Favelas, la vita in Brasile

Un viaggio alla scoperta dei due volti del Brasile: ricco e colorato, triste e ghettizzato con le favelas.

Il Brasile rievoca colori e gioia di vivere. Purtroppo, uno dei suoi grandi problemi è il divario netto tra ricchi e poveri: non esistono vie di mezzo, tale contrasto è evidente perché accanto ad edifici lussuosi sono collocate anche abitazioni degradate.

Chi è economicamente sereno vive tra gli agi, mentre i più poveri conducono la loro esistenza piena di stenti e di espedienti relegati nelle “favelas“, quartieri estesi come cittadine, dove scarsa igiene, criminalità e precarietà delle strutture sono le caratteristiche principali.

Come sono nate le favelas?

In origine, le favelas ospitavano i reduci dalla guerra di Canudos, che avevano preso possesso della zona collinare ancora libera di Rio de Janeiro perché, non ricevendo più una paga, non potevano permettersi un alloggio.

L’abbandono progressivo del luogo da parte degli ex soldati, si verificò in corrispondenza di un simultaneo ripopolamento della zona da parte di schiavi affrancati che, prima di diventare liberi, erano impiegati nelle coltivazioni: emarginati e non accettati dagli abitanti, preferirono rimanere relegati alle zone periferiche, con il vantaggio di essere vicini al loro luogo di lavoro e di stare lontani da chi non avesse gradito la loro presenza.

Attualmente, il termine favelas non è più limitato ai primi sobborghi di collina separati dall’area urbana, ma si estende anche a quegli edifici a bassa quota costruiti recentemente, ubicati vicino agli appartamenti delle personalità più in vista. Questo perché, a causa dell’espansione edilizia, sono accorsi operai da tutto il Brasile per soddisfare le sempre più crescenti richieste di manovalanza, pertanto nelle grandi città di questa nazione è possibile notarne la presenza.

Aspetto delle favelas

A vederle da lontano, le favelas sembrano edifici sviluppati in verticale, irregolari per estensione dei piani e colori a volte sgargianti e altre tristi… Avvicinandosi ad esse, è evidente che si tratta di catapecchie sgangherate: non a caso, il termine solitamente utilizzato per definire questi grandi agglomerati urbani è baraccopoli.

In ogni caso essi attirano l’attenzione del turista che li vede per la prima volta. Strade per lo più sterrate e non idonee alla guida, mancanza di fognature e di acqua da bere, edifici diroccati, costruiti con materiali di ripiego e, in alcuni casi, nocivi alla salute (basti pensare all’amianto nascosto nell’eternit, che può provocare il cancro) sono solo alcune caratteristiche visibili al primo impatto con questi quartieri, di solito ubicati in periferia.

Vita degli abitanti delle favelas.

La disoccupazione e la criminalità legate alle favelas, stipate di famiglie poverissime, sono una piaga sociale talmente imbarazzante per il Brasile che lo Stato sembra non preoccuparsene.

I suoi abitanti, dispregiativamente chiamati “favelados“, vivono ghettizzati, a stento, con poco denaro, senza rispettare i requisiti igienici di base: non è raro che i bambini scalzi giochino tra i liquami di scarico. Spesso le persone non sono censite, non possiedono documenti né indirizzi dichiarati al catasto o all’anagrafe tributaria, pertanto è come se da questo punto di vista fossero dei fantasmi.

Anche le condizioni climatiche non aiutano ed il terreno su cui sono costruite le abitazioni spesso è instabile mentre, quanto agli spostamenti, chi non possiede un’auto deve raggiungere a piedi la fermata dell’autobus per arrivare nei centri storici, spesso molto distanti.

Che un tale stile di vita conduca ad attività illecite e criminali, violenza, prostituzione, diffidenza verso chi non è uno di loro è inevitabile: gli abitanti devono sottostare a delle consuetudini che scavalcano le stesse fonti del diritto brasiliano: trafficanti di armi e di stupefacenti hanno la meglio su tutti e la polizia, pur di tentare di disciplinare l’ambiente, non lesina su carcere e colluttazioni, senza escludere i bambini.

Di fronte a tanto malessere e disperazione, chiunque volesse fare qualcosa agisce a discapito della propria vita, a volte privandosene com’è già accaduto: si tratta di persone coraggiose, disposte a fare ciò che lo Stato nega ai più bisognosi.

D’altra parte, il Brasile è una delle nazioni più popolate al mondo: il numero di poveri e disoccupati è talmente alto che la situazione sembra essere fuori controllo e, quelli che s’interessano a tale vergognosa realtà, sono troppo pochi.

Scritto da Redazione Online
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