Massiccio di Uluru: la montagna rossa australiana

Le curiosità e le informazioni sul massiccio di Uluru, il monte rosso australiano, ritenuto luogo sacro e ricco di storia.

Il massiccio di Uluru è una delle attrazioni più interessanti dell’Australia, ricco di curiosità e di storia. Infatti, considerato come luogo sacro, stupisce i viaggiatori con il suo intenso colore rosso.

Massiccio di Uluru, Australia

La terra dei canguri è famosa per i paesaggi incredibili dell’entroterra, con monti particolari e suggestivi come l’Ulutu.

Il monte Uluru, anche noto come Ayers Rock, è uno dei più imponenti massicci rocciosi dell’outback australiano. Il massiccio, circondato dalla superficie completamente piana del bush, è visibile da decine di chilometri di distanza.

A rendere particolarmente interessante la vista del monte è la sua intensa colorazione rossa, che muta in maniera spettacolare.

Infatti, in base all’ora e alla stagione passa dall’ocra, all’oro, al bronzo, al viola, caratteristiche che ne fanno una delle icone dell’Australia.

La sua superficie, che da lontano appare quasi completamente liscia, rivela avvicinandosi molte sorgenti, pozze, caverne, peculiari fenomeni erosivi e antichi dipinti.

Il particolare monte rosso si erge nel Territorio del Nord, all’interno del Parco nazionale Uluṟu-Kata Tjuta.

Curiosità sul monte

L’enorme montagna rossa di Uluru è considerato un luogo sacro per gli aborigeni, formalmente riconsegnato dal governo australiano agli indigeni del luogo nel 1985.

Il nome del monte, Uluṟu, è il nome aborigeno originale del luogo. Si pensa derivi dalla parola ulerenye, una parola Arrernte che significa “strano”.

Uluṟu è un monolito, ma più precisamente è una parte di una formazione rocciosa monolitica, composta da un enorme blocco di roccia arenaria, molto più grande e in gran parte sotterranea.

Un’aspetto molto interessante sul monte è la sua composizione. Infatti, il massiccio è costituito in larga parte di ferro e il suo colore rosso è dovuto all’ossidazione.

Miti e leggende

Le sue particolarità negli anni hanno portato a diversi miti e leggende che ancora oggi circolano tra gli aborigeni. Inoltre, il sito di Uluṟu porta i segni dell’attività di numerose creature ancestrali. Tuttavia, la maggior parte dei miti su Uluru, sulle sue caverne, le sue pozze, le sue sorgenti, o le caratteristiche del paesaggio circostante sono segrete, e non vengono rivelate ai piranypa (i non-aborigeni). Invece, solamente gli elementi generali della storia della formazione dell’Uluṟu sono noti.

Secondo il mito, Tatji, la Lucertola Rossa, che abitava nelle pianure, giunse a Uluṟu. Lanciò il suo kali, il boomerang, che si piantò nella roccia. Tatji scavò la terra alla ricerca del suo kali, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie della roccia. Questa parte della storia è volta a spiegare alcuni insoliti fenomeni di corrosione sulla superficie di Uluṟu. Non essendo riuscito a trovare il suo kali, Tatji morì in una caverna.

Invece, un altro mito riguarda due fratelli bellbird, un uccello australiano della famiglia dei passeri. Questi cacciavano un emù che fuggì verso Uluṟu e due uomini lucertola dalla lingua blu, Mita e Lungkata, lo uccisero e lo macellarono. Per vendetta, i fratelli bellbird diedero fuoco al riparo degli uomini lucertola. Questi cercarono di fuggire scalando le pareti della roccia, ma caddero e arsero vivi. Questa storia spiega i licheni grigi sulla superficie della roccia nella zona dove si sarebbe tenuto il pasto e due macigni semi-sepolti.

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