Camminare la Via del Marmo da Candoglia a Milano: guida e tappe

Un itinerario di 130 chilometri tra acqua, ingegneria e storia che racconta come il marmo è arrivato al Duomo di Milano.

Ci sono luoghi il cui nome apre una mappa di immagini: pronunciare Panperduto o Candoglia richiama subito canali, dighe e barconi carichi di blocchi destinati a una cattedrale. La Via del Marmo è proprio questo: un cammino che mette in fila paesaggio naturale e infrastrutture create dall’uomo, unendo il Verbano a Milano lungo quasi 130 chilometri.

Percorrerla significa attraversare territori dove l’acqua è stata orientata, incanalata e sfruttata per trasporto, agricoltura ed energia.

L’itinerario è stato progettato e reso fruibile grazie alla collaborazione tra la Città Metropolitana di Milano, il Consorzio di Bonifica Est Ticino Villoresi, la Veneranda Fabbrica del Duomo e l’Arcidiocesi di Milano – Servizio Pastorale Turismo.

Il risultato è una via che può essere scelta come modello di mobilità sostenibile e valorizzazione del patrimonio industriale e naturale: si può camminare, pedalare, andare a cavallo o, dove possibile, seguire il tracciato via acqua con canoe e piccole imbarcazioni.

Dal bacino alle cave: origine e primo tratto

Il viaggio inizia idealmente dalle cave di Candoglia, affacciate sul lago di Mergozzo e legate storicamente alla costruzione del Duomo di Milano.

Fu Gian Galeazzo Visconti a privilegiare il marmo rispetto al mattone, dando il via a un sistema di approvvigionamento che ha sfruttato le vie d’acqua: la Toce, il Lago Maggiore e la rete di canali che connettono il Verbano alla pianura. Lungo le sponde del lago si incontrano località come Stresa e Arona, che conservano il fascino della villeggiatura di inizio Novecento, e il paesaggio suggerisce il passaggio graduale dalla natura alpina alla campagna lombarda.

Le cave e la logistica storica

Per secoli i blocchi di marmo furono caricati su zattere e barconi e convogliati lungo un sistema idraulico attento: il Naviglio Grande è stato il principale corridoio verso Milano, collegato alla città grazie a una serie di conche e bacini artificiali che facilitavano il trasporto su più livelli. I blocchi destinati al Duomo erano esentati dai dazi e spesso recavano la sigla A.U.F. (abbreviazione di “Ad usum fabricae”). Questa catena logistica rimase attiva fino al XX secolo, e l’ultima grande movimentazione per via d’acqua si concluse quando, il 31 marzo 1979, attraccò in Darsena l’ultimo barcone carico di ghiaia.

Infrastrutture d’acqua: dighe, canali e paesaggio modificato

Il tratto che da Sesto Calende scende verso il Ticino è segnato da una serie di opere idrauliche che raccontano la capacità umana di rimodellare l’ambiente. Tra le strutture più evidenti emergono la diga della Miorina, la grande diga di Porto della Torre e il complesso del Panperduto, progettato da Eugenio Villoresi. Accanto a questi sbarramenti si trovano alzaie, approdi e centrali idroelettriche che testimoniano l’uso multisfaccettato dell’acqua: irrigazione, produzione di energia e, storicamente, trasporto di merci.

Dal Ticino al Naviglio: tracce di un paesaggio antropizzato

Seguendo il corso del fiume e del canale Villoresi, la Via del Marmo attraversa campi, boschetti e aree dove la mano dell’uomo è evidente: si tratta di un paesaggio antropizzato che tuttavia conserva fascino e varietà. Attraverso località come Turbigo e Robecco sul Naviglio, con la sua Villa Gaia e il ponte degli Scalini, si accede al mondo dei Navigli milanesi. La progressiva vicinanza alla città si percepisce anche nella trasformazione delle sponde, che passano dalle rive quiete del lago alle rive animate della Darsena.

Come vivere la Via del Marmo oggi

La Via del Marmo offre percorsi per diversi livelli di esperienza: trekking a tappe per chi ama camminare, itinerari ciclabili per chi vuole coprire più chilometri in meno tempo e tratti navigabili per gli appassionati di canoa. È importante pianificare le tappe, consultare mappe aggiornate e prevedere il rientro nelle aree urbane dove il traffico può essere più intenso. Molti scelgono di alternare tratti a piedi a tratti in bicicletta o in autobus locale per adattare il viaggio ai propri tempi e alle condizioni del territorio.

Più che uno semplice percorso turistico, la Via del Marmo è una lettura del territorio: un’esperienza che unisce l’osservazione del paesaggio, la comprensione delle infrastrutture e la memoria storica del marmo di Candoglia che ha costruito il volto di Milano. Arrivare al Duomo dopo aver attraversato campi, canali e dighe regala la sensazione di essere protagonisti di un viaggio che intreccia natura, tecnica e storia.

Scritto da Staff

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