Canicula a Venezia: otto installazioni video che esplorano il sovraccarico

Canicula trasforma il tema dei giorni più caldi in un percorso di videoinstallazioni site-specific che indagano saturazione, memoria e fragilità della visione

Canicula arriva al Complesso dell’Ospedaletto di Venezia come terzo atto di una ricerca sul rapporto tra fenomeni atmosferici e immaginario contemporaneo. In apertura il 6 maggio e in programma fino al 22 novembre 2026, la mostra è promossa dalla Fondazione In Between Art Film e curata da Alessandro Rabottini insieme a Leonardo Bigazzi.

Il titolo richiama il termine latino Canicula, noto come quello dei giorni più caldi dell’estate, e viene qui usato come lente per osservare sia abbondanza sia rischio di collasso.

In un periodo segnato da un flusso ininterrotto di immagini e informazioni, l’esposizione propone otto nuove opere video pensate per lo spazio; sono site-specific e mirano a creare una relazione stretta tra architettura, luce e corpo dello spettatore.

La presidente della Fondazione, Beatrice Bulgari, sottolinea l’importanza di coltivare uno spazio lento per la produzione di immagini in movimento, offrendo agli artisti tempi e condizioni che resistono alla logica della saturazione mediatica.

Un concetto di mostra costruito sul caldo e sulla luce

Il progetto espositivo prende le mosse dall’idea che fenomeni come la luce accecante e il caldo torrido possano funzionare come cornici sia materiali sia simboliche.

Il tema centrale è il sovraccarico sensoriale: aumenti termici, distorsione informativa, memoria sovrasatura e abuso di potere vengono messi in dialogo con le opere. Ogni installazione affronta in modo individuale le implicazioni del tema, esplorando come la percezione visiva sia soggetta a inganni e come l’eccesso possa trasformarsi tanto in impulso creativo quanto in fattore di crisi.

La trilogia delle incertezze

Canicula è il terzo e conclusivo capitolo della Trilogia delle incertezze, iniziata nel 2026 con Penumbra e proseguita nel 2026 con Nebula. Se i due precedenti capitoli hanno lavorato rispettivamente sulla penombra e sulla nebbia come immagini metaforiche della condizione umana, qui il passaggio è verso l’eccesso luminoso e l’oppressione termica, tracciando un arco narrativo che va dalla scarsità alla saturazione della luce, e dall’ambiguità alla sovraesposizione.

Artisti e installazioni: un mosaico internazionale

La mostra inaugura otto installazioni video commissionate a un gruppo eterogeneo di artisti: Lawrence Abu Hamdan, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Janis Rafa, P. Staff, Wang Tuo, Yuyan Wang e Maya Watanabe. Le opere, prodotte dalla Fondazione, indagano i modi in cui gli esseri umani rispondono a un presente mediatico saturo: dal linguaggio della propaganda al paesaggio che si avvicina a una soglia critica, passando per la tensione fra memoria personale e memoria collettiva.

Temi ricorrenti nelle opere

Tra i fili conduttori emergono la vulnerabilità dei corpi, la fatica di decodificare informazioni sovrabbondanti e il senso di erosione prodotto da condizioni estreme. Le opere esplorano la percezione come spazio di frattura e resistenza, spesso proponendo strategie narrative e formali che rimandano a pratiche documentarie, sperimentali e cinematografiche, trasformando il Complesso in una sorta di architettura cinematografica vivente.

Allestimento, dialoghi e appuntamenti

L’allestimento è firmato nuovamente da Ippolito Pestellini Laparelli e dallo studio 2050+, che interpretano il concept curatoriale attraverso soluzioni spaziali pensate per valorizzare la relazione tra luce, calore e video. Accanto alla mostra, è previsto un programma di incontri e un simposio interdisciplinare curato da Bianca Stoppani, che coinvolgerà gli artisti in conversazioni con curatori e pensatori internazionali per ampliare il confronto sulle pratiche esposte.

Informazioni pratiche

Canicula si svolge al Complesso dell’Ospedaletto, Barbaria de le Tole 6691, Venezia, dal 6 maggio al 22 novembre 2026. Le otto opere video sono presentate per la prima volta nello spazio e rappresentano una produzione interamente commissionata dalla Fondazione In Between Art Film. Il pubblico è invitato a vivere la mostra con tempi di fruizione che favoriscano l’osservazione e la riflessione, in linea con l’idea di fornire uno spazio accogliente agli autori e alle loro immagini.

Scritto da Fabio Rinaldi

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