Sciopero del 12 giugno: lavoratori della cultura chiedono giustizia

Il 12 giugno i lavoratori della cultura scenderanno in piazza per protestare contro le condizioni di lavoro e i salari non pagati. Scopri i dettagli della protesta.

Il 12 giugno 2026, i lavoratori della cultura in Piemonte e Lombardia scenderanno in piazza per protestare contro le condizioni di lavoro e i salari non pagati. La mobilitazione, indetta da FP CGIL Piemonte e Nidil CGIL, insieme con l’associazione “Mi Riconosci?”, interesserà circa 1.500 lavoratrici e lavoratori del settore pubblico e privato.

La protesta si concentrerà in piazza Carignano a Torino, a partire dalle 10.00, per riaffermare che la cultura non è un lusso elitario, ma un diritto fondamentale e un strumento di liberazione per ogni individuo. I lavoratori chiedono finanziamenti stabili, welfare e la fine del precariato selvaggio.

Condizioni di lavoro e contratti: un panorama variegato

Il panorama dei contratti e delle condizioni di lavoro nel settore culturale è molto variegato. Sul fronte degli appalti e delle concessioni, il ricorso sistematico a queste formule ha creato lavoratori di serie A e di serie B che condividono gli stessi spazi in condizioni economiche radicalmente diverse.

Per tutto il settore privato, cooperativo e in esternalizzazione, è necessario rivendicare l’applicazione del Federculture come miglior contratto di settore.

Questo per sconfiggere i contratti pirata, azzerare l’elusione dei diritti legata alle false partite IVA e garantire finalmente parità di dignità a parità di lavoro.

Compensi arretrati e non pagati: una situazione insostenibile

La situazione è particolarmente critica per i dipendenti pubblici degli istituti culturali piemontesi. Da un anno e mezzo, questi lavoratori prestano ore di lavoro straordinario senza ricevere un solo euro di retribuzione dal Ministero della Cultura.

Secondo le stime sindacali, l’ammontare complessivo dei compensi arretrati e non pagati per il solo personale ministeriale del Piemonte (518 dipendenti in totale) ha raggiunto la cifra record di circa 2 milioni di euro negli ultimi 18 mesi.

Lo straordinario è necessario per tenere aperti musei, castelli e aree archeologiche di sera o nei festivi per turisti e cittadini, ma anche durante eventi istituzionali o privati. Associazioni e aziende pagano regolarmente lo Stato per questi servizi, ma i soldi restano congelati a Roma anziché andare in busta paga alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno fatto le ore di lavoro.

La protesta in Lombardia

In Lombardia, i lavoratori del Ministero della Cultura, del comparto Federculture e somministrati si preparano allo sciopero del 12 giugno. Le condizioni e le prospettive di chi lavora per il sistema cultura in Italia non sono affatto buone, tra la precarietà strutturale e il definanziamento operato per favorire le spese militari.

L’assemblea regionale Fp Cgil Lombardia si è riunita online per organizzare la protesta. I lavoratori chiedono il riconoscimento di un valore economico e sociale che oggi viene sistematicamente calpestato da contratti inadeguati e carenze di personale.

La protesta è anche una risposta alle scelte di bilancio che privilegiano il riarmo. Il governo sta togliendo ossigeno a musei, festival e biblioteche, mettendo a rischio la continuità stessa dei servizi pubblici. I lavoratori ritengono paradossale che si trovino risorse per alimentare logiche di distruzione e morte mentre si lascia morire il settore che dovrebbe promuovere la convivenza, la vita, la bellezza.

False partite IVA e contratti pirata

Oggi nei luoghi della cultura convivono lavoratrici e lavoratori con trattamenti impari, svolgono le stesse mansioni ma con tutele totalmente diverse a causa di appalti e concessioni selvagge. L’uso delle false partite IVA è un trucco per pagare meno professionalità altamente qualificate, eludendo i diritti contrattuali e previdenziali.

Per questo i sindacati chiedono la reinternalizzazione dei servizi e l’applicazione di contratti di filiera che restituiscano dignità e autorità salariale a tutti, senza distinzioni. È una questione di civiltà sociale.

La giornata di sciopero del 12 giugno vedrà presidi delle lavoratrici e dei lavoratori in diverse città. La protesta è un segnale forte per chiedere cambiamenti concreti e miglioramenti nelle condizioni di lavoro.

Scritto da Beatrice Beretta

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