Le perle di vetro prodotte a Murano sono il risultato di secoli di maestria artigianale, di botteghe tramandate di generazione in generazione e di gesti che si sono conservati nel tempo. L’UNESCO le ha inserite nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità riconoscendo il valore unico di una tradizione che vive ancora nel cuore della laguna veneziana.
Per tutelare, valorizzare e diffondere questo patrimonio, il Comune di Venezia e la Fondazione Musei Civici di Venezia-MuVE hanno lanciato il Progetto Perle. L’iniziativa coniuga conservazioneinnovazione digitale e formazione offrendo anche un archivio 3D accessibile in realtà virtuale, che permette a chiunque di esplorare le opere senza rischiare danni fisici.
Il progetto “Perle”: conservazione, digitale e formazione
Il percorso “Perle” si articola in quattro pilastri: protezione dei manufatti, digitalizzazione avanzata, attività didattiche per le nuove generazioni e divulgazione internazionale. Il archivio 3D frutto di scanner ad alta risoluzione, rende disponibile online una replica virtuale delle perle più emblematiche, consentendo studiosi e curiosi di studiarne la struttura a livello microscopico. Parallelamente, a ottobre il tour ha toccato Murano, Burano e Torcello, con la collaborazione del Festival delle Idee, la cui programmazione rimane aperta fino al 30 ottobre e prevede spin-off a novembre.
Muriel Balensi e la maestria della lavorazione a lume
Nel suo atelier di Murano, la perlera francese Muriel Balensi condivide la rara tecnica a lume una pratica che richiede una fiamma costante per evitare che il vetro si frantumi. “Il vetro di Murano deve restare in fiamma; altrimenti si spacca”, spiega Balensi, descrivendo come bastoncini di vetro vengano riscaldati e modellati con precisione. Il colore, secondo l’artista, è un mistero che si svela solo al raffreddamento: “A caldo non si possono capire i colori, si può solo immaginare”.
Balensi si è trasferita a Murano 18 anni fa, attratta dalla bellezza del materiale. Nonostante le prime difficoltà di integrazione, ha costruito la sua reputazione nella comunità dei vetrai guadagnandosi il rispetto dei maestri: “La base è uguale per tutti, ma il vetro è come la musica, con sette note abbiamo Mozart e i Rolling Stones”. Oggi, a causa della situazione economica, la lavorazione a lume è preferita alla fornace tradizionale, poiché consente maggiore flessibilità e minor consumo di gas.
Il distretto del vetro di Murano: numeri, imprese e prospettive
Il distretto si avvale di 160 imprese che impiegano 928 persone generando un fatturato diretto di circa 180 milioni di euro. Se si considerano gli effetti a catena nella filiera — materie prime, energia, logistica, distribuzione e attività creative — il valore sale a 288 milioni di euro. Molte realtà sono a conduzione familiare, con nomi storici come Barovier, Moretti e Zanetti, quest’ultimo anche sede di una scuola del vetro.
Le sfide principali riguardano l’aumento dei costi della fornace legati al prezzo del gas e la necessità di finanziamenti per sostenere l’export. Uno studio dell’Ufficio Studi di Banca Ifis evidenzia una crescente domanda di capitale per affrontare le barriere tecnologiche e l’internazionalizzazione. Nel 2027, il Museo del Vetro intraprenderà lavori di ampliamento di 1300 mq nelle ex conterie, ospitando venti lampadari del XXI secolo e la mostra personale Babel di Marco Toso Borella, in corso fino al 30 marzo 2027.
Rinnovamenti del Museo del Vetro e mostre recenti
Il nuovo spazio museale, parte della rete dei quattordici musei della Fondazione Musei Civici di Venezia, consentirà una migliore fruizione delle opere più significative, dai maestri storici alle installazioni contemporanee. La mostra “Babel” affronta il tema dell’incomunicabilità nell’era dei social media e dell’intelligenza artificiale, utilizzando vetro e graffito su foglia d’oro per tradurre il concetto di isolamento digitale.
Burano: crescita dei visitatori e il programma “Artigiano del Merletto”
Nel 2025, il Museo del Merletto di Burano ha registrato un aumento del 10 % di visitatori rispetto al 2024, con una provenienza del 27,4 % dall’Italia, 15,4 % dagli Stati Uniti e 14,4 % dalla Francia. Fino all’8 gennaio 2027, è possibile ammirare i “Merletti d’Autore”, focalizzati sugli anni Venti e Trenta del Novecento, mentre le maestre continuano a produrre pezzi dal vivo nella sala storica. Il percorso formativo “Work Experience ‘Artigiano del Merletto di Burano’” mira a preservare questo patrimonio immateriale, trasmettendo le competenze a giovani artigiani.
