Nel territorio di Colleferro la Guardia di Finanza ha avviato accertamenti su anomalie nell’utilizzo dei voucher destinati ai neo diciottenni, culminati nella denuncia di un libraio e di un presunto intermediario. L’attività investigativa è partita da una segnalazione per movimenti sospetti e ha ricostruito un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso di trasformare i buoni digitali in contanti.
Le verifiche hanno individuato operazioni che risultavano regolari solo sulla carta: buoni attivati come se fossero stati usati per l’acquisto di prodotti culturali, mentre nella pratica non risulterebbero vendite reali. L’importo contestato dagli investigatori supera i 60.000 eurosomma che lo Stato avrebbe rimborsato al punto vendita attraverso il circuito previsto per il Bonus Cultura.
Indagine della Guardia di Finanza a Colleferro
L’intervento dei finanzieri della Compagnia di Colleferro è iniziato dopo una segnalazione trasmessa al Ministero della Cultura che aveva evidenziato utilizzi anomali dei buoni presso una libreria locale. Gli accertamenti sono stati affidati al Nucleo Speciale che si occupa della spesa pubblica e della repressione delle frodi comunitarie, nell’ambito della collaborazione istituzionale finalizzata al controllo dei fondi dedicati ai giovani.
Nel corso delle indagini sono state analizzate le registrazioni contabili e le transazioni sul portale dedicato al Bonus Cultura: i finanzieri hanno cercato elementi di riscontro tra i codici dei voucher, le vendite registrate e i rimborsi effettivamente accreditati sul conto dell’esercente. Secondo quanto ricostruito, alcune operazioni risultavano inesistenti nella realtà fisica del punto vendita e riconducibili a registrazioni fittizie.
Accuse formali e profilo giuridico
Al termine degli accertamenti il titolare della libreria e l’intermediario sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Velletri con l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. Per i giovani che avrebbero ceduto i propri voucher in cambio di denaro sono scattate sanzioni amministrative, configurando per gli investigatori una partecipazione al meccanismo illecito.
Meccanismo della monetizzazione e ammontare contestato
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presunto schema prevedeva il ruolo di un intermediario che raccoglieva i codici dei buoni digitali dai beneficiari, proponendo loro la conversione in contanti. I voucher, una volta raccolti, sarebbero stati validati dal punto vendita sul portale del Bonus Cultura mediante registrazioni che simulavano l’acquisto di libri, materiale scolastico o altri articoli ammessi dal programma.
Queste transazioni risultavano regolari solo nei sistemi informatici e nei documenti amministrativi del negozio: in pratica, non venivano effettuate le forniture o le vendite corrispondenti agli scontrini emessi. Una volta ottenuto il rimborso dallo Stato, la somma sarebbe stata spartita tra il libraio, l’intermediario e i ragazzi che avevano ceduto i codici, secondo quanto contestato dagli investigatori.
Quantificazione del danno
Le attività di verifica hanno portato alla quantificazione in oltre 60.000 euro delle somme percepite illecitamente attraverso il presunto schema. L’importo corrisponde ai rimborsi erogati dallo Stato per i voucher da 500 euro ciascuno utilizzati nel meccanismo, moltiplicati per il numero di buoni coinvolti nel giro.
La scoperta si inserisce in una serie di interventi delle autorità per contrastare l’uso improprio delle misure pubbliche a sostegno della cultura giovanile: le verifiche proseguono per individuare eventuali responsabilità ulteriori e per ricostruire pienamente i rapporti commerciali e finanziari tra le persone coinvolte.
Le azioni portate avanti dalla Guardia di Finanza mirano a tutelare la destinazione dei fondi pubblici, garantendo che i contributi del Ministero della Cultura siano spesi esclusivamente per le finalità previste dalle norme e non convertiti indebitamente in contante.
