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Dal 27 marzo (apertura alle 18) al 3 maggio 2026 lo spazio creativo AMIGDALAB di Roma (via Tirso 76) accoglie la personale Head di Luigi Bellinzoni, a cura di Gianluca Marziani. Le opere in mostra, realizzate principalmente a inchiostro su carta, propongono una riflessione sui volti come territori e non semplici identità, invitando il pubblico a un confronto che oscilla fra disturbo e partecipazione emotiva.
Qui la testa diventa fulcro simbolico: un nucleo che concentra percezione, memoria e immaginario.
Un’immagine atemporale: le opere e il loro linguaggio
Le carte esposte mostrano teste che emergono gradualmente dal fondo, spesso in modo inquietante, come se fossero reperti tratti da un paesaggio di memorie. Lavorando con matita, grafite e inchiostro, Bellinzoni costruisce superfici in cui il segno ripete micro-movimenti: una compressione del tempo che rende ogni figura sospesa tra presenza e assenza.
I tratti, ora materici ora sottili, creano un continuum tra astrazione e figurazione; le teste non sono ritratti convenzionali ma sognogrammi d’inchiostro fossile, immagini che rimandano a echi arcaici, cyborg immaginari e memorie sedimentate.
L’approccio curatoriale di Gianluca Marziani
Secondo Gianluca Marziani i tredici volti inclusi nella mostra operano come soggetti autonomi, manifestando una bellezza che rifiuta i codici estetici dominanti.
Per il curatore le opere sono spazi di tensione dove corpo e anima si rispecchiano reciprocamente, restituendo una sensazione di tempo circolare e di appartenenza diffusa. Lo sguardo dell’osservatore, inizialmente messo alla prova, si apre progressivamente: i volti diventano compagni silenziosi che attenuano i pregiudizi e riorientano emozioni e memorie verso una totalità sempre desiderata ma irraggiungibile.
Tecnica e materiale: il disegno come rito
Il laboratorio plastico di Bellinzoni è il foglio di spessa cellulosa, dove il gesto è misurato e ripetuto. Questo disegno fatto di movimenti minimi crea una grammatica grafica che sfrutta la compresssione del tempo nello spazio ridotto della carta. Le superfici presentano alternanze di monocromia e inserti figurativi, con stratificazioni che ricordano la pelle come archivio di esperienze. Il risultato è un insieme di immagini bidimensionali che conservano, però, un’energia quasi geologica: le teste appaiono come formazioni compatte, oggetti sensoriali che guardano oltre il singolare spaziotempo.
La trasformazione della pelle visiva
Nel lavoro di Bellinzoni la pelle dei volti non è mai stabile: si modifica attraverso segni informali e precise abrasioni, producendo una fisionomia in continuo divenire. Questa pelle traduce memorie in superfici, facendo emergere frammenti di archeologia emotiva e riferimenti iconografici che sfuggono a collegamenti immediati. L’effetto è quello di figure che sembrano nate prima delle categorie del ritratto, quasi fossili di una coscienza collettiva che sopravvive al tempo storico.
Biografia e percorso dell’artista
Luigi Bellinzoni, nato a Roma e oggi residente in città, ha studiato Giurisprudenza (laurea 1989) mantenendo però un impegno costante con la pratica artistica sin dagli anni Ottanta. Ha completato la formazione a Londra con un degree in Fine Art – Scultura al Chelsea College of Art (1990-1993), ambiente che lo ha avvicinato all’arte concettuale. Nel corso della carriera ha collaborato come assistente in contesti e studi importanti e ha sperimentato con matita, grafite e inchiostro. Dopo una lunga pausa, legata anche a impegni professionali nel settore audiovisivo, ritorna ora in esposizione con una rinnovata fase creativa.
Evento inaugurale e dimensione performativa
All’opening della mostra, oltre al percorso espositivo, una performance gastronomica curata da Anna Paola Lo Presti accompagnerà l’esperienza: la proposta di una Mille Feuille verticali alla fragola diventa metafora sensoriale del lavoro di Bellinzoni. Lo Presti interpreta le stratificazioni delle opere attraverso contrasti di dolce e salato, evocando come lo strato superficiale nasconda tensioni interne. L’invito al pubblico è quindi duplice: osservare le teste in mostra e lasciarsi attraversare da una memoria gustativa che riflette la fragilità e la stratificazione delle immagini.
La rassegna Head a AMIGDALAB propone così un’occasione per confrontarsi con un linguaggio che rilegge la rappresentazione del volto, offrendo un’esperienza che unisce analisi formale, immaginario collettivo e suggestioni multisensoriali. La mostra rimane aperta al pubblico dal 27 marzo al 3 maggio 2026.



