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16 Ottobre 2026

Scoperto relitto mediterraneo antico quanto la Piramide di Cheope

Un relitto sommerso vicino all'isola di Kekova contiene oltre 30 anfore e tre ancore e potrebbe risalire a un periodo contemporaneo alla costruzione della Grande Piramide.

Scoperto relitto mediterraneo antico quanto la Piramide di Cheope

Nel tratto di mare che bagna l’isola di Kekova, lungo la costa turca, sono emersi i resti di un’imbarcazione che potrebbe appartenere a un’epoca remota: tra i 4.400 e i 4.700 anni fa. La scoperta, guidata da un team universitario, descrive un relitto nel quale la struttura lignea si è deteriorata ma il carico è rimasto intatto sul fondale, offrendo una sorta di capsula del tempo archeologica sotto la superficie.

Il ritrovamento comprende più di 30 anfore in ceramica e tre grandi ancore di pietra, elementi che insieme consentono ipotesi puntuali su funzione, dimensioni e possibile itinerario della nave. Gli studiosi stimano che l’imbarcazione misurasse circa 10 metri e che fosse destinata al trasporto di merci via mare nel Mediterraneo orientale.

Caratteristiche del relitto e indice di datazione

La struttura lignea della nave non è più conservata, perciò non è stato possibile eseguire una classica datazione al radiocarbonio sullo scafo. Tuttavia, la tipologia delle anfore e le caratteristiche dei corredi ritrovati sul fondale permettono una stima cronologica: gli esperti collocano il relitto in un arco temporale compreso tra 4.400 e 4.700 anni un periodo che coincide con la costruzione della Grande Piramide di Cheope in Egitto. Il team di ricerca ha definito il sito come una vera e propria capsula del tempo sul fondo del mare perché il sedimento marino ha preservato materiali che sulla terraferma difficilmente sarebbero arrivati fino a noi.

Analisi del carico: anfore, ancore e possibili merci

Tra gli oggetti recuperati spiccano oltre trenta anfore di ceramica e tre ancore in pietra di grandi dimensioni. Le forme e le dimensioni delle anfore sono elementi chiave per gli archeologi: potrebbero indicare il contenuto trasportato, con le principali ipotesi rivolte a olio d’olivavino o resine vegetali merci comunemente scambiate nelle rotte del Mediterraneo antico. Le ancore in pietra, robuste e pesanti, suggeriscono inoltre tecniche di ancoraggio adatte a coste rocciose e baie riparate.

Ipotesi sulla rotta e contesto mediterraneo

Dal tipo di carico e dall’area del ritrovamento nasce l’ipotesi che la nave fosse partita da un porto lungo la costa levantina e si fosse diretta verso rotte verso Troia o Creta. Questa ricostruzione si basa su analogie con altri relitti mediterranei antichi e su conoscenze storiche sulle vie marittime del periodo. Il Mediterraneo orientale, già allora, fungeva da corridoio commerciale dove merci e tecniche circolavano tra città costiere e isole.

Confronti con altri ritrovamenti nel Mediterraneo

La scoperta non è isolata: in passato sono emersi relitti di epoche molto antiche, tra cui un caso nota- bile al largo della costa di Dokos, in Grecia, considerato fino ad oggi tra i più antichi. Altri rinvenimenti, come un relitto scoperto al largo dell’isola orientale di Cipro, hanno mostrato scenari simili di navi ancora cariche di anfore provenienti da aree come la Siria o l’antica Cilicia, lungo la costa dell’odierna Turchia. Questi confronti aiutano gli archeologi a collocare il nuovo ritrovamento in un quadro più ampio di scambi e rotte marittime nel periodo bronzo-antico.

Lo studio del carico, la morfologia delle anfore e il contesto geologico del sito saranno elementi fondamentali per affinare le ipotesi sulle merci e sulle origini del carico. Le future analisi chimiche sui residui all’interno delle anfore potrebbero fornire conferme precise sulle sostanze trasportate e contribuire a ricostruire le relazioni economiche e culturali tra le aree costiere mediterranee.

La scoperta di Kekova amplia la mappa delle testimonianze sommerse del bacino mediterraneo e offre nuove tracce per comprendere come funzionavano le reti commerciali marittime migliaia di anni fa. Ogni anfora, ogni ancorotto di pietra e ogni frammento restituito dal mare diventa così un tassello prezioso per ricostruire la vita e i commerci delle comunità costiere del passato.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.