Casa di Anna Frank Amsterdam: storia

I viaggi fanno crescere, e a volte ci trasmettono emozioni forti. Questo è quello che succede con la casa di Anna Frank.

La Casa di Anna Frank è uno dei musei più incredibili e toccanti al mondo. Se ci si trova nei Paesi Bassi o specificamente ad Amsterdam, questa casa intrisa di storia merita sicuramente in visita.
Andiamo a scoprire la storia di questo museo, le vicende toccanti e indicibili che hanno coinvolto questa casa e il ruolo che ha avuto nella vita di queste persone.

Casa di Anna Frank, storia

Classe 1929, Anna Frank nasce a Francoforte, dove vive con i suoi genitori e sua sorella Margot. Negli anni ’30, la Germania visse una grande crisi. C’era una povertà diffusa e una grande scarsità di lavoro.

Tuttavia, Hitler si stava aprendo la strada verso il potere, accrescendo sempre più il suo numero di seguaci e sostenitori. Il leader antisemita perseguì una politica che vedeva gli ebrei come la causa di tutti i problemi della Germania.

A causa della disastrosa situazione economica e dell’odio antisemita, Anna e la sua famiglia si trasferirono in Olanda, dove suo padre Otto cominciò a commercializzare la pectina, un addensante per produrre la marmellata.
Molto presto, Anna fa dei Paesi Bassi la sua seconda patria. Impara l’olandese, frequenta la scuola e stringe delle amicizie importanti. Il padre trova anche qui delle difficoltà nel lavoro, infatti cercò di sperimentare mille idee e si ritrovò a vendere anche spezie ed erbe aromatiche.

Alcuni mesi dopo l’invasione della Polonia e l’inizio della seconda guerra mondiale, la Germania nazista invase anche i Paesi Bassi e l’esercito olandese si arrese di fronte all’inarrestabile potenza. Anche nei Paesi Bassi, furono approvate le leggi razziali, precedentemente introdotte in Germania nel 1938.

Tutti gli ebrei non potevano frequentare cinema, negozi, spazi pubblici. Non potevano nemmeno frequentare la scuola pubblica o essere padroni di aziende e imprese, tant’è che il padre di Anna perse il suo lavoro. A quel punto arriva l’obbligo di portare una stella di Davide cucita sul petto e si diffonde perfino la voce che gli ebrei debbano lasciare il Paese. La decisione di nascondersi, arrivò quando Margot ricevette una proposta di lavoro in Germania. I suoi genitori non si fidarono, pensando fosse un agguato, e cominciò così il loro lungo periodo di clandestinità.

Fortunatamente, i suoi ex colleghi gli diedero una mano, allestendo un rifugio segreto nel retro dell’ufficio, nascosto da una libreria girevole. Colei che aiutò per tutti quegli anni la famiglia Frank fu Miep Gieps, una dipendente della ditta, che fu anche colei che ritrovò il diario di Anna.

Ben presto, inoltre, i Frank furono raggiunti da Hermann e Auguste Van Pels, con loro figlio Peter, e più tardi da un dentista ebreo, Fritz Pfeffer. Così passarono i giorni, le settimane i mesi e cominciarono le prime tensioni tra coinquilini e tra Anna e sua madre.

Per il suo tredicesimo compleanno, prima di vivere in clandestinità, Anna ricevette in regalo un diario. Quel diario diventò l’amica che ad Anna mancava, l’amica a cui raccontava tutto. Quest’amica la chiamò Kitty.
Meno di un anno prima della fine della guerra, le due famiglie vennero scoperte e vennero deportate nei campi di concentramento, dove morirono. Solo Otto si salvò.

Casa di Anna Frank, museo

Il 3 maggio 1960, con la presenza di Otto Frank e Miep Gips, il rifugio segreto venne trasformato in museo e aperto al pubblico. Ancora oggi è possibile visitarlo al 263 di Prinsengracht, scoprendo un sacco di informazioni sul periodo di clandestinità dei Frank e toccando con mano quelle mura che hanno raccolto le speranze e il dolore di quelle persone.

Un’esperienza toccante, che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita.

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