Scoprire Val Borbera: borghi creativi, installazioni e tradizioni artigiane

Un itinerario tra l’Appennino e la Riviera dove installazioni, iniziative comunitarie e antiche botteghe trasformano paesaggi e relazioni

La Val Borbera racconta molteplici storie: non una singola vicenda, ma un insieme di narrazioni che sorprende chi passa per le sue strade. Anche chi si aspetta un territorio marginale trova, al contrario, fermento culturale e progetti che interrogano il rapporto tra uomo e ambiente.

Lungo le gole delle Strette di Pertuso, che segnano il confine tra l’Alta Val Borbera e la fascia più vicina all’autostrada A7 per Genova, emergono esempi concreti di riattivazione locale e creatività diffusa.

Il paesaggio è fatto di curve, vallate, aziende agricole e piccoli borghi: elementi che diventano materia prima per pratiche artistiche e sociali.

Qui la resilienza delle comunità si manifesta attraverso laboratori, installazioni e progetti di turismo responsabile che mirano a restituire valore economico e culturale al territorio, senza cancellarne l’identità.

Arte, comunità e rigenerazione rurale

Nella porzione più selvaggia dell’Alessandrino, persone arrivate «da fuori» hanno attivato energie nuove. A Cantalupo Ligure, la geologa e guida ambientale Irene Zembo ha messo a disposizione competenze per il recupero di mulini ad acqua e per promuovere un sviluppo rurale sostenibile.

Luoghi come Il Quinto Sole offrono pratiche di consapevolezza, yoga e teatro, mentre intorno a Grondona le opere di land art di Stefano Ogliari Badessi trasformano scarti della potatura in sculture che dialogano con il bosco. Queste iniziative non solo valorizzano il paesaggio, ma consolidano reti di attenzione tra residenti e visitatori.

Progetti diffusi e laboratori

In paese si trovano esperienze diverse: a Borghetto di Borbera Maurizio Scaglia ha creato il giardino Spinarosa, spazio per laboratori di pittura botanica e incontri culturali; a Boscopiano Giovanni Moro ha predisposto aree per l’accoglienza; e nel minuscolo borgo di Vendersi Silvia Porcile e Ivana Zanella hanno ideato una serie di spaventapasseri artigianali che diventano simbolo di speranza per la vita agricola. Ogni progetto dimostra come l’ingegno locale sappia rivitalizzare luoghi apparentemente marginali.

La Raia: vigneti, biodiversità e arte site specific

Tra Gavi e Novi Ligure si estende un’azienda biodinamica di circa 200 ettari che coniuga viticoltura e cultura. La Raia, gestita da Giorgio Rossi Cairo e da Irene Crocco, è molto più di una cantina: è un palcoscenico a cielo aperto promosso dalla Fondazione La Raia, dove il paesaggio diventa tela per installazioni create da artisti internazionali. Il percorso che unisce cantina, borgo e locanda è costellato da opere pensate in relazione ai cicli naturali e al lavoro agricolo, invitando il visitatore a una fruizione lenta e riflessiva.

Opere da incontrare lungo il sentiero

Tra le installazioni, si trovano opere che sorprendono per scala e poetica: un grande cerchio in acciaio che evoca un campo energetico, installazioni realizzate con rotoballe di plastica che interrogano consumo e macchine, e strutture pensate per gli impollinatori, come il Palazzo delle Api. Alcuni lavori si rivelano al buio grazie a finiture luminose che catturano la luce del giorno e la restituiscono di notte, creando sensazioni inattese. In questo contesto l’arte diventa strumento per riflettere su biodiversità, paesaggio e pratiche agricole.

Tra Appennino e Riviera: Campo Ligure e la tradizione della filigrana

Percorrendo le strade che attraversano il Parco delle Capanne di Marcarolo, la transizione tra montagna e mare è netta ma armoniosa. Entrando nell’alto Genovese, Campo Ligure si presenta come un borgo raccolto, attraversato da corsi d’acqua e caratterizzato da un ricco patrimonio architettonico. Qui la creatività prende forma nella tradizione della filigrana, una lavorazione artistica dei fili d’argento che ha reso il paese famoso a livello internazionale. Il museo della filigrana racconta questa storia e mantiene vive tecniche artigiane di grande raffinatezza.

Maestri artigiani e laboratori

Nei piccoli atelier, come quello di Davide Oddone (Filigranart), i maestri intrecciano fili sottili per creare gioielli e oggetti preziosi: un lavoro che fonde abilità tecnica e sensibilità estetica. La filigrana è una lezione sul valore del saper fare: un patrimonio immateriale che mantiene vivo il legame tra passato e futuro del territorio. Per chi visita, l’incontro con questi laboratori è spesso l’occasione per capire come l’arte possa raccontare non solo un prodotto, ma l’identità di un luogo.

Scritto da Roberto Conti

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