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Barolo chiesa colorata: storia e curiosità

Barolo chiesa colorata

Questa chiesetta delle Langhe è stata definita "una follia cromatica estremamente vincente".

A Vent’anni dalla ristrutturazione della chiesa colorata del Barolo, la famiglia Ceretto celebra gli artisti contemporanei LeWitt e Tremplett.
Estemporanea, fuori dal tempo e dallo spazio, cosi appare la più colorata chiesa d’Italia.

Barolo chiesa colorata: origini e storia

Posta nella campagna piemontese, precisamente nella località delle Langhe cuneesi che prende il nome di La Morra, la chiesetta in questione fu inizialmente dedicata alla Madonna delle Grazie e ad oggi è meglio conosciuta come cappella del Barolo.

La struttura fu costruita nel 1914 come riparo per i contadini e braccianti dei vigneti limitrofi dalle intemperie. Solo negli anni ’70, la piccola cappella mai consacrata, fu acquistata dalla famiglia Ceretto, nota famiglia di viticoltori e produttori di vino, insieme alle terre circostanti, circa 6 ettari di vitigni a cui ancora appartengono.
A distanza di anni dal suo abbandono, la famiglia Ceretto, decise di riportarla a nuova vita negli anni ’90, trasformandola in una delle chiese più caratteristiche di tutta Italia.

Questo settembre infatti si festeggiano i venti anni della sua fortunata trasformazione.

La trasformazione di LeWitt e Tremlett

Per intervenire su questo piccolo gioiellino, furono commissionati due artisti dello scenario contemporaneo, vale a dire Sol Le Witt e David Tremlett, che l’hanno resa una vera e propria chicca. A curarne passo passo la riqualificazione della struttura diroccata è stato Roberto Ceretto, il quale racconta con orgoglio come sia nata l’idea di farne una vera opera d’arte a cielo aperto, ha spiegato che l’idea è nata proprio in occasione di una mostra che Tremlett stava allestendo nel castello di Brolo.
Voci raccontano che la decorazione della struttura sia stata frutto di un baratto, infatti pare che i due artisti abbiano messo a disposizione le loro competenze artistiche in cambio di fornitura a vita del noto vino Barolo, di cui la famiglia Ceretto è produttrice.

I due artisti divisero poi la decorazione dell’edificio: il primo di occupò della decorazione esterna, mentre il secondo di quella interna.

Esternamente è stato realizzato un ardito gioco di colori vivace e policromi che spaziano dal verde, al giallo fluo, passando dal viola e azzurro finendo con il rosa, il tutto stride fortemente con la forma chiaramente rustico dell’architettura, amplificata dalla presenza del tetto spiovente in mattoni, i vetri delle finestre sono un acquisto di Murano. Eccezionale è l’impatto con l’ambiente rurale. L’interno mantiene questo gioco cromatico accentuato questa volta anche dalla presenza del rosso fuoco.

LeWitt e Tremlett

Chiesa colorata del Barolo, oggi

L’edificio ad oggi è adibito dalla famiglia Ceretto, come luogo aggregativo per iniziative culturali ed eventi gastronomici di cui la famiglia stessa in quanto produttrice agricola si pone come precursore, non mancano tour e visite guidate anche nell vicina campagna. Isomma è assolutamente un luogo caratteristico da tende di conto se ci si trova nei dintorni di Torino.

La cappelletta è visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle ore 9,00 alle ore 19,00 , a causa delle sua posizione, immersa nel verde dei vigneti, è altamente consigliato di fermare la macchina e raggiungerla a piedi, va ricordato che in zona è possibile fittare le bici per facilitare eventuali spostamenti dal paese più vicino alla tenuta. Si consiglia inoltre di scattare molte foto, perchè l’edificio si presta a foto istagrammabili e d’effetto.

Una struttura che da punto di vanto di una famiglia è diventata punto di riferimento di un’intera zona geografica.

La famiglia Ceretto ha reso questa zona una meta enogastronomica e artistica, i loro luoghi sono mete di trekking e di turismo enogastronomico. Tra torrone e vino è possibile ammirare mostre temporanee come: Holding the milk dell’artista Marina Abramović, After omeros di Francesco Clemente, Kiki Smith scultrice e tantissimi altri ancora… Non stupisce quindi che attiri 50-60 visitatori l’anno .

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