Trentesima edizione di Monumenti Aperti in Sardegna: itinerari e aperture diffusi

La trentesima edizione di Monumenti Aperti porta in luce oltre 600 luoghi in Sardegna con oltre 15mila volontari al lavoro

La Sardegna si prepara a una nuova ondata di visite e scoperta: la trentesima edizione di Monumenti aperti rilancia un format ormai consolidato che trasforma interi centri abitati in palcoscenici di storia e cultura. Dopo l’anteprima di Cagliari, che ha registrato un record di 120.156 visite, l’iniziativa si allarga coinvolgendo 60 comuni e più di 600 siti sparsi sull’isola, con un calendario che privilegia il mese di maggio e riprende in autunno.

Alla base del progetto c’è un’ampia rete di partecipazione: circa 15mila volontari renderanno accessibili chiese, musei, siti archeologici e luoghi simbolo della memoria locale. Il modello, coordinato da Imago Mundi OdV, mantiene anche la sua portata nazionale, con aperture e iniziative diffuse in tutte le regioni d’Italia e una chiusura prevista tra novembre e dicembre.

Numeri, calendario e organizzazione

Il 2026 punta a consolidare un percorso iniziato nel 1997; nel corso degli anni Monumenti Aperti ha contato oltre 4,2 milioni di visite guidate, coinvolgendo più di 175mila studenti, circa 63mila volontari e raccontando oltre 2.800 monumenti in 210 comuni tra Sardegna e altre 18 regioni.

Il programma regionale privilegia le aperture primaverili, con partenza il primo weekend di maggio da centri come Sassari, Sanluri e Lunamatrona, e sabati e domeniche successivi che spaziano da Alghero a Sant’Antioco, passando per Bosa, Carbonia e il capoluogo Cagliari.

Tappe principali e date simboliche

Il 9 e 10 maggio vedrà l’apertura di numerosi centri, tra cui Oristano, Porto Torres, Dorgali e Villasimius.

Dopo la consueta pausa estiva il circuito riprenderà in ottobre con tappe diffuse, menzionando Quartu Sant’Elena, Ozieri e Tortolì, fino a una chiusura che si aggira tra fine ottobre e inizio novembre a Nuoro. Questo schema permette di coprire temporaneamente le esigenze locali e di coordinare gli appuntamenti anche con il calendario amministrativo dei comuni interessati.

Luoghi nuovi e ritorni significativi

Tra le novità della trentesima edizione emergono Buddusò e Ulassai come nuove ingressi nel circuito, mentre rientrano città e paesi come Ales, Marrubiu, Monastir, Narcao, Nuoro, Sant’Anna Arresi, Teulada e Usini. I siti di maggiore richiamo includono l’area archeologica di Loelle a Buddusò, la Stazione dell’Arte a Ulassai, il santuario prenuragico di Monte d’Accoddi a Sassari, la Cattedrale di Santa Chiara a Iglesias e il Museo Salvatore Fancello a Dorgali; ognuno di questi luoghi racconta frammenti diversi della storia e dell’identità isolana.

Come interpretare le aperture

Le visite guidate puntano non solo a mostrare monumenti, ma a restituire contesti: con itinerari tematici e percorsi culturali si cerca di offrire una lettura stratificata del territorio. Il concetto di patrimonio diffuso è centrale: si tratta di valorizzare elementi sparsi nel paesaggio, spesso fuori dai classici circuiti turistici, attraverso percorsi pensati per rendere fruibile il patrimonio a pubblici diversi.

Progetti speciali e prospettive

L’edizione include anche interventi dedicati all’architettura rurale, realizzati in collaborazione con la Regione nell’ambito del Pnrr. Queste iniziative interessano chiese campestri, mulini e strutture agro-pastorali: opere che combinano conservazione e riuso, con l’obiettivo di sostenere la memoria materiale e le comunità locali. I progetti speciali affiancano le aperture tradizionali e offrono occasioni di formazione e partecipazione per i giovani e i volontari coinvolti.

Impatto e continuità

La forza dell’iniziativa risiede nella capacità di mettere in rete istituzioni, associazioni e cittadini: il modello di Monumenti Aperti è diventato negli anni una best practice per la promozione culturale partecipata, capace di creare connessioni tra scuole, amministrazioni e realtà associative. Guardando al futuro, la volontà è di consolidare il dialogo tra tutela e sviluppo locale, trasformando l’apertura dei monumenti in un motore di conoscenza e rigenerazione.

Scritto da Francesca Neri

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