Gravina di Matera e Vallone della Loe: cammino tra rocce e storia

Un percorso immerso tra pareti calcaree, macchia mediterranea e cripte che raccontano millenni

Nel cuore della Murgia Materana, tra Matera e Montescaglioso, si apre una fenditura nel paesaggio che va oltre l’idea di grotta: la gravina. Con questo termine si indica un solco profondo inciso nella roccia da millenni, caratterizzato da pareti calcaree, valloni laterali e aperture naturali che l’uomo ha trasformato in rifugi, chiese e ricoveri.

Camminare qui significa muoversi tra fenomeni geologici e tracce umane che si sovrappongono, in un ambiente dove la natura mediterranea è protagonista.

La geologia locale racconta una storia stratificata: le formazioni più antiche del territorio appartengono al Calcare di Altamura, mentre più in alto si osservano le Calcareniti di Gravina, depositi che hanno contribuito a modellare i fianchi della forra.

L’erosione ha disegnato un vero e proprio canyon di roccia calcarea, dove l’acqua e il vento hanno scolpito pareti, terrazze e cavità, offrendo oggi un paesaggio unico per passeggiate e osservazioni naturalistiche.

Il percorso: anello da Casino Irene

Un accesso consigliato al sistema della gravina è la masseria nota come Casino Irene, punto di partenza per un anello di circa 9,6 chilometri che impegna mediamente cinque ore.

Non si tratta di un sentiero alpinistico, ma il tracciato richiede una buona resistenza, passo sicuro e abitudine ai terreni irregolari. L’itinerario alterna creste, crinali e discese nel cuore della forra, offrendo continui cambi di prospettiva sul paesaggio e numerose possibilità di soste per fotografare le pareti e le aperture rupestri.

Vegetazione e segnali d’acqua

Lungo il primo tratto la presenza della macchia mediterranea è costante: lentisco, ginepro e olivastro accompagnano il cammino e creano un dialogo verde con la pietra chiara. Ai margini dei tratturi si incontrano ancora cisterne tradizionali e sistemi per la raccolta dell’acqua piovana, testimoni di pratiche di gestione idrica millenarie. Questi elementi costruiscono la sensibilità del luogo, dove il rapporto tra uomo e risorsa idrica è visibile nel paesaggio.

Vallone della Loe: chiese e stratificazioni storiche

Entrando nel Vallone della Loe, affluente della gravina, il visitatore si trova in uno dei nuclei rupestri più significativi: un complesso monastico articolato in più chiese databili tra il IX e il X secolo convive con ambienti di epoche molto più antiche. Gradinate scavate nella roccia, piccole cripte e camere funerarie si susseguono, mostrando una continuità d’uso del territorio che va dalla preistoria al medioevo. Tra le aperture più note emergono la Cripta del Canarino, la Cripta di Sant’Andrea e la minuta Cripta della Scaletta, ciascuna con peculiarità architettoniche e decorazioni appena percepibili nella pietra.

Madonna della Loe e tombe dell’età del Bronzo

La cavità nota come Madonna della Loe (o Madonna della Murgia) conserva segni dell’impianto originale e due camere mortuarie laterali, mentre sulla terrazza antistante si trovano tombe attribuibili all’età del Bronzo. Questo accostamento rende il sito un luogo raro dove la profondità geologica e la stratificazione storica dialogano apertamente: dall’attività pastorale alle funzioni religiose sino alle necropoli preistoriche, la gravina esprime una narrazione continua del paesaggio umano.

Tratti delicati, patrimonio rurale e ritorno

Procedendo oltre il cippo che delimita i territori di Matera e Montescaglioso, il sentiero tocca la Cripta di Sant’Eustachio, inserita in un sistema di grotte comunicanti. Qui il versante diventa più instabile: rocce franate, passaggi stretti e vegetazione rada richiedono prudenza. Superata questa porzione si arriva a Casino Venusio, masseria fortificata di epoca ottocentesca che testimonia l’antica economia pastorale dell’area. Nelle vicinanze un piccolo caciolaio a cupola ricorda la tradizione casearia locale e la compresenza tra pascolo, agricoltura e luoghi sacri rupestri.

Il percorso si chiude tornando verso Casino Irene, dopo aver attraversato un mosaico di ambienti naturali e storici. Per affrontare l’itinerario conviene avere acqua, calzature adeguate e buon orientamento: molte parti non sono segnate in modo uniforme e il fondo può essere insidioso. Chi desidera approfondire può consultare il sito ufficiale del Parco della Murgia Materana per informazioni aggiornate e avvisi sullo stato dei sentieri. In ogni passo, la gravina resta un luogo dove geologia, flora, fauna e memoria umana si intrecciano in modo visibile e sorprendente.

Scritto da Marco Pellegrini

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