La decisione di introdurre un’autocertificazione antifascista per partecipare alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi ha scatenato un acceso dibattito tra la premier Giorgia Meloni e gli organizzatori dell’evento. La richiesta, che obbliga le case editrici a dichiarare il proprio impegno contro il fascismo e ogni forma di totalitarismo, è stata definita censura dalla premier, mentre gli organizzatori difendono la scelta come un’esigenza di chiarezza e unità.
La polemica è nata in seguito all’introduzione di un nuovo documento che gli editori devono firmare per partecipare alla 25esima edizione della fiera, in programma a Roma a dicembre. Il documento richiede agli editori di autocertificare il rispetto dei valori costituzionaliil ripudio del fascismo e l’impegno a non esporre o commercializzare materiali che facciano apologia del fascismo o che incitino all’odio e alla discriminazione.
La reazione di Giorgia Meloni
La premier Giorgia Meloni ha criticato duramente la decisione, definendola un atto di censura. In un post su X, Meloni ha scritto: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono.
La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica».
La premier ha anche criticato l’ipocrisia di chi chiede un’autocertificazione antifascista, ricordando che la stessa sinistra non ha reagito con la stessa veemenza ad altri episodi di discriminazione, come l’uso di adesivi per distinguere i negozi italiani da quelli gestiti da stranieri o la stesura di liste di proscrizione contro professori considerati non allineati.
Le reazioni della politica
La decisione di Meloni ha suscitato reazioni contrastanti nel mondo politico. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conteha criticato la premier, definendo la sua polemica surreale e chiedendo quando si occuperà dei veri problemi dell’Italia, come il carovita e le aziende che chiudono. Anche il leader di Azione-Sinistra Italiana, Nicola Fratoianniha criticato Meloni, affermando che la sua posizione conferma che non è antifascista.
Dalla parte della premier si è schierato il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacciche ha definito la richiesta di autocertificazione un atto di polizia del pensieroincompatibile con la libertà di espressione garantita dalla Costituzione.
La difesa degli organizzatori
Gli organizzatori di Più libri più liberi hanno difeso la loro decisione, affermando che la richiesta di autocertificazione non è un atto di censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera. In una nota, l’organizzazione ha spiegato che il documento è basato su riferimenti istituzionali e universali, privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici.
La presidente di Più libri più liberi, Annamaria Malatoha invitato la premier a partecipare alla fiera, affermando che l’intervento di Meloni e il dibattito generale che ne è scaturito inducono a un ulteriore approfondimento per rispetto istituzionale.
La polemica è nata in seguito a un episodio avvenuto durante l’edizione 2026 della fiera, quando la presenza della piccola casa editrice di destra Passaggio al Bosco fu duramente contestata da numerosi altri editori. La richiesta di esclusione della casa editrice da parte di 89 artisti e intellettuali, tra cui Daria Bignardi, Alessandro Barbero e Antonio Scurati, aveva portato alla rinuncia di Zerocalcare a presentare il suo libro e alla mancata partecipazione del Campidoglio alla conferenza di apertura della manifestazione.
Ironia della sorte, lo stand della casa editrice contestata divenne il più visitato tra i 604 presenti, regalando un successo inaspettato e un’enorme pubblicità involontaria a una casa editrice che in pochi forse avrebbero notato.
