Argomenti trattati
Nel panorama recente del cinema italiano, Le città di pianura di Francesco Sossai si distingue per la scelta narrativa di rendere il territorio più che uno sfondo: una presenza viva e determinante. Presentato a Cannes 2026, il film ha attirato l’attenzione di pubblico e critica, diventando uno dei titoli più citati nelle conversazioni sul cinema contemporaneo italiano.
Le candidature al David di Donatello 2026 – sedici in totale, incluse categoria come miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura originale – consolidano la sua posizione di favorito nelle discussioni sui premi.
Si tratta di un road movie notturno che mescola toni scherzosi e momenti di malinconia, proponendo una visione del Veneto lontana dai percorsi turistici abituali.
La pellicola investiga piccoli gesti quotidiani, soste in bar di provincia e strade secondarie, costruendo un’atmosfera sospesa che riflette l’animo dei protagonisti. Questo equilibrio tra autenticità, ironia e spessore emotivo è uno dei tratti che ha convinto giurie e spettatori, trasformando il viaggio in macchina in un dispositivo narrativo centrale.
Trama e messa in scena dei personaggi
Al centro della storia ci sono Carlobianchi e Doriano, interpretati da Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla, due cinquantenni senza mezzi e senza una direzione precisa, impegnati in un rituale notturno: vagare con l’auto alla ricerca dell’ultimo bicchiere. L’incontro con Giulio, giovane studente di architettura interpretato da Filippo Scotti, introduce un elemento di rottura e di cambiamento. L’affiatamento tra generazioni diventa così il motore della vicenda, offrendo spunti sul rapporto tra passato e presente e sulle possibilità di cambiamento personale.
Dinamiche generazionali e temi cardine
La narrazione esplora temi universali come l’amicizia, la perdita del tempo e la ricerca di significato attraverso dialoghi e soste apparentemente banali. Il film utilizza il rituale della bevuta notturna come cifra simbolica per mettere a nudo stati d’animo e relazioni: ogni tappa è un’occasione per ascoltare, confrontarsi e, talvolta, rivelarsi. In questo contesto, il tono alterna leggerezza e intensità, costruendo un percorso umano in cui il viaggio esteriore riverbera sul viaggio interiore dei personaggi.
Il Veneto come elemento narrativo
La pianura veneta non è solo uno scenario visivo, ma una componente che plasma decisioni, incontri e percezioni dei protagonisti. Il film evita immagini stereotipate per restituire un Veneto stratificato, fatto di piccoli centri, campagne e coste urbane. Attraverso inquadrature che privilegiano l’ordinarietà – strade secondarie, insegne di bar, piazzette notturne – la regione diventa una presenza capace di incidere sul ritmo e sull’umore della storia, conferendo autenticità all’esperienza visiva.
Location: tappe e punti di riferimento
Le riprese hanno attraversato diverse province del Veneto, restituendo un mosaico territoriale ampio e variegato. Tra le località coinvolte spiccano Sedico, Feltre e Cesiomaggiore in provincia di Belluno, insieme a Cadoneghe e Brugine nella provincia di Padova. Il percorso tocca anche il veneziano con soste a Noale e Chioggia, e approda in Venezia con scene ambientate nel sestiere di Santa Croce e nell’area dei Tolentini. Ogni luogo è scelto per il suo potenziale narrativo, più che per il suo valore iconico.
Scelte registiche e identità visiva
Il lavoro di Sossai sulle location è il risultato di una ricerca accurata: scegliere ambienti che parlino della contemporaneità veneta significava evitare scorci turistici abusati e concentrarsi su luoghi che raccontassero vite ordinarie. Il regista impiega la macchina come dispositivo di racconto, e la fotografia valorizza la luce notturna e i contrasti della pianura. Il memoriale Brion a San Vito di Altivole assume un ruolo simbolico in una scena chiave, offrendo un finale che somma riflessione e visione panoramica.
Dal bar di paese alla grande città
Il contrasto tra momenti intimi, come le conversazioni in un bar di provincia, e sequenze girate in ambienti urbani serve a costruire la tensione narrativa. Ogni spazio è trattato come un elemento scenico che contribuisce all’identità visiva del film: le strade secondarie diventano percorsi di memoria, i locali notturni sono micro-teatri dove emergono verità nascoste. Questa cura trasforma Le città di pianura in un viaggio cinematografico che racconta il Nord-Est italiano con profondità e delicatezza.
In sintesi, il film di Francesco Sossai propone un ritratto sensibile e non convenzionale del Veneto, usando la narrazione on the road per indagare relazioni umane e paesaggi sociali. La combinazione di territorio come personaggio, scrittura attenta e scelte di messa in scena ha reso questa pellicola una delle proposte più interessanti del cinema italiano recente, capace di trasformare luoghi familiari in spunti di riflessione profonda.



