Argomenti trattati
Mi sono svegliata con la sensazione di avere una mente da cavalletta: sempre pronta a saltare, rara nel restare. La metafora richiama il protagonista kafkiano che non riconosce più il proprio corpo e, allo stesso modo, descrive la difficoltà moderna a sostare.
Già nel 1993 il matematico e pioniere dell’intelligenza artificiale Seymour Papert usava questa espressione per spiegare il comportamento di chi passa continuamente da un contenuto all’altro in un ipertesto senza una direzione precisa. Qui la questione non è soltanto tecnologica, ma riguarda il modo in cui concepiamo il tempo e lo spazio attorno a noi.
Nella riflessione più recente Maryanne Wolf, neuroscienziata esperta di processi di lettura, ha ripreso il tema in “Lettore, vieni a casa” (2018): descrive una tendenza diffusa a leggere in superficie, a scorrere incessantemente senza permettere alle informazioni di sedimentare. Non si tratta solo dei giovani: i numeri del report Digital 2026 di We Are Social parlano chiaro: il 97,9 per cento degli italiani possiede uno smartphone, ci sono 41,2 milioni di utenti attivi sui social media e il tempo medio settimanale trascorso sulle piattaforme è di 15 ore e 34 minuti.
È il ritmo del presente, rapido e intermittente, che erode la capacità di attenzione.
Il ritmo che prosciuga l’attenzione
Il cambiamento più profondo riguarda la forma del pensiero: la memoria non è la prima ad accusare il colpo, piuttosto è la attenzione che si frammenta. Passiamo così dall’abitudine di «prendere» un luogo alla tendenza di consumarlo in pochi secondi.
Questo ritmo nervoso incide su come percepiamo paesaggi, persone e oggetti: diventano contenuti da archiviare velocemente, non esperienze in cui immergerci. Il viaggio, se praticato con intenzione, può spezzare questa dinamica e restituire valore al tempo lento, costringendoci a guardare più a lungo e a lasciar entrare ciò che osserviamo.
La metafora della cavalletta oggi
Intendendo la mente da cavalletta come una predisposizione al salto continuo, si comprende perché tanto studio si sia concentrato sull’attenzione. Papert individuava il fenomeno nell’ambiente digitale, mentre Wolf collegava la perdita di profondità alla trasformazione della lettura. In entrambi i casi la soluzione non è nostalgica: non si tratta di rifiutare la tecnologia, ma di imparare pratiche che permettano di alternare il ritmo rapido con momenti di sostare. L’obiettivo è riottenere il controllo sull’attenzione: poter scegliere quando «saltare» e quando restare.
Il viaggio come antidoto: praticare la lentezza
Viaggiare può diventare un esercizio deliberato di attenzione. Scegliere di percorrere una città a piedi, fissarsi il tempo per stare davanti a un panorama, ascoltare una conversazione senza interrompere sono tutte azioni che contrastano l’abitudine alla superficialità. Il viaggio insegna a trasformare immagini fugaci in ricordi che si sedimentano nella memoria: non più semplici fotografie di uno schermo, ma tracce che restano sulla pelle. In questo senso il turismo diventa pratica culturale, un modo per addestrare la mente a restare e a comprendere la complessità di un luogo.
Luoghi che insegnano a restare
Ci sono destinazioni che richiedono tempo e lo ricompensano. Salamanca chiede di essere percorsa a passo lento, di leggere le facciate e assaggiare i salumi per entrare nella sua trama sociale. La Tuscia si racconta attraverso storie reali che sembrano inventate, capaci di sorprendere chi si concede l’ascolto. A Nocera Terinese è la musica ad avere cambiato il destino del borgo, dimostrando come un gesto culturale possa trasformare una comunità. Nei Scottish Borders sono i fiumi e la lana a spiegare il territorio, ogni filo e ogni corso d’acqua narrano relazioni antiche. Infine il Gargano, prima dell’estate, mostra un’altra Puglia: fatta di attenzione, di ascolto e di quiete; è il luogo ideale per esercitare la lentezza.
Strategie pratiche per imparare a restare
Rallentare non richiede gesti eroici, ma alcune abitudini quotidiane: spegnere le notifiche per blocchi di tempo, dedicare passeggiate senza schermo, fare pasti lunghi senza fretta, annotare sensazioni anziché foto affrettate. Importante è anche consentire ai luoghi di entrare gradualmente: sostare davanti a una piazza, ascoltare una guida locale, scegliere un itinerario senza fretta. Tali pratiche affilano la capacità di osservare e rendono il viaggio più profondo, trasformando la mera presenza fisica in partecipazione vera.
Un suggerimento finale e informazioni pratiche
Per chi vuole continuare queste conversazioni, DoveViaggi è anche su Whatsapp: un canale utile per ricevere spunti e aggiornamenti. Inoltre, il mensile “DOVE” di maggio sarà in edicola da venerdì 1° maggio; fino al 7 maggio sarà in vendita al prezzo speciale di soli 3,50 euro con Corriere della Sera (più il prezzo del quotidiano). Dall’8 maggio il mensile sarà venduto da solo al prezzo di 4,90 euro. Questo mese si potrà acquistare anche con la Guida alle Capitali dell’Arte Contemporanea, al prezzo di 9,90 euro. È un piccolo promemoria: scegliere di leggere con calma è già il primo passo per imparare a restare.



