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Il governo spinge per estendere il price-cap anche a Q8

Eni e IP hanno imposto un limite ai prezzi del carburante, ma l’effetto sulla media nazionale è contenuto; ora il governo vuole allargare il provvedimento a Q8.

Il rincaro dei carburanti ha spinto il governo a chiedere alle principali compagnie di intervenire sul prezzo alle pompe. Da lunedì 28 settembre, Eni ha attivato un price-cap che fissa il massimo a 1,99 € per il litro di benzina e a 2,19 € per il litro di gasolio con l’obiettivo di alleggerire le famiglie e i pendolari.

L’iniziativa nasce in risposta a una serie di accise recentemente aumentate, che hanno spinto il costo medio nazionale verso livelli record.

Eni impone il limite di prezzo alla benzina e al diesel

Secondo i dati del Ministero delle Imprese, la media nazionale dei prezzi self-service è scesa di appena 0,007 € per la benzina (da 2,159 € a 2,152 €) e di 0,008 € per il diesel (da 2,377 € a 2,369 €) rispetto al giorno precedente.

Sulle autostrade, la diminuzione è più marcata: la benzina è passata da 2,254 € a 2,214 €, il gasolio da 2,459 € a 2,420 €. Con 3.813 stazioni sulla rete stradale (18,2 % del totale) e 102 in autostrada (23,2 %), la quota di Eni è comunque limitata rispetto all’intero mercato, il che spiega l’effetto “traino” ridotto osservato dalle associazioni dei consumatori.

Dati di consumo e prime reazioni

Nel primo giorno di applicazione, alcune stazioni hanno registrato code eccezionali: a Napoli, la pompa di via Cristoforo Colombo ha erogato più di 2.000 litri in tre ore e mezza, con cartelli “esaurito” sui distributori. Il fenomeno richiama le fasi di agitazione tipiche degli scioperi, segnalando che l’offerta limitata può rapidamente generare pressione sulla capacità di stoccaggio.

Ip si unisce al price-cap e amplia la copertura

Italiana Petroli (IP) controllata dal gruppo azero Socar ha annunciato di introdurre lo stesso meccanismo a partire sempre dal 28 settembre, pur senza comunicare ancora i valori esatti. Con circa 4.500 stazioni, IP rappresenta il 17,3 % della rete stradale e il 21,6 % di quella autostradale. Sommandosi a Eni, il numero totale di impianti vincolati al tetto supererà il 40 % dei distributori italiani, creando le premesse per un possibile effetto domino su operatori indipendenti.

Il governo avvia dialoghi con Q8 per estendere il tetto

Fonti del Palazzo Chigi hanno riferito che le autorità stanno contattando il gruppo kuwaitiano che gestisce Q8 in Italia, alla ricerca di segnali positivi per aderire al prezzo massimo. Se Q8 dovesse partecipare, la copertura del price-cap potrebbe superare il 60 % del mercato nazionale, fornendo un segnale di solidarietà verso le famiglie. Il Ministro degli Esteri ha già commentato il gesto definendolo un contributo volontario senza imposizioni fiscali.

Reazioni di consumatori, associazioni e settore dei trasporti

L’Unione nazionale consumatori ha sottolineato che, nonostante la capillarità di Eni, la diminuzione media dei prezzi è marginale: in autostrada il diesel è sceso di 3,9 centesimi (-1,59 %) e la benzina di 4 centesimi (-1,77 %). La presidente Massimiliano Dona ha avvertito che occorrerà attendere giorni per valutare se le altre insegne seguiranno l’esempio. Assopetroli-Assoenergia richiama l’estensione del tetto anche alle forniture all’ingrosso, temendo una distorsione competitiva se solo le grandi reti ne beneficiano. Federpetroli ha evidenziato che le pompe indipendenti, con margini ridotti, hanno registrato vendite tre volte superiori al giorno normale, ma temono esaurimenti di scorte.

Nel frattempo, il Comitato autotrasportatori siciliano ha annunciato uno sciopero di cinque giorni (dal 16 al 20 ottobre) per chiedere interventi più incisivi sul costo del carburante. La protesta è stata motivata dall’assenza di risposte concrete dal governo e dalla percezione che le misure finora adottate siano insufficienti per chi dipende quotidianamente dal diesel.

Prime conseguenze sul mercato e prospettive future

La combinazione di price-cap e recenti accise in rialzo ha generato una notevole confusione nei prezzi: se da un lato i valori indicati da Eni e IP sono più bassi rispetto a ieri, il diesel ha registrato un incremento di 3,1 centesimi rispetto a venerdì a causa dell’aumento delle accise di 6,1 centesimi. Inoltre, la corsa ai rifornimenti ha già provocato esaurimenti temporanei in diverse città, sollevando dubbi sulla sostenibilità della misura in assenza di un coordinamento più ampio lungo la filiera.

Secondo l’analisi del Centro Studi Unimpresa, il limite di 1,99 €/l per la benzina e 2,19 €/l per il diesel può tradursi in un risparmio medio di 80 € al mese per una famiglia con due auto, oppure tra 50 € e 160 € per le piccole imprese che utilizzano furgoni. Tuttavia, il beneficio reale dipenderà dall’estensione del tetto a distributori indipendenti e al mercato all’ingrosso, temi su cui le associazioni di categoria chiedono un tavolo di confronto con il governo.

Scritto da Beatrice Beretta

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