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20 Ottobre 2026

Scoperte archeologiche e vitigni autoctoni: il vino sardo

Dalle antiche pozze di Cabras ai vigneti moderni, la Sardegna svela un patrimonio vinicolo sorprendente

Scoperte archeologiche e vitigni autoctoni: il vino sardo

Nel 2008, mentre si costruiva una rotatoria a Cabras, gli scavi archeologici hanno portato alla luce un vero e proprio tesoro: migliaia di vinaccioli conservati in antichi pozzi. L’archeologa Anna Depalmas dell’Università di Sassari, insieme alla sovrintendenza di Cagliari-Oristano ha iniziato le ricerche presso il sito di Sa Osa una falda acquifera databile tra 1300 e 1100 a.C.. L’incredibile stato di conservazione ha permesso di ricostruire la dieta dei nuragici, dimostrando che il vino era già parte integrante del loro quotidiano.

Scavi a Sa Osa: il laboratorio naturale dei vinaccioli

Il clima umido e l’assenza di ossigeno nei pozzi hanno trasformato quelle cavità in una specie di frigorifero sotterraneo, dove i vinaccioli hanno mantenuto intatta la loro forma slanciata per più di tre millenni. L’analisi del DNA e la morfometria computerizzata hanno rivelato una sorprendente affinità con le varietà moderne di Malvasia e Vernaccia due simboli della viticoltura sarda. Accanto ai residui di uva, sono emersi semi di fico, resti di pesci, ossa di animali, grano duro e prugne selvatiche, suggerendo una dieta varia e una conoscenza avanzata di tecniche di conservazione come la salatura.

Selezione artificiale nella civiltà nuragica

Gli archeologi hanno notato che i semi domestici ritrovati sono più allungati rispetto a quelli selvatici, segno di una selezione artificiale operata dagli abitanti. Probabilmente utilizzavano la propagazione per talea, prelevando rametti dalle viti più promettenti per clonarle. Questo processo avrebbe favorito mutazioni verso acini a bacca bianca, anticipando pratiche enologiche che sarebbero poi state perfezionate nei secoli successivi.

Dal vigneto di Cabras alla prima DOC: la leggenda della cantina Contini

Nel 1895 Salvatore Contini aprì a Cabras un emporio che già commercializzava vino. Tre anni più tardi, insieme a sua moglie Anna Maria Dessì fondò la cantina Contini la più antica dell’isola, attestata dal 1898. Dopo la morte di Salvatore nel 1936, il figlio Attilio portò avanti l’attività, esportando la Vernaccia di Oristano verso mercati internazionali. Nel 1971 la Vernaccia ottenne la prima denominazione di origine controllata (DOC) della Sardegna, segnando l’inizio di una valorizzazione sistematica dei vitigni locali.

Oggi, alla quinta generazione, la cantina continua a curare il Vernaccia con affinamenti in botti di rovere o castagno, dove il contatto con i lieviti forma un velo flor che sviluppa aromi di mandorla e frutta secca. Tra le etichette più celebrate troviamo l’Antico Gregori Vernaccia di Oristano Riserva 1991 premiata con 100/100 dalla guida I 1000 vini d’Italia nel 2025. La struttura offre visite guidate e degustazioni nella storica barricaia dove riposano le bottiglie più longeve.

I vitigni autoctoni che definiscono l’identità sarda

Oltre alla celebre Vernaccia di Oristano la Sardegna custodisce una ricca palette di vitigni autoctoni. Il Vermentino legato alla Gallura, produce il Vermentino di Gallura DOCG. Il Cannonau più diffuso nel Nuorese, è il rosso più rappresentativo dell’isola. Altre varietà come il Nuragus (Campidano), il Torbato (Alghero) e la Malvasia (Bosa, Cagliari) arricchiscono il panorama vitivinicolo.

Varietà minori, però, svolgono un ruolo cruciale per la biodiversità: NiedderaCaddiu e Maristellu sono in pericolo di scomparsa e vengono salvate grazie all’impegno della cantina Contini e di altri produttori artigianali. Anche il Semidano tipico di Mogoro, il Nasco di Cagliari-Oristano e il Monica rosso quotidiano diffuso su tutta l’isola, testimoniano la diversità di terreni e microclimi che caratterizzano la Sardegna.

La combinazione di tradizione millenaria, scoperta archeologica e rinascita contemporanea rende il vino sardo una delle storie più affascinanti del Mediterraneo, capace di collegare la vita dei nuraghi al bicchiere di oggi.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.