La commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid ha visto oggi un acceso dibattito seguito all’audizione di Marco Spadaccioli, dipendente della Adaltis Srl. Al centro delle dichiarazioni, il pagamento di 454mila euro allo studio legale Alpa per una consulenza durante la gestione dell’emergenza sanitaria.
Le testimonianze hanno acceso le polemiche tra le diverse forze politiche.
Spadaccioli ha dichiarato che i fondi pubblici sarebbero stati utilizzati per il controllo di documenti e la stesura di una lettera, senza altre attività rilevanti. Le sue parole hanno scatenato reazioni immediate, con il vicepresidente della commissione Francesco Ciancitto (FdI) che ha parlato di uno “squarcio inquietante” sulla gestione delle forniture di mascherine.
Le dichiarazioni di Spadaccioli e le reazioni politiche
Durante l’audizione, Spadaccioli ha specificato che i 450mila euro sarebbero stati utilizzati per il controllo dei documenti prima della loro presentazione e per la stesura di una lettera relativa a un mancato incasso. “Non vedo altre attività oltre a queste”, ha affermato l’imprenditore, rispondendo alle domande della parlamentare Alice Buonguerrieri di Fratelli d’Italia.
Le dichiarazioni hanno suscitato immediate reazioni politiche. Francesco Ciancitto ha definito la situazione “inaccettabile”, sottolineando che i fondi pubblici sarebbero stati utilizzati per attività di scarso rilievo. “Parliamo di oltre 450mila euro di soldi pubblici che, secondo quanto riferito in audizione, sarebbero stati pagati allo studio dell’avvocato Luca Di Donna, all’epoca collega di studio dell’ex premier Conte”, ha aggiunto Ciancitto.
La risposta di Giuseppe Conte
Giuseppe Conte ha risposto alle accuse definendo le polemiche come un tentativo di “rimestare nel fango”. “Non perdete tempo”, ha avvertito l’ex premier, “perché non troverete mai una mia attività illecita. Potete stare qui dieci anni, vent’anni, trent’anni. Anche perché io, a differenza vostra, quando ci sono state delle indagini e c’è stata l’opportunità, mi sono subito presentato al Tribunale di Brescia e al Tribunale di Roma. Sono andato e ho spiegato tutto. È stato tutto immediatamente archiviato.”
Conte ha inoltre ribadito di non aver mai avuto un rapporto societario o un contratto di società con altri avvocati e di non essere più tornato nello studio legale dopo la sua nomina a presidente del Consiglio nel 2018. “Quindi, cari esponenti di Fratelli d’Italia, voi potete rimestare nel fango, ma il fango vi viene addosso, perché solo la vostra malafede vi può far perdere tutto questo tempo”, ha concluso Conte.
Le opposizioni abbandonano i lavori
L’accesa discussione in commissione è stata interrotta dalle opposizioni (Pd, M5S, AVS e Iv), che hanno abbandonato i lavori contestando la legittimità delle procedure. Le minoranze hanno sostenuto che l’attività d’inchiesta parlamentare non può essere delegata a soggetti esterni, definendo le attività svolte “nulle e illegittime”.
Marco Lisei, presidente della commissione, ha replicato affermando che tutte le attività sono state svolte in maniera assolutamente legittima, seguendo tutte le regole previste per le commissioni d’inchiesta. “Sono passate in ufficio di presidenza non una, bensì due volte senza che le opposizioni contestassero nulla di quelle attività”, ha dichiarato Lisei, esprimendo solidarietà ai consulenti “attaccati in maniera poco consona”.
Lisei ha definito le polemiche “surreali e totalmente infondate”, sottolineando che l’opposizione era informata di queste attività e che si trattava di procedure normalissime per le commissioni d’inchiesta. “Oggi c’erano due audizioni molto importanti e significative che secondo me meritano molta più attenzione di una polemica che non ha nessun fondamento”, ha concluso il presidente della commissione.
