Argomenti trattati
Il film Lee Miller, diretto da Ellen Kuras e interpretato da Kate Winslet, utilizza i luoghi di ripresa come strumenti narrativi: ogni scorcio contribuisce a restituire il clima e le tensioni dell’Europa a ridosso della Seconda Guerra Mondiale. In anteprima televisiva il film è annunciato per lunedì 20 aprile alle 21.15 su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW, ma il valore delle immagini sullo schermo nasce soprattutto dall’accurata scelta delle città e dei siti che hanno ospitato il set.
La produzione ha spaziato tra il centro urbano e i siti in rovina per costruire un paesaggio credibile: dalle strade riconoscibili di Londra alle coste dell’Adriatico, fino alle vie e agli edifici di Budapest. In questo testo esploriamo perché queste location sono state selezionate, quali atmosfere hanno contribuito a creare e in che modo elementi reali — come un arboreto secolare o un resort abbandonato — siano stati trasformati in scenografie capaci di evocare un’epoca.
Il racconto e l’uso delle location
Il film segue la trasformazione di Lee Miller da modella a fotografa e poi a corrispondente di guerra, e le location accompagnano quella crescita professionale e umana. Le scenografie esterne servono a mostrare non soltanto la distruzione fisica ma anche il clima sociale: uffici di riviste, quartieri bombardati e margini di città offrono contesti diversi per il lavoro di reportage della protagonista.
La scelta di girare in luoghi reali ha permesso alla regia di lavorare sul contrasto tra bellezza e rovina, enfatizzando la forza narrativa delle immagini d’epoca.
La protagonista e il cast sul set
Oltre a Kate Winslet nel ruolo centrale, il film mette in scena un cast internazionale che include Andy Samberg, Alexander Skarsgård, Marion Cotillard, Josh O’Connor e Andrea Riseborough.
Le interazioni tra questi personaggi richiedono set variegati: interni eleganti per il mondo della fotografia commerciale, spazi militari e aree urbane devastate per il reportage bellico. La produzione ha alternato riprese in esterni e sequenze in studio, integrando effetti per rendere uniforme l’ambientazione storica e garantire coerenza visiva tra le diverse città scelte come location.
Dubrovnik: fortezze, giardini e resort in rovina
Dubrovnik è stata una delle scelte più emblematiche: le sue mura, il contrasto tra mare e pietra e i panorami elevati si prestano a ricreare antichi porti e città costiere colpite dal conflitto. Tra i luoghi riconoscibili c’è il Trsteno Arboretum, un giardino secolare che con i suoi viali e le piante provenienti da diversi continenti offre scorci capaci di evocare paesaggi privati e momenti di tregua. L’arboreto è stato impiegato per scene che richiedevano un’atmosfera contemplativa e un senso di temporalità che solo un patrimonio botanico storico può comunicare.
Il Kupari Tourist Resort e il fascino della decadenza
A poca distanza da Dubrovnik si trovano le rovine del Kupari Tourist Resort, un complesso ricettivo costruito tra gli anni Venti e successivamente riservato alle famiglie degli ufficiali jugoslavi. Oggi i resti del resort, tra piscine vuote e facciate bruciate, offrono una scenografia naturale ideale per le sequenze di distruzione e abbandono. Il Grand Hotel Kupari, in particolare, con la sua architettura imponente e gli spazi aperti, è servito per evocare il decadimento di strutture che un tempo incarnavano lusso e stabilità.
Budapest e Londra: ricostruire l’Europa sventrata
Nella capitale ungherese la produzione ha sfruttato vicinanze come la Basilica di Santo Stefano e la Biblioteca Nazionale per rappresentare scorci urbani ricchi di storia, ma adattabili alle esigenze di ricostruzione cinematografica. Budapest è stata scelta per la sua capacità di fungere da palcoscenico europeo flessibile: piazze ampie, vie dall’aspetto storicizzato e interni monumentali hanno permesso di ricreare diversi centri cittadini colpiti dal conflitto.
Londra, infine, è utilizzata sia per le scene che documentano l’impegno della protagonista nel mondo del giornalismo — con riferimenti al lavoro per British Vogue — sia per sequenze che rimandano alla lunga esperienza della città durante la guerra. Tra ricostruzioni di uffici editoriali e vedute metropolitane, la capitale inglese aiuta a completare il ritratto di una Europa in cui il coraggio individuale si confronta con eventi storici di portata collettiva.
Nel complesso, la ricerca meticolosa di location reali e il ricorso a spazi abbandonati o storici hanno permesso al film di restituire non solo il viso della guerra ma anche la sua voce: una narrazione che unisce l’occhio del fotografo alla concretezza dei luoghi, trasformando strade, giardini e palazzi in testimonianze vive di un passato complesso.



