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La recente edizione della Biennale Milano – Art Expo, ospitata dal 20 al 24 marzo negli spazi di Palazzo Stampa di Soncino a Milano, ha messo sotto i riflettori la ricerca di Enrico De Santis. Curata da Salvo Nugnes e valutata da una giuria che comprende figure come Giordano Bruno Guerri, Silvana Giacobini e Paolo Liguori, la manifestazione ha presentato centinaia di artisti da oltre sessanta nazioni e ha riservato una Menzione Speciale alle opere di De Santis.
Le opere esposte, tra cui Ruggine di Mare, Corvus Marinus III e Eyes Wide Shut Mask, rappresentano la cifra stilistica delle sue Esocalie: fotografie montate su elementi recuperati come porte, telai e scale, trasformati dall’artista in veri e propri supporti emotivi. In aprile alcune Esocalie saranno inoltre presentate alla The Crypt Gallery di Londra, proseguendo un percorso espositivo internazionale.
Origine e filosofia delle Esocalie
La genesi del progetto risale al 2009, quando De Santis trovò sul litorale adriatico una porta di legno trascinata dal mare e la trasformò nella prima Esocalia, intitolata Donne di Mare. Il termine stesso, Esocalie (marchio registrato), nasce dall’unione del greco exō («esterno») e kalòs («bello») e definisce un approccio che vuole portare la bellezza esterna all’interno delle nostre percezioni.
Questo concetto fa delle opere non semplici cornici ma veri e propri varchi, oggetti che mantengono la storia del loro uso e la trasformano in risorsa estetica.
La trasformazione dell’oggetto
Nel lavoro di De Santis gli elementi recuperati non sono mera scenografia: vengono restaurati, conservano i segni del tempo e dialogano con la fotografia stampata in Fine Art. Il procedimento genera una simbiotica fusione tra materia e immagine, dove la porta o la finestra trovata sul posto conserva la propria identità e allo stesso tempo diventa parte integrante del linguaggio visivo. L’operazione richiama concetti del ready-made, pur perseguendo un obiettivo estetico e narrativo ben definito.
Il percorso espositivo e i riconoscimenti
Il lavoro di De Santis ha incontrato nel tempo un crescente riconoscimento critico: a fine 2026 opere come Donne di Mare e Maria d’Africa sono entrate nella collezione adAstra, condividendo spazi con nomi storici dell’arte; nel luglio 2026 l’opera La Rosa nel Vento ha ottenuto il premio della critica alla Biennale di Genova, mentre a novembre 2026 la stessa opera è stata battuta all’asta da Sotheby’s alla Triennale di Milano per 3.200 euro. Nel 2026 le Esocalie hanno consolidato ulteriormente la loro presenza in adAstra, affiancando capolavori di artisti del Novecento.
Premi e rassegne recenti
Alla Biennale Milano 2026, oltre alla Menzione Speciale per le opere presentate, l’evento ha ospitato personalità del mondo della cultura e dello spettacolo e ha confermato la consegna del Premio Margherita Hack a figure distinte per impegno e talento. La cerimonia ufficiale di premiazione si è svolta il 21 marzo, in un contesto che ha incluso riconoscimenti e omaggi a carriere consolidate come quella di Riccardo Muti.
Itineranza internazionale e laboratori
Le Esocalie non restano confinate alla scena italiana: a marzo 2026 alcune opere sono entrate in esposizioni permanenti alla Galerie Artexpertise di Cannes e alla Galleria Mentana di Firenze, mentre per maggio 2026 è prevista una mostra alla The Crypt Gallery di Londra, sotto la chiesa di St Pancras. Dopo l’evento Interconnecting Lines di ottobre 2026, l’opera In Medio è rimasta esposta a Manhattan, consolidando la presenza newyorkese dell’artista. Nel frattempo De Santis continua a lavorare tra laboratori a Milano, nel sud del Molise e sull’isola di Creta per il recupero e il restauro dei materiali.
Perché le Esocalie parlano al pubblico
Le opere di De Santis funzionano come un antidoto alla frenesia visiva contemporanea: trasformando relitti quotidiani in superfici cariche di immagini, le Esocalie invitano a una lentezza contemplativa. Il valore non è solo estetico ma anche concettuale: ogni porta o finestra conserva una storia, e la fotografia diventa il mezzo per ricreare un dialogo tra interno ed esterno, tra memoria e paesaggio. Per visitatori, collezionisti e operatori culturali, questa poetica offre un modo originale di intendere il riuso come pratica artistica e come forma di resistenza alla banalità della produzione seriale.
Per informazioni sull’evento e sulle esposizioni successive è possibile consultare il sito ufficiale della Biennale Milano (biennalemilano.it) o seguire le comunicazioni della galleria che ospiterà le mostre itineranti.



