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Il Torino Jazz Festival torna a colorare la città dal 25 aprile al 2 maggio 2026, preceduto da un’anteprima nei club dal 22 al 24 aprile. La quattordicesima edizione, diretta da Stefano Zenni, è costruita attorno al concetto di “The Sound of Surprise”, espressione recuperata dal critico Whitney Balliett per raccontare un jazz che non smette di stupire e dialogare con il pubblico.
Numeri importanti accompagnano il festival: 101 eventi distribuiti in 72 sedi e la partecipazione di 297 musicisti, segnando una presenza capillare sul territorio cittadino.
La manifestazione combina grandi nomi internazionali e forze emergenti con otto produzioni, di cui cinque originali, e otto esclusive, evidenziando una forte vocazione progettuale. Tra le novità spicca la creazione della Giovane Orchestra di Liberi Suoni, un percorso formativo che coinvolge 50 giovani musicisti tra i 16 e i 25 anni, e l’idea di un concerto realizzato da un trio di giovani direttori artistici.
Il sindaco Stefano Lo Russo ha sottolineato come il festival punti alla valorizzazione dei talenti locali e a un incremento di concerti gratuiti diffusi nei quartieri.
Programma e numeri chiave
La programmazione si articola in otto giorni ufficiali più tre di anteprima, con 81 concerti diffusi tra teatri, club e spazi culturali.
Il calendario include eventi in luoghi emblematici come l’Auditorium Giovanni Agnelli, il Museo Nazionale dell’Automobile, il Teatro Colosseo e l’Hiroshima Mon Amour, tra gli altri. Il format punta a rendere il jazz accessibile e multiforme, offrendo concerti, talk, proiezioni e iniziative come Jazz Talks, Jazz Cinema, Jazz Blitz e Jazz Special, pensati per ampliare il dialogo tra musicisti e pubblici diversi.
Sedi e produzioni
Le 72 sedi coinvolte permettono una lettura trasversale della città: teatri storici si alternano a luoghi non convenzionali, creando percorsi di ascolto inattesi. Le otto produzioni curate per l’edizione confermano l’investimento nella creazione originale, mentre le otto esclusive offrono prime assolute e progetti site-specific. Questo mix fra programmazione consolidata e sperimentazione posiziona il festival come polo creativo nel panorama europeo della musica dal vivo.
Artisti e appuntamenti principali
Il cartellone unisce nomi affermati e proposte emergenti: il 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, il festival si apre con Moni Ovadia e il Kassiber Ensemble in “Der Ghetto Swingers”, un incontro tra narrazione e musica che riporta alla memoria le orchestre jazz nei campi di prigionia. Tra gli altri momenti di rilievo: il progetto in prima assoluta con Bill Frisell e la regia visiva di Bill Morrison insieme a Eyvind Kang in The Great Flood (1º maggio); la presenza di formazioni come Irreversible Entanglements, la performance solista di Lisa Ullén e il gran finale con John Scofield e Gerald Clayton il 2 maggio.
Focus su proposte e debutti
Non mancano momenti inediti: dal collettivo italo-francese Weave4 alle esclusive come il Marc Ribot Quartet in collaborazione con Jazz Is Dead!, fino a progetti che mescolano street band, classica e beatbox come This Is Not an Orchestra. Sul fronte italiano, artisti come Fabrizio Bosso, la Italian Instabile Orchestra e maestri come Bruno Tommaso e Franco D’Andrea arricchiscono il palinsesto con linguaggi diversi e forte identità creativa.
Il festival dedica ampio spazio ai giovani e alle comunità: la Giovane Orchestra di Liberi Suoni nasce nell’ambito di Torino Futura con la guida di Pasquale Innarella e offre un percorso pratico per giovani musicisti. Lo Young Board ha poi promosso uno SPECIAL concepito da Mattia Basilico, Sonia Infriccioli e Fabrizio Leoni, tracciando un modello di responsabilità creativa condivisa. Parallelamente, i Jazz Blitz portano musica in strutture di comunità, mentre gli Special SwingAbili favoriscono performance inclusive che coinvolgono persone con disabilità, anziani e bambini in esperienze partecipative.
Reti e partenariati
Il TJF si sviluppa grazie al sostegno della Città di Torino e della Fondazione per la Cultura Torino, con partner come Intesa Sanpaolo, Iren, il Ministero della Cultura e la Fondazione CRT. Media partner come Rai Cultura e Rai Radio 3 contribuiscono alla visibilità, mentre coproduzioni con Seeyousound, Jazz Is Dead! e Flowers Festival testimoniano l’intento di creare dialoghi tra linguaggi artistici diversi.
In sintesi, il Torino Jazz Festival 2026 si propone come un laboratorio sonoro che coniuga memoria e innovazione, grandi ospiti e nuove leve, spettacoli a pagamento e eventi gratuiti diffusi: una settimana in cui il suono della sorpresa diventa filo conduttore di un racconto collettivo volto a rinnovare il rapporto tra musica e città.



