altiplano sono ecosistemi vulnerabili dove la presenza di minerali, la dinamica delle piogge e l’uso umano si intrecciano: la protezione di questi luoghi passa attraverso la gestione delle visite, la ricerca e il rispetto delle normative delle riserve. In aree come la Reserva Nacional de Fauna Andina Eduardo Avaroa si trova un mosaico di bacini salini e vulcani che ospitano ambienti sensibili; la sfida è mantenere l’accessibilità per chi desidera conoscere questi paesaggi senza compromettere la loro integrità, un equilibrio che richiede attenzione e pratiche turistiche responsabili.

Le lagune cromatiche: Laguna Colorada, Laguna Verde e Laguna Blanca

Il sud della riserva è famoso per lagune la cui colorazione è determinata da minerali e micro-organismi: la Laguna Colorada, a 4.278 metri di quota e con profondità inferiore al metro, mostra tonalità dal rosso mattone all’arancio a causa di alghe pigmentate e microrganismi che prosperano nelle acque saline; lungo le sponde i depositi di borace e magnesio creano contrasti bianchi molto scenografici. Proprio qui si riproducono migliaia di fenicotteri appartenenti alle tre specie sudamericane, e l’area è stata riconosciuta come zona umida ai sensi della Convenzione di Ramsar nel 1990, a testimonianza del suo valore naturalistico.

Variazioni di colore e pericoli chimici

Appena a sud-ovest, ai piedi del vulcano Licancabur e vicino al confine con il Cile, si trovano la Laguna Blanca e la Laguna Verde, separate da un sottile istmo. La prima appare candida per l’elevata concentrazione di borace, mentre la seconda assume toni smeraldo dovuti alla presenza di arsenico, magnesio e carbonato di calcio in sospensione. Il vento sposta i sedimenti sul fondo e può intensificare o attenuare il colore, ma la presenza di arsenico rende la Laguna Verde tossica per molte specie, motivo per cui i fenicotteri non la frequentano abitualmente.

Scritto da Giulia Lifestyle

Scoprire Cape Town: arte, natura e sapori tra Table Mountain e le Winelands

Leggi anche