In un’epoca in cui gli incendi boschivi stanno diventando sempre più frequenti e devastanti, una soluzione naturale e inattesa sta emergendo: l’uso di capre e vacche per prevenire la propagazione delle fiamme. Questo approccio, noto come agroforestazione combina allevamento e gestione del territorio per creare fasce tagliafuoco che riducono il rischio di incendi.
Le capre come alleate contro il fuoco
Le capre sono tra gli animali più efficaci nel brucare arbusti spinosi e piante secche, che sono altamente infiammabili. Questo le rende perfette per creare fasce tagliafuoco aree in cui la vegetazione è ridotta al minimo per limitare la propagazione degli incendi. In Spagna, questa tecnica è stata adottata con successo in regioni come Ávila, Madrid e Galizia, dove gli incendi hanno causato gravi danni.
Raquel Tejedor, tecnica di ricerca presso il Centro Tecnologico Forestale della Catalogna (CTFC), ha sottolineato il potenziale di questa strategia, soprattutto nelle zone di confine tra pascoli e aree boschive. La Commissione Europea sostiene diversi progetti legati a questa tecnica, riconoscendone l’efficacia nel ridurre la quantità di vegetazione secca e uniforme.
Le vacche Cachena: un aiuto inaspettato
Oltre alle capre, in Spagna vengono utilizzate anche le vacche Cachena una razza particolare piccola e agile che può raggiungere la vegetazione anche in terreni non pianeggianti. Questo rende le Cachena particolarmente adatte per il pascolo in aree difficili da raggiungere, contribuendo ulteriormente alla prevenzione degli incendi.
Tuttavia, mantenere e gestire i greggi necessari per questa tecnica può essere costoso. Per questo, le autorità locali stanno finanziando i pastori, sostenendo che sia un investimento ben speso per la prevenzione. Questo approccio è adatto solo ad alcuni territori e deve essere integrato con altre pratiche di gestione del territorio.
L’uso delle capre in California e Italia
L’uso delle capre come strumento di prevenzione non è limitato alla Spagna. All’inizio del 2026, in California, uno degli stati americani più colpiti dagli incendi, sono stati utilizzati greggi di capre nell’area di Fresno per pascolare il cardo giallo, una pianta altamente infiammabile. Anche in Italia, questa tecnica è stata adottata: sul monte Magnodeno, a Lecco, nel 2026 sono stati assegnati ai pastori della zona ampi appezzamenti di terreno comunale per creare greggi che ripulissero la zona da arbusti secchi.
In Italia, la situazione degli incendi boschivi è particolarmente preoccupante. Secondo il rapporto Italia in fumo 2026, gli incendi stanno diventando sempre più frequenti e anticipati rispetto alla stagione estiva. Tra il 1° gennaio e il 15 giugno 2026, sono stati censiti 469 roghi, con un incremento superiore al 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo anticipo della stagione degli incendi è un segnale allarmante che richiede strategie di prevenzione più mirate.
La geografia del fuoco in Italia
La distribuzione territoriale degli incendi in Italia sta cambiando. Se in passato il fenomeno interessava prevalentemente alcune aree del Mezzogiorno durante l’estate, oggi le fiamme colpiscono con maggiore frequenza territori che tradizionalmente non erano considerati ad alto rischio nella prima parte dell’anno. Il Piemonte e la Liguria, ad esempio, hanno registrato un aumento significativo degli incendi nei primi mesi del 2026.
Il Sud della Penisola resta comunque la parte maggiormente esposta. Sicilia e Calabria continuano a rappresentare le aree più colpite sia per numero di roghi sia per estensione delle superfici devastate dalle fiamme. La Sicilia, in particolare, ha registrato migliaia di ettari già andati distrutti nei primi mesi del 2026, con una parte consistente degli incendi che ha interessato anche siti appartenenti alla rete europea Natura 2000.
Tuttavia, è essenziale integrare questa strategia con altre pratiche di gestione del territorio e investire in politiche preventive per mitigare il rischio di incendi boschivi, soprattutto in un contesto di cambiamento climatico e aumento delle temperature.
