Omicidio Ravasio: la sentenza che ha sconvolto l’Alto Milanese

La Corte d'Assise di Busto Arsizio ha emesso la sentenza per l'omicidio di Fabio Ravasio, ucciso nel 2026 a Parabiago. Tre ergastoli e pene severe per tutti i coinvolti.

Il 9 agosto 2026, a Parabiago, un tragico incidente stradale sembrava aver spezzato la vita di Fabio Ravasio, 52 anni. Quello che inizialmente appariva come un banale pirata della strada si è rivelato, invece, un omicidio premeditato che ha scosso la comunità dell’Alto Milanese.

La sentenza definitiva emessa dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio ha svelato un piano criminoso articolato, con ruoli ben definiti per ciascuno dei condannati.

La sentenza e i condannati

La Corte ha emesso una sentenza pesante: tre ergastoli per Adilma Pereira Carneiro, Fabio Lavezzo e Marcello Trifone. Le pene variano per gli altri imputati: 24 anni per Massimo Ferretti, 23 anni per Igor Benedito, 22 anni per Mohamed Dahibi, 14 anni e 4 mesi per Mirko Piazza e 14 anni per Fabio Oliva.

La camera di consiglio è durata oltre dodici ore,

Il pubblico ministero Ciro Caramore aveva richiesto cinque ergastoli, definendo Adilma Pereira, sacerdotessa del culto afro-brasiliano del Candomblè come “un abisso di immoralità, capace di manipolare chiunque per i suoi scopi”. La Corte ha accolto in larga parte le sue richieste, riconoscendo l’aggravante della premeditazione per tutti gli imputati, tranne che per Fabio Oliva.

I ruoli dei condannati

Ogni imputato ha avuto un ruolo preciso nell’omicidio di Ravasio. Igor Benedito guidava l’auto utilizzata per investire la vittima, con Marcello Trifone al suo fianco. Massimo Ferretti ha collaborato con Pereira nella pianificazione del delitto, mentre Mirko Piazza ha fatto da ufficiale di collegamento tra i vari componenti del gruppo.

Fabio Lavezzo, compagno della figlia di Pereira, ha segnalato il passaggio di Ravasio per permettere agli esecutori di agire. Mohamed Dahibi ha simulato un malore in strada per rallentare il traffico e favorire l’agguato. Fabio Oliva si è occupato della riparazione del veicolo dopo l’investimento.

Le difese e le richieste

Le difese di Pereira, Dahibi e Lavezzo avevano chiesto l’assoluzione, mentre per gli altri imputati si erano rimessi alla valutazione della Corte per la determinazione della pena. La famiglia della vittima, rappresentata dagli avvocati Francesco Arnone e Vincenzo Moltalbano, ha espresso soddisfazione per la sentenza, definendola “giusta” e sottolineando il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione.

L’impatto sulla comunità

La vicenda ha avuto un impatto profondo sulla comunità di Parabiago e dell’Alto Milanese. Fabio Ravasio era un personaggio conosciuto e apprezzato, con un’attività commerciale a Magenta. La scoperta che la sua morte non fosse un incidente, ma un omicidio accuratamente pianificato, ha lasciato un segno indelebile. La sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio ha chiuso un capitolo oscuro, ma il ricordo di quanto accaduto rimarrà a lungo nella memoria collettiva.

Scritto da Camilla Bellini

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