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Una missione archeologica egiziana collegata al Consiglio Supremo delle Antichità ha portato alla luce la porzione inferiore di una statua colossale nell’area di Tell el-Faraoun, nel distretto di Al-Husayniya, governatorato di Sharqia. Il reperto, caratterizzato da chiari segni di regalità, è stato descritto come probabilmente riferibile a Ramses II, anche se gli accertamenti sono ancora in corso.
Il ritrovamento, reso pubblico attraverso le dichiarazioni ufficiali del segretario generale Hisham El-Leithy e di altri responsabili del Consiglio, apre nuove prospettive sul ruolo del sito nel panorama religioso e politico del delta orientale, evidenziando pratiche antiche di spostamento e riuso di manufatti reali.
Il ritrovamento e le sue caratteristiche
La porzione recuperata pesa tra le 5 e le 6 tonnellate e misura circa 2,20 metri di lunghezza. Nonostante lo stato relativamente precario del materiale, i frammenti mostrano particolari stilistici e attributi iconografici che suggeriscono una destinazione regale. Gli esperti ipotizzano che i pezzi appartengano a un insieme di tre statue, un motivo ricorrente in altri siti del governatorato, il che rafforza l’ipotesi di un’origine monumentale e cerimoniale.
Dimensioni, stato di conservazione e primi rilievi
Le condizioni conservative del frammento impongono un approccio cauto: la massa e le fratture richiedono interventi specialistici. I primi esami hanno evidenziato segni di lavorazione artistica raffinata, con elementi che rimandano a canoni reali del Nuovo Regno. Questo insieme di indizi permette agli archeologi di collocare il pezzo in un orizzonte storico preciso, pur mantenendo aperte le verifiche sul soggetto rappresentato e sulle circostanze del suo danneggiamento o spostamento.
Origine e significato storico
Secondo Mohamed Abdel-Badi, direttore del Dipartimento di Antichità Egizie, i primi studi indicano che la statua sarebbe stata trasferita in epoca antica da Pi-Ramses al sito allora noto come Imt (oggi Tell el-Faraoun), per essere riutilizzata all’interno di un complesso religioso locale. Tale pratica di trasferimento testimonia come i monumenti reali potessero essere mobilitati e reimpiegati per sottolineare continuità politica o sacralità territoriale, specie nelle regioni di confine tra centri regionali e poli del potere.
Il fenomeno del riutilizzo
Il riuso di statue e elementi monumentali è un fenomeno noto nella storia egiziana: lo spostamento di elementi da centri principali a siti secondari serviva spesso a legittimare strutture religiose o amministrative. In questo caso, l’ipotesi di un passaggio da Pi-Ramses a Tell el-Faraoun suggerisce una rete di collegamenti storici nel delta orientale che meritano approfondimento, perché illuminano dinamiche di potere, culto e memoria collettiva.
Conservazione, musealizzazione e scoperte correlate
Immediatamente dopo il ritrovamento, la porzione di statua è stata trasferita dal complesso templare al deposito del Museo di San el-Hagar per un restauro urgente e controllato. Le operazioni sono state avviate secondo rigorosi protocolli scientifici di conservazione, con l’obiettivo di stabilizzare il reperto e consentire analisi dettagliate senza compromettere le tracce superficiali e strutturali essenziali per la datazione e l’attribuzione.
Interventi conservativi e prospettive di studio
Il programma di restauro prevede rilievi tridimensionali, analisi dei materiali e studi sulle tecniche di lavorazione. Questi passaggi sono fondamentali per comprendere l’origine della statua e per pianificare eventuali esposizioni museali. Parallelamente, la scoperta avvia nuove campagne di scavo nell’area, in cui gli archeologi cercheranno ulteriori elementi associati al complesso templare che possano chiarire la storia del sito.
Altre testimonianze emerse nella stessa area
La zona ha già restituito manufatti di grande valore: nello stesso settore, lo scorso settembre, è stata rinvenuta una tavoletta di pietra con una nuova versione del celebre Decreto Canopico, il testo promulgato dal re Tolomeo III nel 238 a.C. che consacrava la famiglia reale e veniva diffuso nei principali templi. Questo ritrovamento, insieme alla statua, arricchisce il quadro storico-archeologico di Tell el-Faraoun, confermando la sua lunga e complessa funzione nel panorama religioso e politico della regione.
Nel complesso, il frammento colossale recuperato a Tell el-Faraoun non è solo un oggetto isolato: rappresenta un tassello significativo per ricostruire pratiche antiche di trasporto, riutilizzo e simbolismo regale nel delta orientale, e apre nuove strade di ricerca per comprendere le relazioni tra centri reali e siti regionali.



