Cagliari si appresta a vivere un Capodanno 2027 all’insegna del format diffuso una scelta che sta suscitando un acceso dibattito tra le istituzioni, gli operatori economici e i cittadini. L’amministrazione comunale ha lanciato un avviso pubblico per raccogliere le candidature degli operatori interessati a organizzare gli spettacoli di fine anno, con una scadenza fissata al 29 settembre.
L’obiettivo è creare un programma articolato su più giorni e luoghi, valorizzando le diverse anime della città. Tuttavia, questa decisione non è stata accolta con entusiasmo da tutti. L’opposizione in consiglio comunale ha espresso forti critiche, definendo il modello diffuso una festa di serie B e un disastro annunciato.
Le critiche dell’opposizione e le potenzialità inespresse
I consiglieri comunali di centrodestra della commissione Cultura, tra cui Ferdinando Secchi e Pierluigi Mannino, hanno puntato il dito contro l’amministrazione guidata dal sindaco Massimo Zedda. Secondo loro, Cagliari sta perdendo l’opportunità di ospitare un grande evento regionale, che invece è stato assegnato ad Alghero. La motivazione addotta dal Comune, ovvero la presunta eccessiva mole di lavoro per i dirigenti, è stata definita una certificazione pubblica della paralisi gestionale.
Pierluigi Mannino ha sottolineato la mancanza di attrattiva turistica del cartellone cagliaritano rispetto ad altre città italiane e regionali. Mentre Olbia, Alghero, Palermo e Rimini hanno già annunciato i loro programmi con nomi di grande richiamo, Cagliari è ancora ferma alla manifestazione di interesse per la solita festa diffusa. Il budget stanziato, pari a 578 mila euro, è stato giudicato insufficiente per creare un evento capace di attirare visitatori da fuori isola.
Le preoccupazioni dei commercianti e dei residenti
Le perplessità non riguardano solo il piano politico, ma anche i residenti e i commercianti del centro storico. Questi ultimi temono i disagi legati alla gestione dell’ordine pubblico, della musica ad alto volume sotto le abitazioni e della pulizia stradale. Inoltre, c’è il timore che il format locale non riesca a generare un vero indotto per il comparto alberghiero ed enogastronomico.
La consigliera Roberta Sulis ha evidenziato il divario tra le potenzialità di Cagliari e quanto attualmente viene messo in campo. La città, con il suo centro storico unico, il clima invidiabile a dicembre e un aeroporto internazionale a due passi dal centro, potrebbe attrarre decine di migliaia di persone e destagionalizzare il turismo. Tuttavia, la totale mancanza di ambizione dell’amministrazione sta condannando il capoluogo di Regione all’irrilevanza.
Le reazioni degli operatori economici
Il consigliere Marcello Corrias ha concentrato le sue osservazioni sul danno arrecato agli operatori economici. Secondo lui, i commercianti, i ristoratori e i titolari di strutture ricettive si ritrovano, per il terzo anno di fila, traditi da un’amministrazione incapace di creare le condizioni per farli lavorare bene durante le festività. La scelta del format diffuso è stata definita uno schiaffo imperdonabile a chi investe nel territorio.
Il consigliere regionale Corrado Meloni ha rincarato la dose, criticando la frammentazione delle risorse in una miriade di piccoli contributi e iniziative sparse. Secondo lui, questa strategia non riesce a costruire un evento capace di richiamare davvero migliaia di persone a Cagliari. La domanda che si pone è semplice: perché continuare a spezzettare il budget in decine di iniziative quando si potrebbe puntare su un grande evento?
Nonostante le critiche, il Comune ha già fatto la sua scelta. Il dibattito, tuttavia, resta aperto e potrebbe influenzare le decisioni future riguardanti gli eventi di fine anno a Cagliari.
