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In occasione della Biennale Arte di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026, il Padiglione Nazionale della Croazia propone un intervento pensato per il luogo: Compelled by Fright and Beauty, firmato da Dubravka Losic, troverà casa nelle sale e nel cortile di Palazzo Zorzi.
L’opera è concepita come situazione site-specific che mette in relazione spazio storico e materiali contemporanei, offrendo al visitatore un percorso che intreccia superficie visiva e presenza tattile.
La mostra raccoglie sette serie di opere ideate per dialogare continuamente con l’ambiente: si tratta di sistemi aperti in evoluzione, dove la distinzione tra pittura e scultura si attenua.
L’artista parte dalla tela ma ne estende la funzione trasformandola in volume: attraverso un lavoro che piega, lega e sigilla, le superfici si caricano di tensioni e rilievi che chiedono uno sguardo ravvicinato e un ascolto attento.
Metodo e linguaggio materiale
Il procedimento adottato da Dubravka Losic utilizza la pittura come punto di partenza per una sperimentazione che supera i confini consueti: le tele vengono ritagliate, cucite e fissate con tecniche che trasformano il piano pittorico in corpo.
Questo processo produce una geografia di spessori in cui le superfici emergono come massa tangibile, generando contrasti tra ciò che è contenuto internamente e ciò che appare all’esterno. L’approccio privilegia il valore della materia come vettore semantico, facendo della stoffa e della trama linguaggi oltre che supporti estetici.
Tecniche di trasformazione
Tra le pratiche tecniche ricorrono la cucitura, la legatura e la sigillatura, operazioni che alterano la planarità e introducono elementi di tensione e fuga. I manufatti nascono dall’incontro tra pittura e pratiche artigianali; il risultato è uno spazio denso dove la forma sembra imprigionare e contemporaneamente liberare la materia. I materiali impiegati — tra cui lana, tessuto, legno e metallo — contribuiscono a una gamma di timbri tattili che rendono percepibile il lavoro come presenza fisica più che come illustrazione concettuale.
Temi, tensioni e ascolto
Le opere affrontano temi profondi come la vulnerabilità, la memoria e la resistenza, intesa qui come equilibrio tra controllo formale e spinta creativa. L’allestimento muove lo spettatore in un’area di confine, dove l’attrazione per la bellezza convive con un senso di inquietudine: la bellezza non cancella il perturbante, ma ne diventa amplificatrice. In questo senso il progetto si inserisce nel quadro tematico della Biennale, In Minor Keys, sviluppando una dimensione che potremmo definire quasi musicale, fatta di variazioni tonali e pause.
Dialettica tra contenere e fluire
Un principio ricorrente è la tensione tra azione di contenere e tendenza naturale al fluire della materia: molte opere appaiono come fasciate, protette in modo da suggerire custodia, ma allo stesso tempo lasciano emergere parti che sfuggono alla compressione. Questo gioco di opposti costruisce un’immagine della resistenza non come chiusura, ma come capacità di modulare la pressione interna e il rilascio esterno. Il silenzio che attraversa l’installazione non è assenza ma forma espressiva, una pausa che invita all’ascolto e alla riflessione.
Lo spazio espositivo e l’esperienza del visitatore
L’intervento dialoga direttamente con Palazzo Zorzi, occupando il cortile esterno e le sale nobili come tappe di un percorso che alterna visioni ravvicinate e parentesi spaziali. Il ritmo dell’allestimento guida il movimento del pubblico: dalle superfici compresse del piano nobile alle aperture del cortile, ogni passaggio ricalibra la percezione e la sensibilità verso la materia. In questo senso l’opera diventa esperienza corporea, un invito a misurare la propria presenza rispetto agli oggetti e a considerare la loro voce materiale, racchiusa in una pratica artistica che lavora sul confine tra cura e tensione.



