Bad Bunny a Milano: il reggaeton diventa fenomeno globale

Bad Bunny ha portato a Milano uno spettacolo che va oltre la musica, trasformando il reggaeton in un fenomeno globale e politico

Milano ha vibrato al ritmo del reggaeton con il concerto di Bad Bunny all’Ippodromo La Maura. Un evento che ha superato i confini della musica, diventando un vero e proprio manifesto culturale. Con quasi 80.000 spettatori, il concerto ha dimostrato che il pop mondiale non parla più solo inglese.

Il concerto, parte del Debí Tirar Más Fotos World Tour ha visto la partecipazione di un pubblico entusiasta che ha cantato ogni strofa in spagnolo. Bad Bunny, al secolo Benito Ocasio, ha scelto di non tradurre le sue canzoni, mantenendo salda la sua identità portoricana. Questo approccio ha portato oltre trenta sue canzoni a superare il miliardo di ascolti e il suo album Debí Tirar Más Fotos a vincere il Grammy come Album dell’anno nel 2026.

Un concerto tra tradizione e innovazione

Lo spettacolo ha iniziato con la band Chuwi portoricana come il protagonista. La prima parte del concerto ha sorpreso il pubblico con una grande orchestra che ha mescolato salsa strumenti tradizionali e momenti sperimentali. I ballerini, con i loro cappelli di paglia, hanno richiamato l’immagine dei lavoratori agricoli, creando un’atmosfera autentica e radicata nelle tradizioni.

Il brano Baile Inolvidable ha aperto con un lungo assolo di sintetizzatore, dimostrando la libertà esecutiva della band. Successivamente, Bad Bunny ha cambiato abito, passando da un elegante completo color crema a una giacca da ragazzo di strada e pantaloni larghi a tre quarti. Con hit come Tití Me Preguntó il concerto è diventato un autentico rave latino con laser, fuochi d’artificio e led lampeggianti.

La Casita: un simbolo di contraddizione

Il secondo atto dello spettacolo si è svolto nella La Casita una replica di una tipica abitazione portoricana. Questo simbolo delle battaglie di Bad Bunny contro la gentrificazione a Porto Rico è diventato il cuore dello spettacolo. Tuttavia, La Casita, situata in mezzo all’Ippodromo, era riservata a ospiti VIP, influencer e fan selezionati, creando una contraddizione con il messaggio di inclusione sociale dell’artista.

Nonostante questa contraddizione, Bad Bunny rimane un artista capace di incidere sul dibattito politico. Dalle sue prese di posizione contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump alla scelta di non portare il tour negli Stati Uniti per il timore di controlli dell’ICE, il cantante usa la sua popolarità come piattaforma civile.

Il reggaeton come linguaggio globale

Bad Bunny è il cuore musicale di Porto Rico, ma anche di Cuba, Brasile, Perù e Nicaragua. Il reggaeton, contaminato con salsa, bomba, musica jíbara, trap e pop, non è più un genere da classifica, ma un linguaggio globale e politico. Bad Bunny ne è il volto più autorevole, trasformando le sue radici locali in un fenomeno universale.

Il concerto a Milano ha dimostrato che oggi il centro della musica, a livello sociale, può trovarsi molto lontano dall’inglese. E che il centro del mondo può abitare e ballare, soprattutto, fuori dagli Stati Uniti.

Scritto da Beatrice Beretta

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