Viaggiare per partecipare a un ritiro in un monastero significa entrare in una comunità con regole precise, ritmi liturgici e usanze alimentari che spesso divergono dall’idea commerciale del retreat. In questo articolo mettiamo a confronto quattro esperienze reali: il Wat Suan Mokkh in Thailandia, il complesso di Koyasan in Giappone, la comunità di Camaldoli in Toscana e il Monastero of Christ in the Desert nel New Mexico.
Ogni luogo richiede una forma diversa di rispetto e adattamento: dalle procedure d’iscrizione agli orari delle preghiere, fino alle regole sul silenzio e al tipo di alimentazione servita. Di seguito i dettagli pratici e le specificità che distinguono queste comunità, utili per chi cerca un ritiro autentico e non una vacanza organizzata.
Koyasan, Giappone: gli shukubō e l’inverno di montagna
Sul monte Koya l’ospitalità tradizionale si chiama shukubō e comprende oggi circa cinquantuno templi aperti agli ospiti. Dormire in un tempio significa vivere secondo il calendario monastico: si consuma la cucina dei monaci, il shōjin ryōri una cucina vegetale che esclude carne, pesce, cipollotto e aglio, e predilige ingredienti stagionali. Le mattine possono includere la recitazione dei sutra, l’otsutome mentre durante la giornata sono offerte pratiche come l’ajikan (meditazione seduta), la meditazione camminata e lo shakyō (copiazione dei sutra).
Clima e accesso
L’inverno a Koyasan è vero inverno: le prime gelate possono arrivare all’inizio di novembre, la prima neve normalmente a metà dicembre e un manto nevoso che spesso resta fino a febbraio; le temperature in montagna sono indicativamente di circa dieci gradi in meno rispetto alla valle sottostante, quindi è necessario prevedere un abbigliamento adeguato. Si raggiunge il complesso partendo da Osaka con la linea Nankai Koya da Namba e proseguendo con la funicolare da Gokurakubashi. La prenotazione va fatta con anticipo attraverso i canali ufficiali dell’associazione degli shukubō.
Wat Suan Mokkh (Thailandia), Camaldoli (Toscana) e Christ in the Desert (New Mexico): tre modelli di accoglienza
Queste tre comunità illustrano approcci diversi alla gestione degli ospiti: dal sistema di accesso a sportello di Wat Suan Mokkh, alla struttura mista di Camaldoli, fino alle regole stringenti di durata e arrivo del monastero benedettino nel New Mexico. In comune hanno la richiesta di partecipazione attiva alle pratiche e il rispetto del silenzio.
Wat Suan Mokkh, Chaiya (Thailandia)
Il ritiro dell’International Dharma Hermitage dura dieci giorni e l’iscrizione avviene esclusivamente di persona: ci si presenta l’ultimo giorno del mese precedente entro le 15 e i posti sono assegnati a chi arriva prima. È previsto un colloquio con lo staff e la quota è fissa, non rimborsabile: 2.000 baht che coprono l’intero periodo. Il ritiro impone il silenzio immediatamente dopo l’orientamento e termina alle 5.45 dell’undicesimo giorno; la giornata tipo prevede sveglia alle 4, pasti e tè serale alle 18, e la cena non è servita. Tutte le attività programmate sono obbligatorie, eccetto lo yoga, e i cancelli chiudono alla sera con le luci spente alle 21.30.
Camaldoli, Casentino (Toscana)
La comunità del Sacro Eremo e la foresteria del monastero offrono due modalità di ospitalità: la foresteria principale dispone di circa centocinquanta posti con camere singole e multiple e servizi interni ed è adatta anche a gruppi; il Sacro Eremo, più raccolto, è pensato per ritiri personali e richiede il rispetto del silenzio notturno che inizia alle 21.30 e termina con le lodi mattutine. Non si prenota online: la procedura prevede un colloquio telefonico con il padre foresterario. Il territorio circostante include la Riserva di Sasso Fratino, con faggi plurisecolari e parte del sito UNESCO delle faggete vetuste europee, che conferisce al paesaggio un carattere particolarmente contemplativo in inverno.
Monastero of Christ in the Desert, Abiquiu (New Mexico, Usa)
La comunità benedettina accoglie al massimo dieci ospiti e organizza arrivi solo il martedì o il venerdì, con lunghezze di permanenza prestabilite: chi arriva di martedì resta dalle tre alle cinque notti, chi arriva di venerdì resta due notti. La giornata monastica è intensa, con liturgie dalle 4 del mattino alle 19.30 e la messa conventuale domenicale alle 9.15. I pasti vengono consumati in silenzio nel refettorio insieme ai monaci, con una dieta semplice che può includere pesce, pollame, riso e legumi. La prenotazione si effettua tramite il modulo sul sito del monastero e per informazioni pratiche è disponibile il contatto del guestmaster.
In tutte queste destinazioni, chi cerca un ritiro autentico deve prepararsi ad accettare limiti e rituali: dalla mancanza di prenotazioni online alla rigidità degli orari, dal tipo di cibo servito al rispetto del silenzio. Capire queste regole prima della partenza è parte integrante della pratica del ritiro stesso.



