Il documentario “Per silenzio e vento”, diretto da Marco Zuin e distribuito da Wanted Cinema, arriverà nelle sale italiane il 21 settembre 2026. Con una durata di 1h 22min il film si propone come una meditazione visiva sul rapporto tra l’uomo e le montagne, in particolare le Dolomiti.
Il punto di partenza è una piccola baita dove lo scrittore Matteo Righetto sfoglia appunti per il suo prossimo libro, usando le proprie riflessioni sul tempo e sulla frenesia quotidiana come filo conduttore per l’intero racconto.
Le location: un itinerario tra Italia e Svizzera
Gran parte delle immagini è stata catturata sul territorio italiano, grazie al sostegno di Trentino Film CommissionVeneto Film Commission Montura, CAI Nazionale e Fondazione Dolomiti UNESCO.
Le riprese si svolgono nei principali comprensori delle Dolomiti: dal Veneto al Trentino Alto Adige, passando per Piemonte, Valle d’Aosta e anche una breve incursione in Svizzera. Tra i luoghi più emblematici spiccano le Dolomiti bellunesi, Cortina d’Ampezzo, le Tre Cime di Lavaredo la Marmolada e le Tofane, tutti riconosciuti da National Geographic nei Best of the World 2026.
Queste montagne, più che semplici sfondi, diventano protagoniste viventi, alternando scenari di ghiacciai, boschi fitti e pareti rocciose impervie.
Un archivio familiare in Super8
Una delle ricchezze del film è la fusione di materiale d’archivio in Super8 conservato dalla famiglia di Righetto, con le riprese contemporanee. Quei frammenti d’altri decenni mostrano le Dolomiti com’erano qualche tempo fa, evidenziando il rapido mutamento del paesaggio e sottolineando la fragilità del clima montano.
Il contrasto visivo accresce il senso di perdita e la speranza di un cambiamento possibile che il film vuole trasmettere.
Temi affrontati: alpinismo, crisi climatica e memoria
Nel corso del racconto Righetto incontra alpinisti di diverse generazioni: una giovane climber, una leggenda degli 8000 metri e tanti studiosi che interrogano il valore dell’alpinismo tradizionale. Le interviste rivelano come le montagne siano ora sentinelle della crisi climatica ma anche testimoni di contraddizioni sociali: code di auto, turismo di massa e alcuni alpinisti che vedono nello scioglimento dei ghiacciai nuove opportunità economiche. Il film non evita queste tensioni, ma le utilizza per invitare lo spettatore a una riflessione più lenta e consapevole sul nostro rapporto con l’ambiente.
Il risultato è una narrazione poetica che, attraverso le maestose Dolomiti, spinge a ripensare il ritmo frenetico delle nostre vite e a riscoprire il valore di una vita più lenta, radicata nella natura.
