Gorée, l’isola del Senegal dove partivano gli schiavi

L’isola di Gorée era uno dei luoghi da cui partivano gli schiavi africani diretti verso le Americhe. A ricordare quel periodo c’è la Maison des Esclaves, una prigione trasformata in museo, ma l’isola ha anche altro da offrire.

Gorée ha un’atmosfera rilassata ed è la meta ideale per chi vuole fuggire dalla confusione di Dakar.

La prima cosa che colpisce di Gorée è la sua atmosfera tranquilla. Sull’isola i ritmi di vita sono rilassati e non ci sono il traffico e la confusione del centro di Dakar, la capitale del Senegal di cui Gorée è un dipartimento.

Da queste parti l’unico motivo di confusione sono i suonatori di djembe che si incontrano per strada, tra gli edifici coloniali dai colori pastello. Ma è proprio a causa di questo senso di tranquillità che viene difficile immaginare, appena sbarcati sull’isola, che Gorée è stata un luogo di ingiustizia e di sofferenza. Per trecento anni, dal XVI al XIX secolo, l’isola è stato uno dei porti d’imbarco utilizzati nella tratta degli schiavi africani verso le Americhe. A ricordare quell’oscuro passato c’è ancora oggi la Maison des Esclaves, la casa degli schiavi, che è stata trasformata in museo ed è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

La Maison des Esclaves non è l’unico punto di interesso storico e culturale di Gorée, poiché l’isola, che è grande appena 950 metri per 300, ospita anche altri musei. Coloro che sono interessati alla storia del Senegal, e in particolare al periodo coloniale, possono visitare il Museo Storico, mentre il Musee de la Femme ripercorre l’evoluzione del ruolo della donna nell’Africa Occidentale. Gorée dista appena 20 minuti di traghetto da Dakar e la maggior parte dei turisti la visita con un’escursione in giornata. Sull’isola vi sono alcune guesthouse e un paio di alberghi di fascia media, in cui possono pernottare coloro che desiderano calarsi nella rilassata atmosfera del luogo.

Maison des Esclaves

La Maison des Esclaves è la principale attrazione di Gorée ed è una visita obbligata per chiunque passi per Dakar. Costruita nel 1766, durante la colonizzazione francese del Senegal, la Maison des Esclaves era una prigione in cui gli schiavi venivano trattenuti prima del viaggio verso le Americhe. Le condizioni di vita erano disumane e gli spazi in cui venivano imprigionati gli schiavi erano davvero angusti. Ogni singola cella, della grandezza di 2,60 per 2,60 metri, poteva ospitare fino a trenta persone, che erano costrette a vivere in questo stato anche per diversi mesi. Una sala era utilizzata per pesare i prigionieri ed un cartello ricorda che potevano essere imbarcati soltanto gli uomini con un peso maggiore di 60 chili. Un altro cartello, posizionato su una porta che si affaccia sul mare, dice che quella era “la porte du voyage sans retour”, la porta del viaggio senza ritorno. Era di qui, infatti, che passavano gli schiavi diretti in America.

La Maison des Esclaves ha dunque un importante ruolo simbolico, quale luogo in cui viene preservata la memoria di chi fu vittima della tratta degli schiavi. Nel corso degli ultimi decenni, tuttavia, alcuni storici hanno affermato che il numero degli schiavi passati per di qui è decisamente inferiore alle cifre ipotizzate in passato. Sembra che per la Maison des Esclaves passassero soltanto alcune centinaia di schiavi all’anno, che corrispondono a una percentuale minima dell’intera tratta.

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