Neet e inattivi in Italia e Regno Unito: numeri, cause e divari territoriali

Un'analisi compatta dei numeri più recenti su giovani Neet nel Regno Unito e in Italia e del grande gruppo degli uomini adulti che non lavorano né cercano occupazione, con attenzione a salute mentale, automazione e differenze regionali

Il fenomeno dei Neet — giovani che non sono coinvolti in istruzione, occupazione o formazione — e quello degli inattivi adulti convivono come due facce di una stessa sfida sociale: milioni di persone che non accumulano competenze lavorative e rischiano l’esclusione prolungata.

I numeri provenienti da più analisi europee rivelano una situazione articolata: nel Regno Unito la platea dei giovani fuori da scuola e lavoro ha superato il milione, mentre in Italia permangono tassi elevati e forti disparità territoriali. Intrecciando dati demografici, indagini accademiche e stime sull’impatto tecnologico, il quadro segnala cause variegate e percorsi molto diversi dietro la parola unica “inattivi”.

Regno Unito: oltre un milione di giovani Neet tra i 16 e i 24 anni

Nella prima parte del 2026 i giovani tra i 16 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso formativo hanno raggiunto oltre 1 milionepari a circa 13,5% della popolazione di quella fascia d’età.

Un rapporto governativo ha messo in guardia sul rischio di una “lost generation”avvertendo che il numero potrebbe salire fino a 1,25 milioni se non si invertirà la tendenza. Tra le cause identificate emergono difficoltà di accesso al mercato del lavoro per i giovani, un significativo aumento dei problemi di salute mentale post-pandemia e l’effetto iniziale dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sulle mansioni d’ingresso.

Salute mentale e automazione: due fattori convergenti

La pandemia ha accentuato problemi come ansiadepressione e isolamento tra adolescenti e giovani adulti, con ricadute sulla frequenza scolastica e sulla capacità di cercare lavoro. Allo stesso tempo l’introduzione di tecnologie automatizzate ha già modificato posti tradizionalmente considerati di ingresso: oltre al lavoro manuale, sono coinvolte attività amministrative e di supporto clienti. Organismi internazionali stimano che una quota rilevante dei posti di lavoro sarà influenzata dall’IA, aumentando la competizione su ruoli qualificati e riducendo opportunità per i profili meno specialistici.

Italia: progressi negli ultimi anni ma persistono divari e milioni di uomini inattivi

L’Italia ha registrato una riduzione significativa del tasso di Neet nella fascia 15-29: dal 25,7% del 2015 al 13,3% del 2026, un miglioramento tra i più marcati in Europa. Nonostante questo, il Paese rimane tra gli ultimi in classifica, superato solo da pochi Stati, e continua a convivere con un grande problema di inattività tra gli adulti maschi. Recenti studi interdisciplinari rilevano che oltre 4,5 milioni di uomini tra i 30 e i 64 anni non lavorano e non cercano occupazione; nello specifico più di 2,4 milioni sono uomini adulti inattivi in senso stretto, con circa 600mila nella fascia 25-34 anni e quasi 799mila tra i 35-54 anni.

Profili degli uomini inattivi secondo lo studio universitario

La ricerca identifica almeno cinque profili distinti: gli inattivi caregiver impegnati nella cura familiare; gli inabili al lavoro per motivi di salute; gli inattivi per scelta che rifiutano il lavoro salariato; i stabilmente inattivi coinvolti anche in economia sommersa; e gli inattivi sfiduciati scoraggiati dalla ricerca occupazionale. Questa eterogeneità implica che non esiste una risposta unica: politiche standardizzate rischiano di ignorare bisogni profondamente diversi e di risultare inefficaci.

La ricerca mette in luce anche un elemento culturale: la crisi del modello del breadwinner maschile, cioè dell’uomo definito in primo luogo dal lavoro retribuito. Per molti la perdita del ruolo produttivo si traduce in perdita di identità, vergogna sociale e isolamento. Al contempo, una parte degli intervistati interpreta l’uscita dal lavoro come una scelta consapevole, una reazione a ritmi insostenibili o ambienti lavorativi tossici.

Divari territoriali e il paradosso domanda-offerta in Italia

Il fenomeno presenta forti differenze geografiche: le regioni del Sud registrano tassi di Neet e di inattività molto più alti rispetto al Nord e ad alcune aree del Centro, dove la presenza di opportunità formative e occupazionali è maggiore. Questo comporta che per molti giovani e adulti la migrazione interna o verso l’estero diventa l’unica via praticabile per ricostruire un percorso lavorativo. Allo stesso tempo permane un paradosso: imprese che segnalano difficoltà di reperire personale qualificato convivono con milioni di persone escluse dal mercato del lavoro, a indicare disallineamenti tra competenze richieste e profili disponibili.

Nel complesso, le evidenze invitano a considerare il fenomeno come multilivello: dati numerici, trasformazioni tecnologiche, condizioni di salute mentale e fattori identitari si intrecciano. Rivolgere attenzione a questi elementi distinti e interconnessi è essenziale per progettare interventi mirati che riconoscano la diversità delle esperienze e non appiattiscano l’inattività in un’unica categoria statistica.

Scritto da Beatrice Beretta

Mondiali 2026: guida completa per seguire le partite in tv e online